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    Alessandro Barbero: «Vi racconto come scoppia una guerra»

    Le cause dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale raccontate in maniera brillante, accessibile, ma comunque competente: una grande standing ovation da parte di tutti i presenti ha salutato la fine dell’intervento di Alessandro Barbero, docente di Storia Medievale dell’Università degli Studi del Piemonte Orientale Amedeo Avogadro e volto noto di trasmissioni tv come Superquark, tenutasi lo scorso martedì 11 febbraio all’auditorium del Liceo Omodeo di Mortara. Argomento della conferenza, le cause dello scoppio dell’ultima Guerra Mondiale, argomento secondo Barbero di strettissima attualità:

    Il Parlamento Europeo ha recentemente approvato una mozione che dichiara come causa scatenante del conflitto il patto Molotov-Ribbentrop tra Urss e Germania. Questa mozione, dal punto di vista storico, è una semplificazione

    Lo scoppio della guerra è l’ultima delle tappe, ma le sue radici sono più lontane». Addirittura alla fine della Prima Guerra Mondiale: «Il trattato di Versailles – ha spiegato lo storico – aveva imposto condizioni durissime, o almeno come tali erano percepite dai tedeschi». Lo “smembramento” dei territori popolati da minoranze etnicamente teutoniche (Danzica e la Polonia, la Cecoslovacchia, l’Austria) fu uno dei fattori su cui il Fuhrer fece più leva nella sua progressiva aggressione. «Nel 1933 Hitler va al potere con un programma chiaro: rimettere in discussione Versailles – ha raccontato Barbero – e quella che ha portato alla guerra è una storia di illusioni: delle democrazie occidentali, che erano convinti di poter fare qualche concessione ai nazisti in nome della pace, e di Hitler, che pensava di poter realmente prendersi tutto». Un aneddoto fornito dallo stesso professore lo attesta: «Hitler avanzò rivendicazioni sulla Cecoslovacchia, sull’Austria, sulla Polonia. E il ministro degli esteri ungherese gli diede ragione, sostenendo che la Germania era un baluardo contro il bolscevismo. La linea di Stalin era quella del comunismo in un solo paese: eppure, per l’opinione pubblica europea l’Unione Sovietica era colei che avrebbe esportato la rivoluzione». «Hitler – ha continuato Barbero – era maestro nel creare occasioni in cui la germania sarebbe potuta intervenire»: così successe in Austria, dove i simpatizzanti del nazismo destabilizzarono il governo fino a farlo cadere e far intervenire la Germania, così poco dopo accadde in Cecoslovacchia, con la nota annessione dei Sudeti. La miopia degli stati europei è provata dalle parole di Neville Chamberlain, Primo ministro inglese, al termine dell’accordo di Monaco del 1938: «Chamberlain al suo ritorno in patria sventola il foglio dell’accordo: “Noi consideriamo l’accordo firmato ieri il desiderio di non andare più in guerra. Andate a casa e dormite sonni tranquilli». Nel marzo del 1939, Hitler annunciò l’ingresso dell’esercito tedesco in Cecoslovacchia: «Nessuno nel mondo dice nulla – ha spiegato Barbero – Hitler prende nota di questo». Il racconto di Barbero si fa più incalzante via via che si va verso i concitati giorni che portarono poi allo scoppio definitivo della guerra, narrando gli episodi giorno per giorno partendo dalla tensione creatasi in Europa dopo la dichiarazione della Germania di voler annettere Danzica: «Questo episodio per la prima volta fa scoppiare una reazione, con Inghilterra e Francia che si alleano e si impegnano a difendere la Polonia». E l’Italia? «L’Italia era preoccupata dall’entrare in guerra. Si erano spesi tutti i soldi per le guerre di Etipoia e Spagna e il paese era povero». Tanto che l’11 agosto Galeazzo Ciano incontro Ribbentrop, per provare a convincerlo a desistere:

    Ciano chiese se i tedeschi volessero davvero Danzica. E Ribbentrop rispose di no… perché ormai volevano tutta la Polonia

