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domenica, Maggio 29, 2022
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    Cronache dalla pandemia / Abbandonato e malato nel Regno Unito

    Thomas Giuliano è un vigevanese all’estero, vive nel Regno Unito da anni e forse ha contratto il coronavirus. “Forse” perché a meno che il suo quadro clinico non si aggravi nessuno gli farà una diagnosi. «I tamponi non li fanno più – racconta – c’è un test molto approssimativo che si può fare sul sito dell’Nhs – il sistema sanitario nazionale britannico, ndr – ho anche chiamato il numero dedicato, ma le domande sono sempre le stesse». E sfiorano il surreale:

    “Sei in grado di svolgere attività quotidiane?” – le cita Giuliano – direi di no visto che ho sintomi compatibili e quindi sto rispettando le direttive restando in casa. Qui arriva la parte divertente, “Sei in grado di guardare la tv?” Bè sì… allora ecco la risposta: “Stai in casa, evita i contatti, lava le mani”. Grazie, lo sapevo già… ma poi cosa c’entra la televisione?

    Una scena che racconta bene l’approssimazione con cui nel mondo Brexit si stia gestendo la pandemia. «Se non sei un caso critico devi autogestirti e non ricevi assistenza. Per cui, sono sicuro di avere il coronavirus al 100%? La risposta è no, ma da giorni ho febbre, naso secco senza raffreddore, tosse secca, dolore ai polmoni, agli occhi, ai muscoli, mal di testa e mi è stato chiesto di stare a casa. D’altronde è quello che succede quando tutti gli altri stati chiudono i luoghi pubblici e tu non chiudi nulla».

    REGNO DISUNITO Il governo di Boris Johnson procede in maniera contraddittoria, prima invocando in maniera pseudo-scientifica «l’immunità di gregge», quindi introducendo limitazioni, tuttavia solo parziali. «Fino a lunedì era tutto aperto, scuole, ristoranti, club. Quindi hanno detto di evitare incontri non essenziali, oltre a ristoranti e pub, ma senza chiuderli. Si tratta di un’azione tardiva e inadeguata». Che inizia a destare preoccupazione tra gli stessi inglesi, tanto che «sabato mattina mi sono svegliato presto e ho deciso di andare al supermercato all’apertura, per evitare la ressa. Era già pieno e la coda alla casa copriva l’intero store. I prodotti che vanno a ruba sono la carta igienica, l’Amuchina e altri disinfettanti».

    INAZIONE Sugli scaffali vuoti resta l’amarezza di non essersi sentiti protetti dalle autorità, poiché «se il Regno Unito avesse adottato le misure italiane non sarei malato; se il governo non prende provvedimenti si è costretti a fare la vita di tutti i giorni e andare a lavorare, mettendo in pericolo la propria salute e quella degli altri. Non ho fiducia nel sistema sanitario britannico né nel governo. Hanno deciso di non fermare l’economia perché la sanità sarebbe andata al collasso in ogni caso e quindi così hanno almeno limitato i danni dal punto di vista economico. Hanno fatto una scelta fredda, cinica, calcolatrice. Tutto l’opposto di quello che un governo dovrebbe fare». E così, se all’inizio anche in Gran Bretagna qualcuno sosteneva «it’s just a flu», ora si fa strada la consapevolezza che non è una semplice influenza. E che neppure Brexit può fermare alla frontiera i virus.

    Giuseppe Del Signore

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