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lunedì, Giugno 14, 2021
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    Case di riposo, aperture con cautela

    Il panorama socio-sanitario italiano è stato duramente messo alla prova dall’emergenza sanitaria provocata dal Covid-19. Le Rsa e le Case di Riposo di Vigevano e del territorio hanno e stanno affrontando il tema delle riaperture con professionalità, disciplina e rigore. Abbiamo contattato Andrea Deplano direttore della Casa di Riposo “De Rodolfi” di viale Bramante 4 a Vigevano che ci ha detto «le visite dei parenti presso la struttura sono già iniziate lo scorso 2 aprile: abbiamo constatato che la ‘Stanza degli abbracci’ è il metodo più sicuro per i ‘contatti’. Ogni casa di riposo deve organizzarsi tenendo conto delle proprie caratteristiche: al De Rodolfi non c’è un salone. Quando il tempo lo permetterà pensiamo di utilizzare il grande giardino che circonda la Casa di Riposo per le visite: tengo a precisare che per accedere a queste ultime devono sussistere le condizioni per permettere il contatto, il parente deve garantire di essere stato almeno sottoposto al tampone, se, poi è stato vaccinato, ancora meglio. Tutti gli ospiti della struttura sono stati vaccinati».

    Il contatto fisico tra ospiti e parenti «è di certo la modalità di contatto più auspicabile, ma per poterla ‘sdoganare’ occorre che i parenti siano vaccinati» spiega Deplano. Al De Rodolfi «stiamo iniziando ad accogliere i nuovi ingressi, non abbiamo ancora raggiunto il ‘tetto’ massimo. Ma, perché si possa tornare ai numeri di prima occorre che tutti siano vaccinati: ci vorrà ancora un po’ di tempo. I nuovi ingressi avvengono con le modalità imposte dal Ministero della Sanità: isolamento di dieci giorni, tampone e sierologico, vaccino». Il Cento diurno al De Rodolfi ha riaperto da lunedì scorso: anche qui tutti coloro che lo frequentano, sono stati vaccinati: finora sono 15 i ‘frequentanti’, la capienza massima è di 19 ospiti. «Gli altri servizi per le famiglie degli ospiti sono rimasti invariati «Adi, Sad, pasti a domicilio sono sempre stati garantiti – conclude Deplano – anche in questo caso, rispettando scrupolosamente quanto impone il Ministero in materia».

    Presso Casa Serena in via Giovanni Falzoni 22 a Cilavegna, diretta da Pierangelo Ugazio, questa è la situazione. «Domani parleremo con il nostro infettivo logo dottor Filice sulla data di ‘riapertura’ della struttura. Prima i parenti entravano in una sala e parlavano con gli ospiti attraverso l’interfono: il ‘problema’ sono i parenti, poiché gli ospiti sono stati tutti vaccinati». Il contatto fisico tra parenti e ospiti è ostacolato dal fatto di aver eseguito o meno il vaccino «solo se i parenti sono stati vaccinati è pensabile un contatto, però dobbiamo stabilire come e dove farlo» continua Ugazio. I nuovi ingressi sono consentiti: alla casa di Riposo Casa Serena di Cilavegna si stanno accogliendo nuovi ospiti. «I parenti per ora, non entrano in struttura – continua Ugazio – abbiamo predisposto un’ala apposita, che però può essere raggiunta solo dopo aver eseguito i controlli di rito. Il Centro diurno della Casa di Riposo riaprirà settimana prossima». Alla Casa Serena di Cilavegna «garantiamo la possibilità di fare le video chiamate – conclude Ugazio – non facciamo servizi domiciliari sanitari, solo la consegna di pasti al domicilio, per chi li richiede».

    Alla Rsa don Gennaro, in via Leonardo da Vinci 1, prima filiale dell’Opera Caritas a Garlasco, (il cui amministratore unico è don Gianluigi Carnevale), dello stato di cose della Rsa, risponde Dorina Catto, dell’ufficio amministrativo. «Le visite dei parenti agli ospiti in struttura sono sempre state fatte – dice – dietro ad un vetro, o tramite videochiamata, prendendo appuntamento. Adesso che la situazione sta cambiando stiamo studiando come fare per il futuro: deciderà il direttore sanitario, dottor Carlo Nai, come predisporre ogni cosa per tutelare la sicurezza e la salute di tutti. Accadrà così anche per quanto riguarda il contatto fisico tra parenti e ospiti: il dottor Nai ci dirà se sarà possibile o se, come immaginiamo, ci saranno delle procedure da rispettare». I nuovi accessi sono ammessi, sempre seguendo le direttive: tampone, isolamento, vaccino; finora gli ospiti in Rsa sono 125. Inoltre i nuovi ingressi giungono alla casa di riposo in ambulanza e i parenti devono necessariamente rispettare le regole stabilite dal Rsa prima di poter parlare a distanza con il proprio familiare. Al Rsa don Gennaro di Garlasco non c’è un centro diurno, e non era organizzato il servizio pasti a domicilio.

    Gianluigi Righini amministratore delegato della Casa di Riposo Fratelli Carnevale in via Lomellina 42/D di Gambolò ci dice «stiamo attendendo indicazioni dall’Ats per far riprendere le visite dei parenti agli ospiti in struttura: noi avevamo già redatto un protocollo, ma attendiamo comunicazioni ufficiali». Per la stessa ragione «non possiamo sapere quali saranno le modalità delle visite: secondo me, sarà ipotizzabile organizzare visite fuori dalla struttura, dotando tutti di mascherina, non ci sarà vetro o plexiglass, l’essenziale è che chi arriva sia vaccinato e dotato di un documento che lo certifichi – prosegue Righini – il cento per cento degli ospiti e del personale è stato vaccinato. Dipendesse da me favorirei l’avvicinamento tra ospiti e parenti: è importante per tante ragioni. Ma in questo siamo davvero schiacciati da situazioni opposte: il desiderio di voler fare le cose, e il senso di responsabilità che ci costringe a stare dentro le regole, giustamente». Alla Casa di Riposo di Gambolò i nuovi accessi sono consentiti da luglio dello scorso anno: sempre rispettando l’iter: «tampone, isolamento precauzionale, e, ora che si può, la somministrazione del vaccino – conclude l’amministratore delegato – da noi il centro diurno non c’è, abbiamo una Rsa aperta che fornisce fisioterapia, personale ausiliario, Adi». Centoquindici gli ospiti presenti in struttura, venti posti devono essere sempre disponibili per le emergenze.

    Isabella Giardini

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