    Di aneddoto in aneddoto, fa quasi sorridere nella sua tragicità quello riportato da Barbero sull’escamotage utilizzato dai fascisti per non entrare in guerra subito: «Il 25 agosto Hitler chiese cosa serviva all’Italia per entrare nel conflitto. Il 26 agosto l’Italia recapitò una lista della spesa: 6 milioni di tonnellate di carbone, 3 milioni di tonnellate d’acciaio, 7 milioni di tonnellate di oli minerali, 1 milione di tonnellate di legname e ancora metallo e altro». Troppo, anche per i tedeschi. E Mussolini così per il momento rimase fuori dal conflitto che sarebbe scoppiato da lì a poco, con il pretesto di una finta aggressione, organizzata dai nazisti, a una stazione radio sul confine tra i due paesi.

    Alessio Facciolo

    Il racconto della crisi sulle pagine de L’Araldo «I polacchi restano tranquilli perché essi fidano della Provvidenza Divina». Queste le parole del cardinale Hlond, presidente del Congresso dei cattolici polacchi, riportate il 21-7-39 da L’Araldo, ma il settimanale, pur non disperando nella protezione celeste, non dava mostra di condividere l’ottimismo del primate, come si può evincere dal commento pubblicato il 14-7: «Non bisogna illudersi troppo, anche se non si deve troppo disperare. […] A Monaco parve per sempre scongiurata la guerra e da tutti si acclamava alla pace. Valutazione erronea […] E l’Inghilterra non sentendosi più da sola in grado di far argine alla rinascita della grande Germania rinnovò il giuoco delle alleanze, che chiamò garanzie, schierandole contro l’asse. […] L’Asse per contraccolpo naturale serrò più strettamente i suoi rapporti». Certo, neppure L’Araldo immaginava che la Germania stesse per accordarsi con l’Unione Sovietica, quella «Russia» che era considerata il vero pericolo e che si considerava prossimo alleato di Regno Unito e Francia. «Più difficile – si scriveva il 2-6 – è stato accordarsi con la Russia […] ma infine bene o male l’accordo pare concluso, per cui ormai lo schieramento diplomatico dei due blocchi è deciso». Perciò destò grande scalpore, come nel resto del mondo, la notizia dell’accordo raggiunto tra due totalitarismi in competizione riportata nel numero del 25-8, in cui si rifletteva sul fatto che «questo patto sta per aprire un nuovo periodo storico per la Germania e la Russia, nuovi rapporti legheranno le due potenti Nazioni». Un legame destinato in realtà a essere ben fragile, essendo il frutto di un accordo tattico tra un paese che non voleva combattere su due fronti e un altro che non era pronto a sostenere un conflitto, avendo da poco epurato l’intera gerarchia militare. Maggiore lungimiranza la testata la dimostrava nell’additare la causa principale dell’instabilità europea ovvero la pace di Versailles al termine della prima guerra mondiale:«La crisi odierna – si riportava il 28-4 – è stata provocata proprio da quella falsa pace di Versaglia, che si potrebbe dire la pace di Wilson. Per vent’anni s’era detto da tutti che quella pace era ingiusta e perciò insostenibile. Ma finché Inghilterra, Francia, Piccola Intesa, Intesa Balcanica si sentivano forti non vollero mai sentire la necessità di una revisione». L’Araldo, nelle uscite dall’inizio del ‘39 all’invasione della Polonia, non mancò di riportare le notizie delle tensioni tra tedeschi e polacchi, pur valutando come provocatorio l’atteggiamento dei secondi e sostenendo le ragioni dei primi, che erano alleati dell’Italia governata da diciassette anni dal regime fascista, nel quale tutti i giornali erano sottoposti a controllo e censura. Curioso il fatto che il primo settembre, giorno d’inizio del secondo conflitto mondiale, L’Araldo saltò la sua uscita, tornando in stampa l’8 settembre con una prima pagina dedicata agli sforzi della Santa Sede e dell’Italia per la pace e alle «Quattro potenze in guerra».

    G.D.S.

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