Ac, Furlano nuova presidente: «Vivacizzare le comunità e misurarsi con l’oggi»

Reda Maria Furlano, mortarese, già insegnante e dirigente scolastico, con una lunga esperienza di vita associativa e di laicato cattolico “impegnato”, è il volto scelto dal vescovo di Vigevano, monsignor Maurizio Gervasoni (accogliendo le indicazioni dell’assemblea elettiva), per guidare l’Azione cattolica diocesana per i prossimi cinque anni.

Con quali sentimenti è stati d’animo accetta l’incarico?

«La chiamata di mons. Vescovo, da un lato, suscita sentimenti di riconoscenza, di gratitudine, anche per l’attenzione all’Ac, dall’altro, ricorda le responsabilità di un ruolo di servizio e di condivisione con i laici impegnati nelle nostre comunità. Non manca il timore per un incarico i cui esiti dipenderanno molto dagli interlocutori e dai collaboratori che riuscirò a motivare e a coinvolgere, oltre che dalla possibilità di coniugare l’impegno con quelli già assunti».

Lei ha già vissuto questo ruolo, in anni in cui forse l’associazione viveva con uno stile e un entusiasmo differenti da oggi, cosa porta con sé di tutto questo?

«Tra gli anni ’80 e ’90 l’Ac diocesana poteva contare su un numero nettamente superiore di iscritti. Tutte le fasce d’età vi erano rappresentate, a partire dai ragazzi dell’Acr e dai loro educatori, per arrivare ai giovani: di molti di loro conservo un ricordo vivo e grato soprattutto per l’impegno con cui animavano le realtà d’appartenenza, ma anche per il dinamismo che imprimevano alle relazioni intra-associative. Degli adulti e degli “adultissimi” d’allora ho sempre apprezzato il profondo senso d’appartenenza e impegno, oltre alla robustezza della vita di fede. Dell’Ac d’allora, convinta e coraggiosa, vorrei riproporre l’impegno verso le nuove generazioni e il loro coinvolgimento».

La crisi delle comunità cristiane, il calo delle vocazioni e la diffusione di uno stile di indifferenza non solo ai temi della fede, ma anche alle domande fondamentali della vita dell’uomo rendono urgente la testimonianza convinta e coraggiosa dei laici.

L’Ac potrà contribuire a costruire e a vivacizzare la vita delle nostre comunità. Dovrà ricordare di essere chiamata a misurarsi con l’indifferenza verso le domande sul senso della vita e delle relazioni e, quindi, con l’urgenza e con la bellezza della formazione e della testimonianza missionaria.

Quali sono, per l’esperienza vissuta, i punti di forza e le fragilità da sostenere nella realtà diocesana di Ac?

«In Diocesi l’Ac conta solo sedici gruppi parrocchiali/interparrocchiali, costituiti, in grande maggioranza, da adulti over50, tra i quali, anche a seguito della pandemia, serpeggia la fatica dell’impegno associativo. E’ vero, d’altronde, che il Consiglio è costituito da persone tutte motivate, che assicurano l’esperienza associativa, anche grazie al presidente uscente, Paolo Volpato, a cui l’Ac deve grande riconoscenza, e garantiscono la freschezza del primo incarico con nuove proposte. Veniamo da anni non semplici, ma le proposte provenienti da nuove associazioni trasmettono fiducia. Il Vescovo e diversi parroci sostengono nei fatti l’impegno di Ac».

I giovani, le famiglie, i poveri sono gli ambiti indicati dal Sinodo diocesano per orientare l’azione pastorale delle comunità.

«Sui giovani, soprattutto con i giovani, il nuovo Consiglio si spenderà, anche in collaborazione con le realtà diocesane che operano con loro, per creare sinergie. Un’attenzione particolare vorremmo dedicare alla pastorale d’ambiente (soprattutto per la scuola) e all’iniziazione cristiana con il metodo Acr. La collaborazione con l’ufficio che lavora con le famiglie e con le realtà che operano nel settore delle povertà rappresenta un’ulteriore priorità. In particolare la famiglia, colta nelle difficoltà odierne, risulta centrale nella proposta».

Formazione culturale, sociopolitica, catechistica… questi alcuni dei settori nei quali Ac è impegnata. Quali sono prioritari?

La formazione catechistica è un pilastro dell’impegno associativo, ma deve essere potenziato anche l’impegno per la crescita culturale in senso ampio: il cristiano è chiamato a leggere le coordinate del tempo in cui vive e a inserirvisi con competenza e consapevolezza.

Un’ultima domanda, quasi provocatoria: c’è ancora spazio per Ac nella Chiesa oggi?

«Le fatiche odierne della Chiesa si riverberano anche sulla fiducia nello strumento associativo. L’Ac deve continuare a trovare spazio nella costruzione del senso di comunità, nella testimonianza della bellezza e della pienezza della vita ispirata al Vangelo. Lo potrà fare, se lo slancio degli aderenti, fondamentale, si incontrerà con la vicinanza e con il dialogo con i sacerdoti responsabili delle comunità e con gli Assistenti, cui va il ringraziamento per il supporto offerto».

don Carlo Cattaneo

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