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    Fase 2, sui treni 30% di pendolari in meno

    «Mi sono sentita una pecora. Era chiuso tutto, sia la stazione sia il cancello grosso, tranne il passaggio per la metro. E tutta la gente di corsa a scendere giù… a distanza di 10 centimetri l’uno dall’altro». La testimonianza di una pendolare attesta la surreale situazione creatasi all’alba del 4 maggio, quando la stazione di Porta Genova ha salutato così i pendolari del treno partito alle 6.33 da Mortara. Un convoglio, a detta di molti viaggiatori, già «strapieno» e senza «nessun controllo», con l’episodio dell’assembramento sulla banchina a sancire un beffardo “ritorno alla normalità” del quale i lavoratori avrebbero fatto volentieri a meno.

    La coda a Porta Genova

    LE REGOLE DA RISPETTARE L’accaduto, benché un unicum in una giornata tutto sommato senza criticità, ha fatto però riemergere interrogativi e dubbi espressi dai pendolari nelle scorse settimane riguardo alla gestione della cosiddetta “fase 2”. Regione Lombardia, per treni e bus, ha ordinato il ripristino dell’orario invernale feriale; per garantire il distanziamento sociale e le norme di sicurezza ha inoltre disposto che sui mezzi fosse consentito l’accesso a un numero di viaggiatori non superiore al 50% dei posti a sedere e al 15% di quelli in piedi, obbligando tutti inoltre all’utilizzo di guanti e mascherina. Per le mascherine, la Regione ha garantito la distribuzione dei dispositivi di sicurezza nelle principali stazioni del territorio fino al 9 maggio: delle 700mila messe a disposizione, 20mila sono quelle riservate ai viaggiatori in partenza dallo scalo di Mortara e distribuite dalla Protezione Civile.

    ORARI RISTRETTI Il nodo da sciogliere resta quello della disponibilità dei mezzi: l’associazione pendolari Mi.Mo.Al., nelle scorse settimane, aveva sottolineato come un aumento delle corse fosse l’unico modo per garantire le necessarie condizioni di sicurezza. Misura al momento disattesa da Trenord: l’orario dei treni per Milano, come lamentato da alcuni utenti, lascia scoperte alcune fasce d’orario, facendo temere ai pendolari il rischio di assembramenti sui mezzi. La questione degli orari era stata sollevata nei giorni scorsi anche dal segretario del Pd di Vigevano Alessio Bertucci: «Chi non riuscirà a salire sul treno delle 8.05 dovrà attendere fino alle 10.45 il treno successivo. Chi garantirà la sicurezza dei viaggiatori in attesa del treno e durante il viaggio?».

    Carrozza Treno Vivalto Trenord

    TRAFFICO CONTENUTO Nei primi due giorni della “fase 2”, eccettuate poche corse (tra le quali quella delle 6.33 già citata) il traffico è sembrato comunque essere piuttosto contenuto, almeno da quanto raccolto da Mi.Mo.Al.: secondo l’associazione il trend è di circa 20/25% di passeggeri saliti rispetto al normale. Sempre dalle testimonianze raccolte da Mi.Mo.Al, non ci sarebbe però stato alcun controllo da parte del personale ferroviario; inoltre alla stazione di Mortara non sarebbe stato presente alcun percorso delimitato per regolare gli accessi ai treni.

    POCHE CORSE SUI BUS Per quanto riguarda il trasporto su gomma, Autoguidovie con avvio al 4 maggio ha disposto “rinforzi” sulle corse 110 (Vigevano-Pavia), 115 (Pieve del Cairo-Mede-Milano) e 153 (Pieve-Sannazzaro-Milano). Stessi orari disposti al 30 marzo invece per tutte le altre corse extraurbane: Vigevano-Novara, Vigevano-Mortara, Dorno-Pavia, Vigevano-Gambolò, Voghera-Vigevano, Mede-Pavia e Mede-Garlasco-Vigevano. Anche in questo caso la principale protesta dei pendolari riguarda la frequenza dei bus: con l’orario ridotto imposto per il lockdown (e comparabile a quello non scolastico di agosto) molti temono non solo le lunghe attese alle pensiline, ma soprattutto l’impossibilità nel rispettare le misure di sicurezza sia sui mezzi sia nei pressi delle fermate.

    Alessio Facciolo

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