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mercoledì, Settembre 30, 2020
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    La scomparsa di don Giancarlo Pasini

    La scomparsa di don Giancarlo Pasini ha destato profonda commozione nel clero e nell’intera comunità vigevanese. Figura sacerdotale molto nota e stimata per un ministero sempre vissuto nella totale docilità al vangelo e agli altri, è venuto a mancare nella notte di domenica scorsa. Originario di Garlasco, don Pasini avrebbe compiuto 87 anni nel prossimo mese di giugno. Ordinato sacerdote nel giugno 1957, ha dedicato tutta la sua vita al ministero pastorale nelle parrocchie della diocesi. Dopo i primi anni come coadiutore a Cassolnovo e a Gambolò, infatti, è stato nominato parroco di Lomello, dove ha vissuto il suo ministero per vent’anni. Indubbiamente sono stati gli anni più fruttosi e più carichi di entusiasmo, con un ministero improntato soprattutto sulla attenzione e il servizio alle persone, con particolare dedizione ai giovani e agli anziani. I suoi “ragazzi” di allora ancora oggi lo ricordano con particolare affetto. Da Lomello a Dorno, dove è stato parroco dal 1984 al 1992 e infine a alla parrocchia di S.Giuseppe a Vigevano, dove è stato fino al 2010.

    Nonostante il raggiungimento dei limiti di età canonica, don Carlo si è messo ancora a servizio della diocesi per svolgere il suo ministero parrocchiale a Remondò e alla Garbana.
    Il ministero pastorale di don Pasini, però, ha avuto un particolare filo conduttore, nella sua grande devozione alla Vergine di Lourdes, alla cui Grotta ha accompagnato migliaia di ammalati, in qualità di assistente diocesano dell’Oftal. Servizio che ha svolto per più di 25 anni, fino a meritare il titolo di “Cappellano della Grotta di Lourdes”. I funerali di don Pasini, presieduti da Mons. Vescovo e alla presenza di gran parte del clero vigevanese, si sono svolti nella mattinata di mercoledì a Lomello, per suo desiderio, con grande partecipazione di fedeli e con tutto il personale oftaliano corso ad attribuirgli la giusta riconoscenza. La salma di don Carlo è poi stata tumulata nel cimitero di Garlasco. Al fratello Luigi e a tutti i parenti di don Pasini, il nostro giornale vuole esprimere i sentimenti del cordoglio cristiano, da parte di tutta la Chiesa Vigevanese.

    Il ricordo di Oftal

    Una sua consolidata abitudine, durante gli innumerevoli pellegrinaggi a Lourdes, era quella di comparire, come per incanto, spesso nel pieno della notte, approfittando del turno di servizio, al cospetto di qualcuno di noi che nei giorni precedenti gli aveva manifestato qualche inquietudine, qualche difficoltà vissuta in quel periodo o più semplicemente lui, con l’arguzia, l’intuito e la sensibilità del buon pastore aveva colto qualcosa che andava dissipato e risolto con una chiacchierata. Già perché a volte le confessioni con lui sfociavano naturalmente in chiacchierate e le chiacchierate si tramutavano in confessioni e lui, forte della sua impareggiabile dialettica, aveva la capacità di districarsi fra discorsi che intervallavano riferimenti alla più banale quotidianità fino ad arrivare a temi di profonda ed intima spiritualità. Quando poi gli si chiedeva un parere, un consiglio, un suggerimento, sulla realizzazione di un progetto Oftal, aveva la delicatezza di lasciar fare, salvo poi intervenire con risolutezza e decisione laddove notava un errore. Le sue correzioni, a chi non aveva dimestichezza nel rapportarsi con lui, potevano persino apparire dure ed intransigenti all’inizio, ma ben presto si rivelavano come le parole sagge di un padre, infatti non mancava mai di far seguire un rimprovero da un consiglio costruttivo dato sempre col sorriso. Ci mancherà Don Carlo, mancheranno le sue famose “pacche” sulle spalle ogni qualvolta la si rincontrava, ci mancherà la sua autoironia quando qualcuno scherzava sulla durata delle sue omelie e dei suoi discorsi, ci mancherà il suo ripetere numerose volte un termine od una frase per sottolinearne l’importanza, ci mancherà la sua delicatezza nel non volersi mai mettere in mostra, la sua avversione al protagonismo, ci mancherà il suo battere la mano con forza sul leggío durante un discorso accorato, ci mancherà la sua delicatezza nel cogliere il bisogno di ascolto e di conforto nel prossimo, ci mancherà il suo esempio di carità al servizio degli ultimi, dei malati nel corpo e nell’anima, ci mancherà il vedere la sua figura sottile e longilinea stagliarsi in controluce all’improvviso durante un turno di notte, ci mancherà vederla seduto in preghiera e contemplazione nei pressi della riva del fiume Gave di fronte alla Grotta di Massabielle. Grazie Don Carlo, per l’esempio di uomo, di pastore e di oftaliano.

