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OLTRE LA SOLITA ESTATE: UN VIAGGIO NELLO SPIRITO PDF Stampa E-mail
giovedì 29 luglio 2010
Turista, pellegrino, viator: le tre parole intorno alle quale si muove la riflessione proposta quest’anno dai vescovi italiani in occasione delle ferie estive e per una utile esperienza di questo singolare e insieme per alcuni aspetti contraddittorio periodo dell’anno, nel quale emerge il bisogno di riposo, pace e quiete. L’estate si carica del compito di essere un tempo “liberato” dai pesi delle preoccupazioni, delle scadenze, degli assilli, per il necessario recupero delle energie e del gusto della vita.
Spesso, però, anche le vacanze si riempiono di cose, tanto da omologarsi ai ritmi della quotidianità: come nei tempi del lavoro, i tempi della festa diventano frenetici, esigenti, martellanti. Si perde così l’occasione di fare un’esperienza significativa non solo per il corpo ma anche per lo spirito.
Questo periodo può diventare il luogo dove ritrovare il gusto del parlarsi, dell’ascoltarsi, dell’approfondire, per dare spazio a tutte quelle attività gratuite che alimentano nel cuore dell’uomo il desiderio di un “oltre”, di qualcosa che trascenda e trasfiguri la materialità in cui siamo un po’ tutti immersi.
Qualcuno, molti vivono quest’urgenza. Tanto che è in continua crescita certo tipo di turismo, quello legato al fenomeno e agli ambienti religiosi. Emerge, in misura sempre crescente, il profilo del pellegrino, l’uomo che si riappropria di una modalità di incontro con Dio che lo mette in strada, cioè in ricerca. Riscopre sobrietà, semplicità, gusto dell’andare verso una meta, dell’incontrarsi e dello stare insieme, del raccontare, pregare, contemplare, ammirare, stupire.
Ritrova, insomma, quella ricerca di senso che è da sempre dentro di lui. L’uomo di oggi sta riscoprendo in maniera costante e progressiva il bisogno di un cammino, di una meta, di un incontro che possa soddisfare la sua ricerca di verità. E la trova in luoghi segnati da un’esperienza, da una presenza che cambia.
E’ la riscoperta del pellegrinaggio, un momento che è ispirato da consapevoli motivazioni di fede, motivazioni diverse da quelle del turismo religioso, che sono culturali e ricreative. Quest’ultimo fa riferimento alla religione solo in quanto fruisce di spazi e oggetti ad essa pertinenti.
Il turismo del pellegrino è ben diverso dal turismo di quest’epoca “post-turistica”, che cerca un altrove ormai impossibile, nel paradosso di voler evitare proprio il turismo: evitare i turisti e i posti più affollati da loro. Il turismo di massa come si è caratterizzato oggi non sembra più rispondere alle esigenze di un uomo in fondo confuso e disorientato.
Per l’uomo che cerca quel senso, invece, il viaggio è una tradizionale metafora della vita e andare verso gli altri è metafora dell’infinito.
La strada è il luogo degli incontri, delle relazioni, delle comunicazioni: perchè l’incontro con l’altro comporta un viaggio, un cambiamento. Come il viaggio ci porta lontano per farci essere più vicini, la relazione con l’altro ci porta lontano da noi stessi, ci porta ad uscire da noi stessi per farci essere più vicini.
In questo senso, il pellegrinaggio si configura, nel suo articolarsi, proprio come il luogo della ricerca e del cambiamento, con la partenza, l’orientarsi, la definizione di una meta, che risponde al richiamo dell’altissimo (l’uomo cammina guidato da Dio verso un altro luogo), nel silenzio.
C’è una voce, un richiamo, un desiderio che lo spinge a muoversi guidato dalla voce dell’altissimo che orienta, guida, accompagna il cammino dell’uomo.
Per questo il pellegrino cerca il silenzio. Vi si nutre. Il silenzio gli permette di regolare il respiro sul ritmo dei suoi passi.
“Il deserto è Dio, il silenzio la sua parola: il pellegrino di essa si nutre!” (J. Nieviarts).

