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    Controlli dimezzati per paura del virus: ma la Cardiologia è sicura

    Enrico Pusineri, primario di Cardiologia

    Gli accessi in Cardiologia si sono dimezzati durante la fase più acuta dell’emergenza Covid principalmente per la paura di poter contrarre il virus in corsia. Il dottor Enrico Pusineri, primario di Cardiologia all’Ospedale Civile di Vigevano, prova a fare una fotografia di quanto accaduto nelle scorse settimane nel proprio reparto, la cui attività non si è mai fermata: «La Cardiologia dell’Ospedale di Vigevano è rimasta operativa. Tuttavia marzo, aprile e maggio, mesi dominati dai crescenti problemi clinico ed organizzativi causati dalla pandemia Covid-19, non hanno nascosto un elemento epidemiologico importante: la severa riduzione degli accessi in Pronto Soccorso per patologie cardiovascolari ed in particolare per infarto miocardico acuto». Un trend comune su tutto il territorio nazionale, come confermato anche da uno studio promosso dalla Società Italiana di Cardiologia che ha registrato il dimezzamento dei ricoveri rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente:

    «L’incidenza delle malattie cardiovascolari acute non è stata modificata dalla epidemia, questa è stata uno “tsunami” – spiega Pusineri – ma ci si continuava ad ammalare anche d’altro e le malattie cardio-vascolari continuavano e continuano a colpire la popolazione esattamente come prima».

    Eppure, il timore del nuovo coronavirus ha ritardato le cure: «Facevano paura gli ospedali, i Ps affollati da malati con polmonite interstiziale, facevano paure le sirene delle ambulanze mai così frequenti giorno e notte – prosegue Pusineri – la popolazione aspettava, ritardava, non si rivolgeva all’ospedale per paura di infettarsi». L’omessa o la ritardata diagnosi nelle malattie cardiovascolari si correlano con un aumento di mortalità in fase acuta e anche in quelle successive: proprio per questo all’Ospedale di Vigevano Cardiologia, Emodinamica ed Elettrofisiologia hanno continuato ad essere operativi, seppur rimodulati; e sempre per questo motivo è diventata fondamentale definire percorsi di accesso separati in pronto soccorso per i pazienti Covid o sospetti tali e per gli altri malati.

    angiografo cardiologia vigevano«La nostra Cardiologia, seppur rimodulata e con i cardiologi impegnati anche nei turni Covid, ha rappresentato un impegno realmente importante – spiega il primario – Sono stati disegnati percorsi e protocolli ben definiti, in reparti non Covid, per consentire accesso sicuro alle cure. L’impegno delle scorse settimane, in un contesto dominato da problemi quali il crescente numero di pazienti con coronavirus, deve corrispondere a quello di oggi, che seppur di fronte ad un importante calo dei contagi ci induce a mantenere una adeguata attenzione per affrontare efficacemente la ripresa di accessi ospedalieri di pazienti con patologie cardiologiche».

    «La Cardiologia a Vigevano è sicura, i percorsi disegnati e l’obbligatorietà all’esecuzione del tampone pre-ricovero consentono di erogare cure e procedure interventistiche in assoluta sicurezza – garantisce Pusineri – voglio ricordare che le patologie cardio-vascolari molto spesso sono tempo-dipendenti. Ritardare può significare non sopravvivere ad un infarto, a un’embolia polmonare o ad una aritmia minacciosa, oppure impattare in modo sfavorevole sulla prognosi e quindi sulla qualità della vita futura».
    Per il primario di Cardiologia, nonostante il peggio sembri passato, bisogna comunque mantenere alta la guardia: «Vorrei ringraziare il mio gruppo di collaboratori, medici, infermieri, tecnici di sala, oss, signore delle pulizie: uomini e donne che hanno lavorato spesso in condizioni di grande disagio, uomini e donne che all’inizio il turno di lavoro dimenticano i loro affetti e le loro preoccupazioni famigliari, uomini e donne che per 8-10-12 ore di turno, pur con la paura di ammalarsi, non si tirano indietro. Confesso con vergogna che non conoscevo il nome di tutti loro, ora li conosco tutti e non li dimenticherò. Quando dopo le 20 me ne vado dall’ospedale e nel corridoio del mio studio non trovo nessuno, ma solo la signora delle pulizie e al suo “Buonasera dottore” rispondo “Buonasera Viviana, e grazie” spesso vedo una lacrima che raggiunge la mascherina che indossa».

    Alessio Facciolo

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