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venerdì, Gennaio 15, 2021
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    Coronavirus – le pandemie del Novecento

    Anche il Secolo Breve è stato attraversato da pandemie, la più celebre tra tutte fu la cosiddetta “influenza spagnola” del 1918. Si trattava in realtà dell’effetto di un virus del tipo H1N1 originario non della penisola iberica, ma probabilmente degli Stati Uniti, in quanto il primo focolaio epidemico si diffuse in Kansas, presso Fort Riley, nel quale erano concentrati migliaia di soldati statunitensi pronti a partire per l’Europa, dove avrebbero combattuto negli ultimi mesi del primo conflitto mondiale contribuendo alla diffusione del contagio, che raggiunse all’incirca un terzo della popolazione mondiale con una letalità del 2.5%, provocando circa 50 milioni di morti a fronte dei 10 della grande guerra. Questo virus colpì soprattutto le persone più giovani, tanto che il portale Epicentro dell’Istituto superiore di sanità precisa che il 99% dei decessi fu tra gli under 65, con un picco nella fascia d’età 25-44. Una situazione che ha portato gli studiosi a ipotizzare che si trattasse di un patogeno del tutto nuovo per l’umanità, passato da un ospite animale ignoto all’uomo in maniera tanto rapida da non “mescolarsi” più di tanto con altri agenti virali che lo colpiscono. E’ curioso che anche all’epoca alcune fonti d’informazione – nonché medici di vari paesi ed esponenti delle forze armate a stelle e strisce –

    accreditarono l’ipotesi di un’arma biologica costruita in laboratorio, in questo caso non dalla Cina, ma dalla Prussia, con gli scienziati del kaiser a svolgere il ruolo di untori al soldo del Secondo Reich

    Peccato che la scienza del periodo non consentisse né di isolare il virus né tanto meno di riprodurlo, tanto che questo fu identificato solo negli anni ’30 e causò epidemie stagionali fino agli anni ’50 per poi scomparire e ritornare a dare segnali della sua presenza dopo il 1977.

    DALL’ASIA CON FURORE Le altre due pandemie più significative del Novecento sono state l’asiatica del 1957 e quella di Hong Kong del 1968, la prima il cui ceppo originario era stato rilevato nel 1933 e che colpì tutta la popolazione under 70 – che evidentemente aveva sviluppato difese in precedenza – causando la morte soprattutto di soggetti affetti da altre patologie croniche, per poi scomparire nel giro di undici anni e lasciare il posto alla seconda, che dal sud-est asiatico si diffuse in Giappone e quindi negli Stati Uniti, con una letalità elevata, e in Europa, con un tasso più contenuto.

    ALTRE EPIDEMIE Più di recente si sono registrati focolai circoscritti di altri coronavirus, come quello che nel 2003 causò la cosiddetta “Sars” – Sindrome acuta respiratoria grave – una polmonite che colpì all’incirca 8mila persone in tutto il mondo con una letalità del 10%, di cui non si registrano più casi internazionali dal 2004. Nel 2009 invece fu la volta della “influenza suina”, con 1.5 milioni di contagiati solo in Italia e una letalità bassa, inferiore a quella dell’influenza stagionale, e nel 2012 fece la comparsa la “Mers” – Sindrome respiratoria mediorientale – che dal 2018 conta 2200 casi con 790 decessi, la maggior parte in Arabia Saudita con eventi sporadici al di fuori del contesto del Medio Oriente e legati a persone che erano state nell’area, compresa un’epidemia del 2015 in Corea del Sud.

    G.D.S.

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