Vigevano, una piazza dedicata a Pallavicini

La leggenda narra che il primo testo di una canzone scritta da Vito Pallavicini fu abbozzato su un tovagliolo di carta del ristorante Grissino a Vigevano. Quella lontana sera del 1959, quando Vigevano faceva le scarpe al mondo, Vito con il suo inseparabile amico musicista vigevanese Pino Massara e un ristretto gruppo di amici, festeggia il suo trentacinquesimo compleanno.

ESORDIO SPAZIALE Nasce in tre minuti il testo di “Amorevole”. Parole di Vito Pallavicini, musica di Pino Massara. La canzone, cantata da Nicola Arigliano, fa il botto. A pochi giorni dalla nascita di “Amorevole”, Vito, in preda a una vena creativa inarrestabile, ne scrive altre due: “Ghiaccio bollente e “Por dos besos”. E’ l’inizio di una carriera di successi che per Pallavicini sembra non conoscere ostacoli. Il mancato prof. di matematica e giornalista Pallavicini (ha insegnato per qualche anno all’Istituto San Giuseppe di Vigevano) scrive i testi delle “Mille bolle blu”, portata al successo da Mina, e la canzone “Io che non vivo -senza te con le musiche di Pino Donaggio.

Vito Pallavicini

ANCHE ELVIS INCIDE VITO Il titolo inglese è “You dont have to say you love me” e fu incisa da Elvis Presley. Furono ben 80 milioni i dischi venduti in tutto il mondo. Pallavicini, in breve tempo, diventa un autore di successo internazionale. Suoi compagni di viaggio, per i quali Vito scriveva i testi per le loro musiche, erano Pino Massara, Carlo Alberto Rossi, Mogol, Celentano, Albano Carrisi, Toto Cutugno, Pino Donaggio, Paolo e Giorgio Conte e tanti altri giovani musicisti.

INGUARIBILE PROVINCIALE Vito, nonostante il successo e i suoi continui viaggi di lavoro all’estero, era fiero di essere rimasto un inguaribile provinciale. Per la sua “Avgevan”, allora indiscussa capitale mondiale della calzatura, nutriva sentimenti di un amore sconfinato. Quasi fisico. I suoi concittadini e le istituzioni culturali e politiche di Vigevano lo ricambiavano con una spocchiosa indifferenza, nonostante il loro concittadino fosse l’autore di migliaia di canzoni che hanno fatto la storia della musica leggera.

RECORD A SANREMO Ma torniamo alla musica. Pallavicini detiene il record di 116 canzoni presentate in un Festival di Sanremo da un autore. Nei Festival sanremesi del 1965/66 Pallavicini era presente con ben 14 brani, mantenendo sempre un’alta qualità tematica e creativa. Poi accadde… Accadde che nel 1968, più di mezzo secolo fa, mentre sui Champs Elysèe sfilavano gli studenti parigini che rivendicavano giustizia sociale, diritto allo studio e fantasia al potere, a Vigevano iniziavano a spirare i primi venti della crisi economica. Ma nessuno degli addetti ai lavori se ne era accorto. È l’inizio di una grave crisi occupazionale senza limiti.

CON CONTE ARRIVA AZZURRO Nello stesso anno un avvocato di Asti (Paolo Conte) e “il Vito di Vigevano” consegnano alla storia (quella musicale) una “marcetta” incisa da Adriano Celentano: “Azzurro”. In poche settimane il 45 giri scala le vette della hit parade. Un testo che nulla aveva a che fare con i venti di protesta sociale che si vivevano lungo le strade d’Europa e oltre Atlantico. Gino Castaldo, scrittore e critico musicale del giornale la Repubblica, nel suo libro “Il romanzo della canzone italiana”, afferma che “Azzurro”, nonostante sia nata in un anno di grandi fermenti sociali e culturali è stata la canzone perfetta. «Quelle parole di Vito, quella melodia, unite alla voce di Adriano Celentano, stabilì una volta e per sempre il primato di viaggiare oltre la fantasia». Una canzone, quella scritta da Pallavicini e musicata da Paolo Conte e Michele Virano, che rimarrà scolpita nell’immaginario della canzone italiana per non lasciarci più. Il critico musicale Gino Castaldo ha parole di ammirazione per “il Vito” e ribadisce ancora una volta che l’autore del testo di Azzurro è Vito Pallavicini. L’immenso Paolo Conte non perde occasione invece, di non citare mai Pallavicini quale coautore. E poi che diamine, un po’ di riconoscenza anche per la Nanda (la moglie di Vito) che quando lei e suo fratello Giorgio venivate in gita a Vigevano con la “missione” di musicare i testi, ma la missione -racconta la figlia di Vito, Marina- era ben altra, era quella gustare il mitico piatto lomellino che si chiama “ragò”. Una prelibatezza che cucinava la signora Nanda a base di cavoli, cotiche, piedino e salsicce. Roba da chef stellata.

STORICO SUCCESSO E fu proprio nel Sessantotto che nasce Azzurro. Una “marcetta” che non è una canzone, ma è a suo modo una sorta di romanzo malinconico e nello stesso tempo fantastico. Surreale. Un viaggio immaginario, tra “sogni d’Africa in giardino, treni che all’incontrario vanno e neanche un prete per chiacchierare”. Grazie Vito per averci regalato Azzurro che con O sole mio e Volare è il brano italiano più conosciuto al mondo.
Il 16 agosto del 2007, alle cinque della sera, come nelle poesie di Garcia Lorca, il “Poeta tra le note” mette in scarsella i versi di una sua canzone dove “Si muore un po’ per poter vivere” e toglie il disturbo. Ciao Vito. Buon centenario.

POETA TRA LE NOTE Il giorno 22 aprile 2024, nel giorno del centenario della nascita di Vito Pallavicini il Comune di Vigevano prevedeva l’inaugurazione di una piazzetta intitolata al “Poeta tra le note”. Lo spazio è quello dove sorgeva il dancing La Capannina e poi la discoteca Vanità. La cerimonia verrà posticipata, causa maltempo, al 24 aprile alle ore 10. Oltre alle autorità sarà presente il cantante e presentatore Marco Clerici ed i giovani talenti della scuola media Vidari che omaggeranno Il grande poeta e compositore vigevanese eseguendo alcune sue canzoni.

Sergio Calabrese

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