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lunedì, Luglio 26, 2021
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    Ticino Grand Tour: avventura lungo il Fiume Azzurro

    Un viaggio tra terra e acqua, alla riscoperta del Parco del Ticino, con un trekking di sette giorni, compiuto sia scarpinando fra i sentieri del bosco, sia destreggiandosi fra le onde del Fiume Azzurro a bordo di un gommone. E’ questo il Ticino Grand Tour, nato dalla voglia di avventura di quattro amici intenzionati a esplorare da cima a fondo il Parco del Ticino (sia nella sua parte lombarda che nella parte piemontese) con un giro ad anello composto da una parte di camminata a terra e una di rafting in fiume, così da vivere in modalità “slow” questa avventura, entrando nel più profondo animo delle foreste che circondano il nostro fiume.

    «L’idea del Ticino Grand Tour è nata dalla nostra amica Marina Luciani, guida dell’associazione Avventura sulle Gambe – racconta Alberto Vincenzi, presidente della società vigevanese di rafting Aqqua – siamo partiti a piedi dal Ponte Coperto di Pavia e in quattro giorni di cammino siamo arrivati al Lago Maggiore, dove nasce la parte italiana del Ticino. Il ritorno, sempre a Pavia, l’abbiamo fatto via acqua, con tre giorni di navigazione in gommone». Un ritorno alla natura di una settimana quello affrontato dai quattro “avventurieri” (oltre a Marina e Alberto anche Tiziana Audi Gianotti, anche lei di Aqqua, e Massimo Balocco), percorrendo nella parte iniziale dai 25 ai 33 chilometri al giorno con 20 chili sulle spalle: in questa fase la consulenza di Balocco, guardiaparco esperto del territorio, è stata fondamentale.

    «Abbiamo trovato ponti e passerelle cadute lungo il cammino e lui è stato fondamentale per trovare un “piano B” e proseguire – rivela Vincenzi – durante il tour abbiamo anche festeggiato il suo compleanno: gli abbiamo fatto una sorpresa, facendogli recapitare la torta dove ci eravamo accampati». Ecco, proprio i bivacchi notturni sono stati sede di incontri curiosi: «La prima notte, di fianco alla tenda, c’era una volpe che ha latrato tutto il tempo; durante il viaggio abbiamo visto branchi di daini e caprioli, mentre l’ultima notte, quando dovevamo accamparci su un isolotto, lo abbiamo trovato devastato e scavato dai cinghiali. Abbiamo dovuto cercare al buio, solo con la luce della torcia, un nuovo posto dove piantare le tende. Comunque, nè in mezzo ai boschi nè sul gommone ci siamo mai fatti mancare il rito del caffè al mattino, magari bevuto sulla riva del fiume in mezzo alle impronte degli animali».

    Alberto e i suoi non hanno fatto solo incontri “a quattro zampe”: pensionati in bicicletta, “tisinatt”, amanti del Fiume Azzurro e umanità di vario genere sono stati una costante lungo il loro percorso, come ricorda divertito il presidente di Aqqua. «Dalle parti di Trecate, due signori a spasso con il cane ci hanno allertati di un’insidia più avanti urlandoci “Achtung, achtung!”: ci avevano scambiati per tedeschi, gli unici, a loro dire, a imbarcarsi in questo genere di iniziative. Una volta chiarito l’equivoco, siamo stati accomiatati da un milanesissimo (e bonario) “Ma va dà via i ciap”». Il viaggio di Alberto, Tiziana, Marina e Massimo (commentato quasi live da un diario web quotidiano) ha avuto una grande eco sui social, tanto da attirare anche le telecamere di Rai 3 che hanno dedicato loro un servizio.

    E l’idea ora è quella di riproporlo e trasformarlo in un tour organizzato: «La cosa che mi è piaciuta di questo viaggio è che l’ho trovato fattibile praticamente per tutti, magari a tappe. Vorremmo strutturarlo con un percorso fattibile anche in bicicletta e con una navetta per portare i bagagli». Il sogno, poi, sarebbe quello di avere un punto d’accesso al Parco del Ticino totalmente ecosostenibile: «Se fosse possibile riaprire la vecchia stazione ferroviaria di Cava Ticino, ci sarebbe la possibilità per la gente di arrivare in treno, per poi partire da lì in bicicletta e raggiungere Vigevano: un progetto totalmente green».

    Alessio Facciolo

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