12.3 C
Vigevano
giovedì, Aprile 2, 2020
More
    Home Coronavirus Cronache dalla Pandemia / Spagna dalla leggerezza alla paura

    Cronache dalla Pandemia / Spagna dalla leggerezza alla paura

    C’è stato un giorno zero. La città era piena di persone, chi passeggiava, chi correva, chi sedeva ai tavolini di pub e ristoranti, plaza Mayor stracolma, decine di migliaia di persone in marcia per la festa della donna, il Wanda Metropolitano il pomeriggio prima pieno per la partita tra Atlético e Siviglia, il palazzo dei congressi riempito per un meeting di Vox. C’è stato un giorno uno. Quella stessa città deserta, il parco del Retiro chiuso, i tavolini abbandonati, i pochi passanti guardati male dalle finestre. E c’è stato un giorno in cui i morti hanno superato il numero di 2mila e i contagiati quello di 30mila. Ma per la Spagna e per Madrid di fatto l’epidemia è iniziata quell’8 marzo e ora è il Paese nel mondo in cui i contagi crescono più in fretta, con la capitale che è il focolaio più grave del continente dopo quello lombardo.

    «Nello stesso momento in cui in Italia si decretava la chiusura della Lombardia, qui non si bloccavano le manifestazioni per la festa della donna, che attirano migliaia di persone in tutte le principali città spagnole. Domenica il governo ci diceva viva la donna, andiamo allo stadio e quant’altro, ventiquattro ore dopo ci avvisava che la situazione era grave e che mercoledì avrebbero chiuso scuole e università. Il 14 chiudeva tutto il resto».

    COLPEVOLE RITARDO Racconta così l’arrivo del coronavirus in terra iberica Matteo Re, vigevanese e docente di storia del terrorismo all’Università Rey Juan Carlos, da vent’anni in Spagna, senza nascondere che si sarebbe aspettato una reazione diversa alla luce di quanto accadeva in contemporanea in Italia. «Avrebbero dovuto correre ai ripari prima – precisa – Quel fine settimana Madrid era strapiena di persone, tutte attaccate, era un normalissimo weekend madrileno. Io sono uscito l’ultima volta il 7, ma ricordo tre amiche medico che insistevano nel sostenere “ma va, questa è un’influenza”». Non si credeva di dover fronteggiare qualcosa di simile alla Lombardia, tanto che ora proprio il personale sanitario è più colpito che altrove. «All’inizio – conferma Re – pensavano che fosse “la solita Italia”, mi dicevano “guarda cosa state combinando”,

    anche se prevaleva la solidarietà perché gli spagnoli ci vogliono bene. Non capivano che quel “povera Italia” sarebbe diventato “povera Spagna”

    Tuttavia se la popolazione ha reagito con impulsiva leggerezza, è l’esecutivo del primo ministro Pedro Sànchez ad avere la responsabilità di aver visto avvicinarsi la tempesta senza intervenire.

    Come avviene in Italia il governo centrale non trasmette fiducia e si è mosso con colpevole ritardo perché l’esempio italiano non è stato preso in considerazione. Ci sono problemi di approvvigionamento che non sembra preparato ad affrontare; non che si potesse essere pronti per questo, ma è un governo debole, disunito, e non mancano le polemiche, soprattutto con Catalunya, País Vasco e Comunidad de Madrid. Si litiga troppo

    In una nazione decentralizzata i poteri locali reclamano autonomia, ma «il 13 marzo il governo ha proclamato lo “stato d’allarme”, che prevede che tutto sia centralizzato». E rispetto al Belpaese «manca la risposta unitaria di una nazione contro questo allarme. In Italia si percepiscono più solidarietà e unità». Prova ne sono i post di due esponenti indipendentisti catalani, Clara Ponsatì, che ha commentato quanto sta succedendo con il motto madrileno «de Madrid al cielo» in chiave macabra e turpe, e Joan Coma, il quale ha suggerito «si vemos al Ejército, abracémoslos fuerte, tosiéndoles en la cara. Igual así se van y no vuelven más» (se vediamo i militari, abbracciamoli stretti, tossendogli in faccia, così se ne andranno veloci come sono arrivati e non torneranno più).

    TRA MADRID E ITALIA La capitale intanto prova a resistere insieme al suo hinterland, circa 6.6 milioni di persone chiuse in casa mentre al palazzo del ghiaccio si costruisce un ospedale d’emergenza con 1300 posti letto e 96 di rianimazione (nel paese erano 4200 prima dell’inizio dell’epidemia, per 47 milioni di abitanti). «Io non esco – racconta Re – è una città fantasma, niente a che vedere con la Madrid normale e allegra, piena di gente in movimento. Mi hanno riferito che in alcuni supermercati non hanno adottato le misure di sicurezza e che si vedono persone senza mascherina, ma in generale il rispetto delle regole è diffuso, più che in Italia.

    Funziona molto bene la spesa online, che ritengo fondamentale e mi sembra assurdo che in Lombardia non riesca a gestire il carico: Vigevano ha almeno 4 grandi supermercati, che devono essere in grado di garantire almeno la consegna settimanale. Altrimenti le persone sono costrette a uscire ed è rischioso. Non puoi impiegare ore per fare la spesa, vanifichi i provvedimenti che hai preso per isolare la popolazione

    Dalla penisola iberica non tornano neppure i passi a metà fatti dall’esecutivo italiano: «L’idea di chiudere le scuole e non fare lo stesso con le altre attività non funziona. Si è creato un limbo temporaneo in cui i genitori uscivano e i bambini erano a casa, col risultato di affidarli ai nonni, mettendo in contatto i soggetti più deboli, gli anziani, con quelli che più potevano trasmettere il virus. Certo, a toro pasado è facile parlare, non è facile capire come intervenire. Ma se i dati dovessero restare negativi a lungo cosa si farà? E cosa si farà se le misure funzioneranno? La curva inizierà a scendere, a quel punto si uscirà? In che modo? Oppure si continuerà a stare a casa?».

    Giuseppe Del Signore

    LASCIA UN COMMENTO

    Per favore inserisci il tuo commento!
    Per favore inserisci il tuo nome qui

    - Advertisement -

    I canali ufficiali

    359FansLike
    81FollowersFollow

    Pubblicità

    Scrivici per informazioni sulle inserzioni, puoi promuovere la tua attività sul sito o sull'edizione cartacea: araldo@edizioniclematis.it

    POPOLARI

    Basket, campionato di serie B concluso ufficialmente

    La stagione della Nuova Pallacanestro Vigevano 1955 si conclude in maniera definitiva. La Lega Nazionale Pallacanestro nelle ultime ore ha reso noto di aver...

    Coronavirus situazione 02-04, contagiati lombardi crescono meno che in Italia

    notizia in aggiornamento Restano stabili i dati dell'epidemia di coronavirus in Italia, il bollettino della Protezione civile non si discosta dalla tendenza degli ultimi giorni...

    L’Arcivescovo Delpini in visita al nostro Vescovo

    Oggi pomeriggio, giovedì 2 aprile, l’Arcivescovo di Milano, Mons. Mario Delpini, ha fatto visita privatamente al nostro Vescovo Maurizio, per portare la condivisione e...

    Coronavirus ospedali: «Mancano gli specialisti»

    All’ospedale civile di Vigevano i ricoverati per Covid-19 sono ancora poco più di un centinaio, come la scorsa settimana: 120 in tutto (tra loro...