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    Casale a lezione di terrorismo, parallelo Eta-Br nella conferenza di Matteo Re

    Il Casale a lezione di terrorismo. L’istituto tecnico ha ospitato una conferenza dedicata a questo argomento e tenuta da Matteo Re, vigevanese e docente universitario, esperto in storia del terrorismo.

    Questo incontro – ha spiegato agli studenti Re – è dedicato alle vittime come il libro a cui si ispira, perché i familiari delle vittime chiedono giustizia, sì, ma soprattutto la memoria e il ricordo, anche per evitare che i giovani possano subire il fascino di ideologie distorte

    L’intervento è partito da una definizione di terrorismo e si è poi concentrato su un parallelo tra Spagna e Italia, considerando in particolare l’Eta, l’organizzazione che tra il 1959 e il 2018 scelse la strada della violenza per ottenere l’indipendenza dei “Paesi baschi” (singolare in spagnolo) e le Brigate rosse, che tra il 1970 e il 1988 cercarono di abbattere lo Stato italiano. «In Italia, in Spagna, in Germania, in Irlanda – ha affermato il docente – c’è stato un periodo chiamato “Anni di piombo”, a volte sovrapponibile, a volte con una durata e una collocazione temporale differenti, ma è interessante osservare che il 1980 è stato l’anno con il maggior numero di vittime del terrorismo sia in Italia sia in Spagna».

    CUL Conferenza terrorismo
    un momento della conferenza sul terrorismo ospitata dall’Istituto Casale di Vigevano

    BASCHI PER FORZA Re, professore associato dal 2000 presso l’Università Rey Juan Carlos di Madrid e insegnante del master di “Analisi e prevenzione del terrorismo” presso il medesimo ateneo, è autore di saggi, articoli, libri sul terrorismo e sulla violenza politica, tra cui l’ultimo, “Storia del terrorismo in Spagna: dall’Eta al jihadismo”, scritto a quattro mani con Gaizka Fernandez Soldevilla – responsabile della ricerca scientifica del “Centro memoriale delle vittime del terrorismo” – e pubblicato in Italia da Rubbettino. «L’Eta emerge dopo la guerra civile del 1935-39 e l’instaurazione del franchismo, ma copre tutto il periodo della dittatura, della transizione e del passaggio alla democrazia per dissolversi solo nel 2018. La sigla sta per “Euskadi Ta Askatasuna” ovvero “Paesi Baschi e Libertà”, intendendo con questa espressione le tre province che fanno capo alle città di Bilbao, San Sebastian e Vitoria». Anche se gli orizzonti sono da subito più ampi. «L’organizzazione nasce da un settore giovanile del partito nazionalista basco, il collettivo Ekin, dissidente e critico nei confronti dell’immobilismo del partito».

    Gli obiettivi sono la difesa della lingua basca, dell’etnicismo venato di razzismo (è basco solo chi ha una discendenza basca pura), la diffusione dell’antispagnolismo, l’affermazione della “Euskal Herria”, una nazione basca che non si limita alle tre province spagnole, ma include anche quelle francesi e la Navarra

    ITS Casale - Conferenza terrorismo 02
    un momento della conferenza sul terrorismo ospitata dall’Istituto Casale di Vigevano

    CONTRO LA DEMOCRAZIA Per decenni l’Eta ha goduto di un parziale riconoscimento da chi la considerava una forza antifranchista, di opposizione al regime. «E’ un errore giustificarne la nascita in contrapposizione alla dittatura – ha chiarito Re – basta guardare i numeri».

    degli 853 morti fatti dall’Eta solo il 5% è stato ucciso prima della morte di Franco, il 95% dopo

    La prima vittima risale al 1968, un “guardia civil”, il salto di qualità nel 1973 con l’assassinio del capo del Governo Luis Carrero Blanco, ma la maggior parte delle violenze, dei sequestri, delle estorsioni, degli omicidi avvengono durante il passaggio dal franchismo alla democrazia, quando l’instabilità politica e sociale della Spagna era maggiore. Del resto, con le parole di un etarras: «Io non sono mai stato un democratico. Non sono mai stato antifranchista. L’Eta non fu mai antifranchista, l’Eta è un gruppo nazionalista che lotta per la liberazione del paese basco. Non mi importa che mi opprima la democrazia o Franco».

    ANALOGIE? Proprio l’Eta è la principale differenza tra il terrorismo in Spagna e in Italia, perché si tratta di un’organizzazione dall’ispirazione nazionalista e indipendentista, elementi che non si ritrovano nella penisola. Un’altra è il radicamento territoriale, di cui l’Eta godette e che ad esempio le Br non ebbero mai, concentrandosi in pochi grandi centri urbani senza un sostegno popolare diffuso. «Le Br – ha illustrato il docente – in Italia si consideravano il partito armato, che univa lotta politica e lotta armata, senza avere il sostegno di alcun partito, in Spagna l’Eta era sostenuta da un partito, come accaduto in Irlanda del Nord tra l’Ira e Sinn Fein. Le vittime invece furono comuni, perlopiù forze dell’ordine, giornalisti, giudici, avvocati, professori universitari, politici». Entrambe le forze, pur in un arco temporale diverso, hanno conosciuto il medesimo destino, la dissoluzione.

    In Spagna e in Italia la sconfitta è stata soprattutto militare, le forze dell’ordine hanno arrestato una miriade di terroristi senza che ci fosse un ricambio

    «L’Eta ha conosciuto una crisi di reclutamento, le Br una progressiva frammentazione; in Spagna è stata determinante anche la collaborazione internazionale successiva agli attentati dell’11 settembre 2001, unita all’attenzione sempre maggiore dell’intelligence sul terrorismo di matrice jihadista. In entrambi i paesi poi hanno avuto un forte impatto le leggi: la Spagna ha vietato il finanziamento a qualunque partito “in odore” di terrorismo, l’Italia ha introdotto le norme su collaboratori di giustizia e dissociati».

    Cul terrorismo Eta - Miguel Angel Blanco
    il 29enne Miguel Angel Blanco, una delle vittime dell’Eta

    VITTIME La società civile ha assunto un ruolo solo verso la fine, dopo anni di indifferenza. «Gli italiani dopo le lotte politiche degli anni Settanta approdarono all’edonismo degli anni Ottanta, un messaggio come quello delle Br era superato. In Spagna la svolta si ha con la liberazione di José Antonio Ortega Lara, prigioniero per 532 giorni in un sotterraneo di 2 metri per 3, seguita a distanza di una settimana dall’omicidio di Miguel Angel Blanco, un 29enne politico sconosciuto ai più, rapito in cambio dello spostamento degli etarras prigionieri in carceri vicine al territorio basco, e ucciso al termine di un ultimatum di 48 ore provocando una reazione molto emotiva nella popolazione». Un’ultima vittima ricordata da Re è Ramon Baglietto, di origini italiane. «Baglietto entra in politica dopo la morte di Franco, qualche anno prima aveva salvato un giovane che stava per essere investito. Proprio questo bambino, una volta cresciuto, si offre volontario per ucciderlo; dopo aver scontato la pena ed essere uscito dal carcere apre un negozio nello stesso palazzo dove viveva la vedova dell’uomo che gli aveva salvato la vita e che lui aveva assassinato».

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