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    Case di riposo, il prefetto chiede una relazione ad Ats

    Morti per coronavirus nella case di riposo: la Cgil Funzione pubblica, confederale e pavese, ha presentato ad Ats e Regione un dossier-denuncia che parla di 341 decessi per cause diverse, dal 20 febbraio al 10 aprile. A cominciare dal dato drammatico, emerso il 7 aprile, che riguarda l’Istituto Sassi di Gropello, dove le morti per sospetto Covid-19 sono salite dalle 16 di fine marzo a 23 su 85 ospiti. Risale al 25 marzo scorso, invece, il caso Cortellona di Mortara: dal 23 febbraio a oggi, si sono contati 12 morti su 60 ospiti. Sei giorni dopo è venuto a galla lo stesso problema nella Rsa Lavatelli di Cassolnovo, col primo decesso di una donna di 87 anni. Poi c’è il caso Cilavegna, scoperto qualche giorno fa: anche Casa Serena, che all’inizio dell’emergenza si era distinta per la bassa mortalità (a marzo 12 decessi su 251 ospiti, in linea con i dati medi per una struttura di queste dimensioni) ha dovuto registrare la prima morte per Coronavirus, nonostante sia stata tra le prime Rsa, a febbraio, a vietare l’ingresso ai visitatori esterni e a predisporre due reparti con l’isolamento in via preventiva per chi aveva la febbre. Ora anche un medico di Casa Serena è in quarantena, e ci sono sei ospiti positivi.

    LE RICHIESTE DEL PREFETTO Il prefetto di Pavia Rosalba Scialla, intanto, ha chiesto a Mara Azzi, la direttrice di Ats, una relazione completa sulla situazione nelle case di riposo in provincia, per capire come stanno le cose e se ci sia la possibilità di intervenire: notizie sul numero preciso dei morti, sul numero e sullo stato delle strutture, sui positivi al Covid-19 sia tra gli ospiti che tra il personale che ci lavora. Sindacati e operatori chiedono tamponi per tutti, con l’obiettivo di arginare il contagio nelle residenze socio-assistenziali. Mentre però per il personale che mostra sintomi i tamponi sono già previsti, e se il test è positivo si resta in isolamento, per gli ospiti delle residenze non sono previsti al momento tamponi, che per Ats avrebbero solo un significato statistico. Tutti gli ospiti infatti sono comunque trattati come pazienti Covid, quindi come se fossero positivi. Le strutture devono anche fare i conti con la carenza di personale, dato che alcuni dipendenti sono in quarantena. L’Ats svolge un monitoraggio costante: ogni giorno si sa qual è il personale in servizio e si può cercare una soluzione.

    CARENZA DI PERSONALE E FORNITURE DI PROTEZIONE Di fronte alla carenza di infermieri e medici l’Agenzia si sta attivando su più fronti: è stata anche fatta una richiesta alla Croce Rossa che ha dato la disponibilità di personale. Un altro problema è la mancanza di presidi di protezione, perché mancherebbero i fornitori. Pochi giorni fa la prefettura ha comunicato di avere ottenuto, insieme ad Ats, l’invio dalla Regione di mascherine e camici per le strutture più in difficoltà. Ma gli operatori dicono di non avere visto forniture. La Regione manda il materiale in primo luogo agli ospedali e ai medici di famiglia, anche loro in difficoltà insieme alle Unità semplici di continuità assistenziali, i medici di guardia. Qualcosa è stato mandato anche alle Rsa, ma a quanto pare è insufficiente. Nell’ultimo incontro in prefettura la direttrice di Ats, Mara Azzi, ha sollevato il problema: mancano le forniture. Per questo Ats intende sensibilizzare anche i privati, le imprese e le associazioni per risolvere il problema e trovare nuovi canali di approvvigionamento, come aziende del territorio che stanno riconvertendo la produzione.

    Dz

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