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venerdì, Ottobre 22, 2021
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    Istituto clinico Beato Matteo, Gallotti: «Siamo pronti a ripartire»

    I pazienti Covid ricoverati presso l’Istituto clinico Beato Matteo sono sempre meno: in tutto una quindicina. «Nessuno di loro è intubato – dice il direttore generale Pietro Gallotti – Per ora i dati confermano un trend decisamente positivo, ma è bene usare prudenza assieme a tutto ciò che ci permette di proteggerci: mascherine, guanti, distanziamento sociale. In Clinica utilizziamo i distanziatori, i percorsi sono marcati, dei cerchi rossi a terra indicano qual è la fila da seguire».

    RIPARTENZA In Istituto lunedì inizierà l’attività ambulatoriale “no-Covid” e «martedì riprenderanno i ricoveri, anche quelli che prevedono interventi». Gallotti precisa che «riprenderemo l’attività in sala operatoria occupandoci di pazienti oncologici, di coloro che devono essere operati per dolori addominali o di altro tipo, ma che non possono non essere operati». Non solo: «Si ricomincerà con la chirurgia complessa e con l’attività che ha a che vedere con l’urgenza».

    Ai pazienti in lista per essere ricoverati sarà effettuato un tampone 72 ore prima del ricovero e solo dopo l’esito si consentirà l’ingresso in struttura

    Il tutto separando i percorsi, così anche «i pazienti del pronto soccorso saranno separati, da una parte, isolata da tutto il resto, saranno accolti coloro che hanno manifestato sintomi riferibili al Covid, dall’altra faranno accesso tutti gli altri. Si sta eseguendo ogni passo con la massima accuratezza e attenzione nei confronti della sicurezza di tutti, ma il fatto che si riapra è molto importante».

    Pietro Gallotti
    il direttore generale Pietro Gallotti

    SANIFICAZIONE Intanto proseguono le operazioni di sanificazione dell’intera struttura. Insomma si sta tornando con cautela alla “normalità”, anche se nessuno di noi, ammette Gallotti, «dimenticherà mai l’esperienza Covid. Mi riferisco a coloro che purtroppo hanno perso un familiare, un amico, a coloro che sono stati colpiti dalla malattia e in questo gruppo voglio ricordare anche i medici, gli infermieri, il personale sanitario che si è speso senza sosta. Ma mi riferisco anche a chi non ha avuto problemi e ha visto altri soffrire, morire, ha letto e visto immagini che fino a qualche mese fa era impensabile persino ipotizzare di conoscere. Mi riferisco alla popolazione intera, chiusa in casa a causa della quarantena, alle attività chiuse, alle città chiuse, alle scuole chiuse. Ci porteremo dentro tutto: abbiamo tutti vissuto un’esperienza traumatica».

    Tra non molto, quando tutto sarà finito, sarà il tempo della interiorizzazione, della elaborazione. Ognuno di noi reagirà nei modi più disparati, tutti quanti passeremo dal percorso che la nostra mente ha tracciato per “parlare”, “spiegare”, “narrare”, “giustificare” ciò che ha vissuto

    Isabella Giardini

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