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    «La mia battaglia contro il Coronavirus»

    «Tutto comincia il 22 marzo, quando mia mamma non si sente bene. Fa fatica a respirare, ma non è una novità. Già lo scorso anno aveva avuto problemi con un’embolia polmonare. Era stata ricoverata una ventina di giorni e tutto s’era aggiustato». Luigi Suanno inizia così a raccontare la sua battaglia contro il Coronavirus. Sua mamma, la signora Antonia, che da lì a qualche giorno avrebbe dovuto compiere 85 anni, si aggrava rapidamente e dopo tre giorni muore. Il tampone è di rigore e la sentenza arriva puntuale: Coronavirus. In quel periodo terribile ogni giorno è un vero e proprio bollettino di guerra anche a Vigevano per quanto riguarda la pandemia. Luigi abita in via Fogliano Superiore e nella case adiacenti ci sono il fratello e la sorella con le rispettive famiglie. Tutti in quei giorni sono intorno alla vecchia madre, vera e propria colonna di questa famiglia di origine lucana. «Immediatamente per i parenti è scattata la quarantena – prosegue nel racconto l’imprenditore – Ci hanno chiamato da Pavia e quelli della famiglia che avevano sintomi, anche minimi, sono stati sottoposti al tampone. Tra tutti noi, oltre alla mamma, siamo risultati positivi in tre. Oltre a me sono risultati positivi anche mia sorella e mia cognata. E il fatto di esserci accorti molto presto del contagio, per certi versi, è stata la nostra salvezza. Subito infatti siamo stati sottoposti ad una cura a base di antibiotici e altri farmaci sperimentali». Per le due donne, cinquantenni, i sintomi sono sempre stati lievi e la cura è continuata con regolarità senza traumi particolari fino alla guarigione. Luigi, che di anni ne ha 63 e non aveva mai visto un medico durante la sua vita, comincia invece a peggiorare e, dopo una settimana, viene ricoverato esausto al pronto soccorso e sistemato nel reparto Covid 3 della clinica Beato Matteo.

    Luigi Suanno con mascherine e protezioni
    Luigi Suanno durante la malattia

    «Sono stati giorni davvero brutti – sottolinea – anche se dopo il ricovero e con le cure mediche la mia situazione è migliorata in fretta». Luigi elogia in modo particolare la squadra di medici e operatori sanitari che lo hanno curato. «Sono davvero stati straordinari e ci tengo in modo particolare che questo venga detto: persone gentili, serie e professionali che mi sono state al fianco in ogni momento. Una squadra affiatata di medici e paramedici che non smetterò mai di ringraziare». L’imprenditore vigevanese è stato fortunato, non ha mai avuto problemi di respirazione. «La saturazione è sempre stata regolare – sottolinea – ma intorno a me ho visto tante persone soffrire e stare davvero molto male. Fortunatamente dopo tre settimane ne sono venuto fuori e adesso mi sento bene, anche se tra un paio di mesi dovrò fare ancora i tamponi di controllo. Bisogna stare attenti perché è un virus subdolo. Al pronto soccorso infatti ci sono ritornato una seconda volta e mi sembrava di essere riprecipitato in un incubo. Ora sono a casa e posso raccontare la mia storia che fortunatamente, almeno per me, ha un lieto fine». Luigi è riuscito almeno a seppellire la mamma, anche se non è stato possibile fare il funerale. Una consolazione parziale, ma sono stati in molti quelli che non hanno visto più i loro cari dopo il ricovero in ospedale e non hanno potuto neppure dar loro l’estremo saluto. Ora Luigi vorrebbe addirittura iniziare a lavorare. Si sente bene e pieno di vita. Anzi, «la vita ho imparato davvero ad apprezzarla di più. Io la mia battaglia l’ho vinta, ma sono stati tanti quelli che non hanno neppure avuto la possibilità di combattere».

    Massimo Sala

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    1 commento

    1. Sono molto contento del lieto fine e auguro con tutto il cuore una buona vita al signor Luigi.
      Però credo che il tampone non sarebbe dovuto essere fatto solo ai famigliari con sintomi ma a tutti.

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