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L'INTERVISTA: GIANNI GASTALDO LA MUSICA PRIMA DI TUTTO PDF Stampa E-mail
venerd́ 03 agosto 2012
L'INTERVISTA A GIANNI GASTALDO

D Lei è tastierista, compositore, produttore. Come si è avvicinato al mondo della musica moderna?
R Ho iniziato a studiare musica a 12 anni, prendendo lezioni private da un bravissimo insegnante non vedente di Gravellona, Giulio Travaglino. Ho fatto tre anni di seguito, poi nel 1965 sono arrivati i Beatles, e a quel punto, come tanti, ho creduto di saper fare praticamente di tutto… Ho suonato prima la fisarmonica, poi le tastiere e il pianoforte,  esattamente il percorso contrario a quello che si fa di solito. A 19 anni ho avuto il mio primo organo Hammond, che conservo ancora come un cimelio.
Ho iniziato la professione nel 1972 a 19 anni con varie orchestre (i Funamboli,  il Magazzino dei ricordi, Pascal) facendo musica un po’ da discoteca, e una po’ da orchestra. Dal 1980 ho iniziato a fare piano bar come solista,  e contemporaneamente ho aperto il mio primo studio di registrazione,  dapprima con 4 tracce, poi progressivamente con 8, 16, 24, fino alle possibilità infinite offerte dal supporto digitale di Mackintosh. Poi ho cominciato a scrivere  canzoni per artisti come Gianni Nazzaro, Raffaella Carrà, Bertin Osborne. Ho vissuto a Madrid per sei anni, lavorando come autore di musiche per le case discografiche,  e nel 1985 ho conosciuto la grande Nilla Pizzi, che ho seguito per 25 anni fino alla fine della sua carriera. Ho avuto la possibilità di lavorare con Don Backy, Fiordaliso, e ho portato a Sanremo la canzone “Non si cresce mai” con Little Tony e Bobby Solo. Poi, sempre come autore,  ho  dirottato verso la musica da ballo liscio,  e ho scritto un brano, “Dipendesse da me”, con Roberto Rangone,  Lucia Bui, Eugenio Del Sarto, che ha avuto molto successo, e attualmente viene eseguito da circa 350 orchestre.
D Lei ha lavorato con i “big” della musica, ma ha spesso a che fare anche con gli esordienti. Come cambia il suo modo di relazionarsi con queste due realtà così diverse?
R Diciamo che i professionisti sono meno reperibili, mentre gli esordienti sono più attenti. La difficoltà, per i giovani, è nell’educarli a rispettare chi sta lavorando per loro. Il primo ostacolo che salta fuori, (dal fidanzato piuttosto che alla possibilità di un altro tipo di lavoro) può alterare il rapporto di professionalità che si instaura tra me e loro. La prima cosa che chiedo ai giovani cantanti che cerco di promuovere è: «Ve la sentite di intraprendere questa strada? Potrebbero esserci degli ostacoli». Il 75 per cento di loro promette: «La musica viene prima di ogni altra cosa». Ma poi quelli che resistono davvero sono molto meno numerosi. Questo anche perché il nostro settore, in effetti, è in crisi. Ora si realizza un cd solo per promuoverlo nelle radio, i pezzi si possono scaricare da Internet, ascoltare con l’iPod. Non c’è il riscontro, non sai quanta gente ha ascoltato la tua musica.
Anche grossi nomi come Vasco Rossi e Laura Pausini sono in difficoltà: una volta vendevano mezzo milione di dischi, ora è già tanto se riescono a piazzarne 60mila.
D Quello del compositore è un lavoro che spesso viene svolto “nell’ombra”, a meno che uno non sia cantautore, e si scriva da solo i brani che poi esegue. Una volta però i protagonisti della musica, almeno fino ai primi decenni del ‘900, erano proprio gli autori, anche di canzoni: pensiamo a Gershwin, a Tosti. Non importava chi cantasse un certo brano, ma chi l’aveva scritto.
