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martedì, Settembre 29, 2020
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    Sanremo, il festival del “caos” creativo

    «Ma fai rumore sì / Che non lo posso sopportare / Questo silenzio innaturale / Tra me e te». Le parole della canzone di Diodato, vincitore del 70esimo festival di Sanremo, risuonano come un’eco per le vie vuote della città ligure che, appena conclusa la serata finale, si prepara a tornare alla normalità. Mentre la risacca colpisce la battigia, qualcuno fa risuonare un brindisi fino alle prime luci dell’alba, focaccerie e bar restano aperti fino a incrociare gli avventori che tornano in albergo per dormire con quelli che si avviano al lavoro, ossi di seppia di una festa che è finita. Già si sente la mancanza del “rumore” del Festival, fatto delle migliaia di persone che hanno percorso le strade di Sanremo, trasformandola allo stesso tempo in una città internazionale e in un quartiere di Roma a seconda delle lingue e degli accenti che captano le orecchie.

    Voglio lasciarvi – ha detto il giornalista ai colleghi nella serata di venerdì – una massima: “Tenete da conto un sorriso in tasca, che serve sempre alla bisogna”

    Non si può dire che l’appello sia stato accolto dai colleghi, viste le liti furenti in sala stampa quando è arrivata la notizia che Sky – per errore o per malizia, è grave comunque – aveva violato l’embargo facendo trapelare il vincitore un’ora prima della proclamazione televisiva. Ma all’ombra del grande palcoscenico dell’Ariston tutto si tiene, dalla grande musica – e quest’anno le canzoni in gara sono state apprezzabili per varietà e qualità – alla comicità, dall’amarcord con i “Ricchi e Poveri” all’autotune di Fasma, dal tema ambientale rilanciato soprattutto da “Eugenio in via di gioia”, “Pinguini Tattici Nucleari”, alle dediche fatte agli emarginati:

    Dedicherei la vittoria – ha dichiarato Gabbani – anche alle persone deboli e indifese

    Per finire con le tradizioni liguri, come i “Furgari”, piccoli ordigni fatti di canna di bambù e polvere da sparo che esplodono facendo tante scintille, festa non proprio legale che si celebra ogni anno per i caruggi di Taggia durante la serata conclusiva del Festival, contando sul fatto che anche le forze dell’ordine e le autorità siano distratte dalle note e dalle luci della vicina Sanremo. In attesa del prossimo spettacolo.

    Giuseppe Del Signore, Alessio Facciolo

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