Coronavirus, in Lombardia scuole superiori chiuse da lunedì

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La Regione ha deciso, da lunedì in Lombardia torna la didattica a distanza. In una nota diffusa mercoledì si precisa che gli istituti secondari di secondo grado dal 26 ottobre

devono realizzare le proprie attività in modo da assicurare il pieno svolgimento della didattica a distanza per le lezioni, per l’intero gruppo classe, qualora siano già nelle condizioni di effettuarla, e fatti salvi eventuali bisogni educativi speciali

E chi non è pronto? Si raccomanda «di realizzare le condizioni tecnico-organizzative nel più breve tempo possibile». Uniche eccezioni previste per i laboratori, che potranno svolgersi in presenza. Non avendo sciolto il nodo dei trasporti pubblici per tempo, l’istruzione dei giovani è diventata di nuovo sacrificabile. Per un periodo limitato o sarà un altro anno scolastico buttato?

la scuola che verrà maturità

TESTO CONFUSO La settimana di caos della scuola italiana raggiunge un epilogo, per quanto provvisorio. L’ordinanza regionale del 16 ottobre stabiliva che «le scuole secondarie di secondo grado e le istituzioni formative professionali secondarie di secondo grado devono organizzare le attività didattiche con modalità a distanza alternate ad attività in presenza», ma l’indicazione era quanto meno generica – alternate un giorno sì un giorno no? Al 50%? Al 30%? In fila per sette col resto di due? – e infatti ogni scuola aveva iniziato a regolarsi autonomamente. In alcune è già partita la Didattica a distanza integrata, in altre si è proseguito al 100% in presenza, in funzione del numero di alunni, della capienza e della struttura delle sedi.

DAL DPCM ALLA NOTA In precedenza a far discutere era stato il Dpcm firmato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte il 18 ottobre, in cui si prevedeva che «l’ingresso non avvenga in ogni caso prima delle 9», misura che ha sollevato le perplessità di dirigenti scolastici e addetti ai lavori perché avrebbe impedito di organizzare ingressi in fasce orarie diverse oppure costretto a ridurre il monte ore settimanale, stante l’impossibilità di modificare in tre giorni la struttura degli istituti per consentire loro di svolgere lezioni anche al pomeriggio, che in un tecnico o un professionale comporterebbe il rischio di trasformare i corsi diurni in serali. Insomma addio prima ora, benvenuta “happy hour”.Anche in questo caso si è dovuto ricorrere all’esegesi del testo e il Ministero dell’istruzione martedì ha diffuso una nota esplicativa:

«Va sottolineato che la disposizione normativa è di carattere generale e fa espresso riferimento agli “specifici contesti territoriali”; pertanto, non dispone in maniera perentoria di modificare l’esistente in assenza di dichiarati stati di criticità o di pericolo. Dove le situazioni territoriali, anche grazie al lavoro concertato durante i mesi estivi, hanno mostrato di funzionare, nulla ha la necessità di essere al momento cambiato».

Cioè «le “situazioni critiche e di particolare rischio”… sono le sole che giustificano una eventuale revisione di quanto già stabilito, anche con riferimento all’ingresso posticipato alle ore 9». Ma è già acqua passata.

Giuseppe Del Signore

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