Don Comelli, concerto in Duomo in sua memoria

Una serata ricca di musica e spiritualità in ricordo di don Tarcisio Comelli a vent’anni dalla sua scomparsa. Il prossimo 24 settembre ricorrerà il ventesimo anniversario della morte di don Tarcisio Comelli, sacerdote che dalla fine degli anni Cinquanta ha rappresentato un segno per generazioni di vigevanesi, specialmente giovani, e di cui in città vive ancora una traccia significativa.

LA COMUNITA’ La Comunità di S. Maria del Popolo, nata dalla condivisione della visione di fede che il sacerdote ducale ha saputo trasmettere ai suoi “ragazzi” per anni, propone due appuntamenti in memoria di don Comelli per domenica 24 settembre, anniversario della scomparsa. Il primo appuntamento sarà la S. Messa delle 11.30 in S. Maria del Popolo. In serata, alle ore 21, in Cattedrale sarà proposta in forma di elevazione spirituale l’esecuzione solenne del Requiem K626 di W.A. Mozart da parte del Coro S. Gregorio Magno di Trecate, diretto dal Maestro Mauro Trombetta, e dell’Orchestra Sinfonica dei Colli Morenici, con i solisti Agnese Jurkowska Soprano, Maria Chiara Scarale Mezzosoprano, Zheng Hui Tenore, Daniele Cusari Basso e Alberto Sala all’organo. La serata, a ingresso libero, sarà introdotta da un ricordo del don e da brevi testimonianze di opere ancora vive in Vigevano e nate dalla sua azione nei campi a lui particolarmente cari della carità e dell’educazione: la Caritas diocesana, di cui don Comelli è stato direttore dal 1992 al 1999, e la Cooperativa Sant’Ambrogio con la scuola a lui intitolata.

UNA VISIONE «Appassionato di Cristo, coerente in ogni gesto con la sua fede, con la sua intelligenza acuta e il carisma ha saputo spingere innumerevoli ragazzi e adulti a interrogarsi in profondità sulla fede, sulla persona di Gesù e sul senso del proprio essere, sollecitandoli a trovare il modo di spendersi per costruire – spiegano gli organizzatori, i suoi ex ragazzi – Poi naturalmente ognuno ha scelto la propria strada, a volte anche in direzione opposta, ma è sempre stato difficile passargli accanto e non sentirsi interpellati e chiamati a mettersi in gioco. Un segno, appunto, un riferimento presente e vicino, capace di parlare non solo alla gente, ma a ciascuno personalmente. Ed è sempre stato un trascinatore, con una fantasia inesauribile da cui sono nate idee e iniziative dove chiunque ha potuto trovare lo spazio più adatto a sé per confrontarsi con le sfide di crescita che il don stesso continuamente proponeva. Nel suo modo di vivere e di educare, però, la varietà di idee e sollecitazioni non era dispersa nella casualità delle circostanze, ma ha sempre avuto come fattori unificanti in primo luogo Cristo, come centro di tutto, e poi la convinzione che l’esperienza e la testimonianza cristiana passano soprattutto attraverso una comunità di persone che si misura con il Vangelo. L’invito a partecipare non è rivolto per assistere alla celebrazione di un personaggio, cosa che non avverrà e che il don stesso non avrebbe gradito, ma per far rivivere la forza di un incontro che ha lasciato una traccia».

Alessio Facciolo

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