IL VALORE DEI LUOGHI
Un “museo diffuso” che comprende 30mila chiese storiche, 3mila santuari, 400 monasteri e altrettante abbazie. “In Italia i beni culturali ecclesiastici costituiscono almeno i due terzi del patrimonio nazionale". Così don Mario Lusek, direttore dell'Ufficio Cei di pastorale del tempo libero, illustra la realtà del nostro Paese nella quale la Chiesa, gioca un ruolo significativo.
In estate emerge più chiaramente il valore di questo "patrimonio", perché molte persone si muovono, visitano santuari, percorrono tratti di antiche vie dei pellegrini, sostano presso monasteri e conventi.
"Oggi si parla molto del rapporto tra non-luogo e luogo - dice don Lusek -. Specie per chi vive nelle città, ci si disperde ogni giorno in quelli che vengono definiti 'non-luoghi': luoghi di massificazione e regno dell'anonimato: i centri commerciali, i sistemi viari, il sistema dominante il tempo libero e non ultimi gli agglomerati urbani periferici". Proprio da questo confronto coi "non luoghi" emerge il valore dei "luoghi" del sacro.
Un bilancio di questi luoghi, di quanto essi possano significare per la diffusione di valori di accoglienza, spiritualità, riposo, religiosità popolare, è propiziato dal periodo estivo.
"I dati riassuntivi del fenomeno in Italia sono molto significativi - continua don Lusek -. Oltre a quelli già citati, pensiamo anche agli oratori, che sono più di 6.000, a 3.200 case per ferie gestite da diocesi, parrocchie, enti, congregazioni religiose, associazioni, agli oltre 1.000 musei ecclesiastici censiti, 9 'Sacri monti', 15 antiche vie di pellegrinaggio e relativi collegamenti con un coordinamento nazionale di associazioni che se ne occupano".
Nuove forme missionarie. Culturalmente questa ricchezza di "luoghi del sacro" costituisce una indubbia testimonianza di quella bimillennaria presenza cristiana che contraddistingue l'Italia.
"Sono segni anzitutto nella forma di arte religiosa ma anche di manifestazioni di devozione popolare  o di semplici elementi di costume - sottolinea il direttore dell'Ufficio Cei - segni che hanno un valore non solo documentaristico, ma che parlano di chi ci ha preceduto".
Un altro aspetto non trascurabile è che la Chiesa continua anche oggi a offrire occasioni di incontro e accoglienza durante il periodo di ferie.
"C'è una rete di servizi pastorali molto diffusa che, in estate, si potenzia - spiega ancora don Lusek . Le 'case per ferie' funzionano a pieno regime e offrono vacanze a prezzi spesso molto più a portata di famiglia, specie di quelle numerose o più povere. Nell'orizzonte della nuova evangelizzazione esse rivestono sicuramente il significato di esperienze missionarie".
Luigi Crimella

DAI CASTELLI DI SABBIA ALLA VITA: IL SILENZIO
Un castello di sabbia che è immagine della misteriosa perennità di silenzio nella storia, quello creativo di Dio nei confronti dell’uomo. E’ il castello infantile delle estati in spiaggia di quando si era bambini.
Quel castello, sulla battigia, faceva di ogni bambino un grande costruttore, ma insegnava. Il gioco non è mai ingenuo, esprime e rimanda, accoglie e distrugge.
Quel fare insegnava innanzitutto che ogni giorno si doveva costruire, perchè col passare delle ore, l’acqua e il sole lo facevano franare.
Si imparava la fatica diuturna del lavoro, senza rammaricarsi troppo dell’insuccesso e godendo molto dell’opera conclusa. Si imparava un dato ineludibile con certezza sperimentale: la vita nasceva, si sviluppava ma poi scompariva, come la sabbia della costruzione sciolta da un getto d’acqua.
La battigia aveva un suo fascino al mattino presto, quando ancora non rigurgitava di bagnanti vocianti: momento solenne in cui ci si ritrovava soli, con lo sguardo che poteva posarsi su un orizzonti quasi infinito. Solo il silenzio parlava. Perchè solo il silenzio nutre il pensiero e il sentire? Non si può toccare, non si può ridurre di volume, si può solo sfuggire quando dentro lacera o mette a nudo un deserto che non si vuole attraversare.
Le mani impastate di sabbia e fango rimandano al racconto della Creazione. Adam è un essere dotato di intelligenza e di libertà di scelta.
Il momento del silenzio schiuso dal gesto creatore diventa il basso continuo che conduce a fissare gli occhi negli occhi di Adam e Dio e tutti gli altri Adam.
Attimo in cui si radicano tutti gli altri attimi in due direzioni di crescita e di amore: ogni volto fa trasparire la personalità che si esprime all’esterno e cerca la comunione con tutti gli altri volti; ogni volto cerca il perchè del proprio volto e lo trova solo nel Volto di Dio.
I castelli delle costruzioni di Adam sono di sabbia, ma aprono anche alla terra plasmata da Dio per quel Soffio donato. Mosè, quando giunse per lui il momento del ritorno al silenzio primordiale da cui era stato tratto, sigillò la sua storia, quando la parola finalmente tacque e le labbra diventarono non passive ma accoglienti del significato divino di ogni volto, con il bacio di Dio in cui Gli restituì il Soffio: labbra a labbra, ancora una volta, in un gesto di intimo amore, che lo riportarono al di là della creazione.
Il volto di un Adam incontrava così il Volto di Dio, in quel silenzio da cui il Padre per amore traboccante generò il Figlio.
Cristiana Dobner
 
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