Flaherty sul palco del Besostri di Mede

Dopo la “prima” ad Alessandria del 23 febbraio, sabato 24 arriva al teatro Besostri di Mede Lorenzo Flaherty con “Solo – Una vita”, scritto e diretto da Monica Massone, prodotto da Quizzy Teatro e con la regia video di Sergio Angelo Notti.

TRAGEDIA IN TRE ATTI Antonio Trentin, il protagonista, vent’anni, classe 1894, studia per diventare maestro, ma, sfortunatamente, lo scoppio della Prima guerra mondiale lo porta al fronte. «Antonio – spiega Lorenzo Flaherty – è il solo personaggio a essere sulla scena, mentre tutte le altre figure, il padre, la madre, la sorella, il professore, sono rappresentazioni di un concetto. “Solo – Una vita” è una tragedia in tre atti: il primo colloca Antonio entro i confini della famiglia, della scuola e del gruppo di amici, nel secondo la guerra si avvicina a lui, turbandone gli equilibri sociali, nel terzo si assiste alla progressiva distruzione della sua psiche e della sua identità».

SCHERMO E PALCO Ma a cosa si deve la scelta in un attore che, dopo i ruoli soprattutto televisivi di “bel tenebroso”, ritorna in palcoscenico dove aveva interpretato Macbeth agli inizi della carriera? «La differenza tra cinema e teatro è complessa – risponde Monica Massone – e rimanda a linguaggi e modalità di gestione del tempo e dello spazio dei personaggi, quindi a punti di vista che possono essere differenti. Io come regista do più attenzione al sottotesto, ma Lorenzo la pensa diversamente, sempre entrambi con attenzione alla parte del pubblico. Questa apparente inconciliabilità diventa una risorsa, perché insieme si crea un equilibrio tra l’alleggerire e l’arricchire». Lorenzo Flaherty aggiunge: «Ho scoperto il testo di Monica grazie a un amico attore, e mi è subito piaciuto. Tornare in teatro è una cosa bellissima». Monica Massone, di Alessandria, ha cominciato a occuparsi di teatro a 15 anni. «Rappresento la stragrande maggioranza del teatro italiano, che si scontra con una forte competitività. Ho iniziato come attrice e dopo aver visto molti film non ho mai smesso di giocare, facendo della passione il mio mestiere».

MEDE, CHE TEATRO Come vi trovate al Besostri? «E’ un teatro meraviglioso, degno di una grande città. É caldo, accogliente, e l’associazione “Amici del teatro“ presieduta da Paolo Roberto Costa sta facendo un gran bel lavoro: per Mede è una bella risorsa». Pensava già a Lorenzo Flaherty quando ha scritto il copione? «No. É giusto che un autore sia libero di non pensare a nessuno, ma Lorenzo è frutto di un pensiero legato alle sue caratteristiche, un connubio perfetto tra leggerezza e profondità d’animo. Lorenzo è un attore potente». Così come è potente il testo, che parla di guerra. «E’ una tragedia, ma non come comunemente si può intendere. La tragedia ha un valore catartico, che permette di esorcizzare la guerra parlandone. Il protagonista è un ragazzo dei primi del ‘900 che potrebbe essere un giovane di oggi, perché ha un’interazione fisica con lo schermo, che fa scorrere con una mano così come facciamo con gli smartphone. La guerra è la paura della guerra, che genera solitudine, così come il protagonista è solo sul palcoscenico. Questo testo è un monito forte all’autodeterminazione, una lotta per nascere alla vita. E il protagonista non poteva essere che Flaherty».

Davide Zardo

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