Poi negli anni ’50, con artisti come Frank Sinatra, l’attenzione si è concentrata sul cantante. Ora i cantanti sono più famosi dei compositori, anzi molti credono che alcuni siano anche gli autori delle loro stesse canzoni. Come mai questo spostamento di interesse da parte del pubblico?
R L’autore passa sempre in secondo piano, si parla di una canzone “della Pausini”, non “di Bigazzi”. Vito Pallavicini, il paroliere, mi diceva: «Ho venduto 20 milioni di dischi nel mondo, ma la gente non sa nemmeno chi sono». E’ il cantante che appare, si espone al pubblico, e riscuote l’eventuale successo. Una volta la musica rappresentava una torta con grosse fette per tutti. Ora che non è rimasto più niente da mordere, ci si tiene stretti anche le briciole, e così ci cerca di apparire più del dovuto. Siamo diventati avidi, e questo desiderio di apparire ha contagiato anche il pubblico. La gente vuole essere protagonista, ora non puoi nemmeno più andare in un locale per rilassarti e bere qualcosa in santa pace, perché trovi sempre qualcuno col karaoke che vuole far sentire a tutti costi la sua interpretazione di questa o quella canzone. La vera musica, in questo momento, è scomparsa. Si spera di ritornare alla musica dal vivo, senza basi pre-registrate.
D A cosa sta lavorando adesso?
R A un video musicale registrato in giugno a Forte dei Marmi con l’ex attrice Luana Borgia, dal titolo “Moreno Guapo”. È un tipico brano estivo dal ritmo latino, che si può trovare su iTune, mentre il cd sta andando sulle radio locali e nazionali. Con Luana ed altre due ragazze vorrei anche registrare un brano contro lo stalking, puntando su un’ospitata a “Striscia la notizia”, e devolvere il ricavato delle vendite del disco all’associazione “Doppia difesa”, creata da Michelle Hunzinker e Giulia Buongiorno per aiutare le donne vittime di persecuzioni e pedinamenti.
D C’è un momento della sua carriera che ricorda più volentieri?
R Sì, il periodo dal 1980 all’86, in Spagna, quando lavoravo con un grande amico e musicista. Purtroppo la fine di questo momento coincide anche col peggior momento della mia vita, quando un suo rivale, geloso della nostra collaborazione, gli ha fatto credere che ero stato nel suo studio per lavorare con lui. In realtà ero stato “attirato” col pretesto di ascoltare un suo brano e dargli un giudizio, e ingenuamente ho accettato. Quando il mio amico ha saputo che ero stato a casa di quest’altra persona (e l’ha saputo dopo solo mezz’ora) si è molto arrabbiato, mi ha rimproverato di non averlo avvisato prima, e ha troncato ogni collaborazione con me. Insomma, in Spagna eravamo una forza, e purtroppo qualcuno a cui davamo fastidio è riuscito a dividerci.
D Fra i tanti personaggi che ha incontrato nel suo lavoro, chi l’ha colpita di più?
R È stato molto piacevole conoscere Nilla Pizzi, che era una gran signora, ed è anche stata mia testimone di nozze. Qualche malelingua diceva che le piaceva farsi offrire il pranzo, invece ho potuto constatare che era una persona molto generosa. Mi ha colpito molto anche Mino Reitano, per la sua umanità.
D Quali sono le sue preferenze musicali?
R Per il pop Claudio Baglioni, più in generale l’organista jazz Jimmy Smith, i tastieristi Rick Wakeman ed Keith Emerson.
D Cosa prova quando compone un brano?
R Ho sempre scritto solo musica, perché per i testi sono negato. Ogni canzone è un po’ come un figlio, è una mia creatura. E l’ultima è sempre la più bella. Per comporre musica ho bisogno di essere sereno, a differenza di altri colleghi, che trovano ispirazione nella malinconia. L’ispirazione non si comanda, e rischia venir soffocata dai problemi, dalle preoccupazioni per la famiglia e il lavoro. Quando ero più giovane avevo meno responsabilità, meno problemi. Ma la vita porta via troppo tempo e pensieri: se sono triste non cavo un ragno dal buco.
Davide Zardo
 
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