    Cristiano Coltelli

     

    Don Carlo ci ha insegnato che il servizio è silenzio. Don Carlo era silenzio. Anche quando scandiva e ripeteva con fermezza un’unica parola, all’infinito, per scuotere i nostri cuori intorpiditi, lo faceva per condurci al silenzio, alla riflessione. Chi lo ha conosciuto sa molto bene che non avrebbe apprezzato l’esaltazione pubblica di una qualsiasi delle sue virtù. E il modo più giusto di fare memoria di lui è ancora il silenzio. Perché il silenzio è fastidioso, difficile; può essere inteso addirittura come una debolezza da fuggire se guardato con gli occhi del mondo, ma Don Carlo si muoveva con eleganza in quel territorio e ti conduceva con risoluta dolcezza. Un luogo prezioso, una panca scomoda, come quelle in cui ti faceva sedere per le lunghe e approfondite confessioni che molti di noi hanno avuto la grazia di fare con lui. Oftaliano tra gli oftaliani, con umiltà ha accompagnato molti di noi di fronte alla crisi che il solo silenzio genera nell’uomo. Quando mostrava con ingenua teatralità i simboli che aveva scelto per spiegare un brano del Vangelo, davanti alla Grotta, di fronte al mistero della sofferenza, in un angolo isolato del Santuario di Lourdes, lì abbiamo fatto l’esperienza dell’interiorità, lì abbiamo capito che solo nella profondità del nostro cuore Cristo vive e parla, lì abbiamo capito che solo il silenzio genera la parola. Don Carlo lo sapeva bene, ma non aveva fretta di darti gli strumenti per raggiungere quelle vette. La sua passione per la montagna emergeva anche nel suo approccio. Un’ascesa richiede preparazione tecnica, studio, dedizione e fatica: solo così, senza scorciatoie, senza barare, abbiamo potuto conoscere noi stessi e assaporare bellezza e la gioia delle cime in cui ci ha accompagnato. Oggi la nostra riconoscenza lo metterebbe a disagio, lo imbarazzerebbe come quando subiva controvoglia uno scatto fotografico, ma i frutti del suo sacerdozio sono ancora più vivi in noi. Grazie del tuo servizio, grazie per la tua tenerezza Don Carlo.

    Alessandro Re

    I nostri passi con lui

    E’ difficile per me fare in poche parole un ritratto di don Carlo, lo faccio a due mani con il Giuseppe. Sono ricordi personali, un po condizionati dall’affetto e dalla stima che abbiamo sempre avuto nei suoi confronti. Un maestro, un padre, ma anche un muro contro cui cozzare che però sapeva coinvolgere al punto che la sua casa diventava la nostra seconda casa (i nostri genitori ci dicevano spesso “va a durmì dal prev” ma lo dicevano con intimo compiacimento anche se il tono era di rimprovero) Con una frase mi sento di dire che don Carlo ha cercato sempre e con tutto se stesso di servire il Signore e la Sua la chiesa con i suoi pregi e con i suoi difetti, con le sue doti e con i suoi limiti, ma sempre con tutto se stesso senza risparmio e mettendoci spesso del suo. Anche la sua testardaggine proverbiale la possiamo vedere così, come un limite ma anche come un pregio. Ci ha trasmesso il gusto delle cose impegnative, delle sfide coraggiose tanto da apparire un po folli; non si è mai ne seduto ne rassegnato. Ora don Carlo sta facendo la sua ultima scalata, l’unica cima da cui non si scende, la meta definitiva dove tutto diventa chiaro, bello, pacificante, ora “sevo buono e fedele sei entrato nella gioia del Tuo Signore.

    don Paolo

    Caro don Carlo, non posso, e neppure voglio, elencare tutto quello che ha significato la sua presenza fra noi: parlo delle persone che ha fatto crescere a Lomello, nei 20 anni della sua permanenza, ma anche di altri paesi e parrocchie dove è stato credo che altre persone potrebbero dire similmente. Personalmente, fra le tantissime cose che mi porto dentro, ho sempre con me il ricordo che lei ci ha “iniziato” alle catechesi del Card. Martini, con cui sono sicuro che ora condivide la presenza davanti al buon Dio, e ci ha accompagnati alla sua Scuola della Parola, facendoci gustare quel “sapore” del testo biblico che ha portato poi me a un cammino di scoperta della chiamata a servire il Signore come sacerdote gesuita. In questo momento in cui la salutiamo qui, sulla terra, sento di poter dire al Signore il mio (e nostro, di tanti altri) “grazie” per quello che è stato, ancor più che per quello che ha suscitato in noi. È stato un esempio di uomo di Dio che non ha avuto paura a farci incontrare con il Signore – e spesso anche riconoscere le nostre paure, fragilità, incapacità – senza scendere a compromessi. È stato esigente, perché lo era con sé stesso. Ci ha chiesto di imparare a servire, perché lei per primo si è messo a servizio: come non ricordare le serate a portare sacchi di cemento per ricostruire l’oratorio a Lomello? O lo zaino pesantissimo pieno di cibo per i bambini mentre si saliva per le camminate in montagna? Ci ha chiesto di essere autentici, perché solo così si può servire il Signore nelle diverse condizioni di vita. Come lo è stato lei. Ora abbiamo un motivo in più per essere fiduciosi nel buon Dio: la sua intercessione presso di Lui per le nostre necessità. Fin da ora le chiediamo di aiutarci in tutto quanto facciamo e siamo, consci di quanto lei ci ha testimoniato e trasmesso. Grazie don Carlo, grazie della sua vita spesa anche per noi. E con lei, vogliamo ringraziare il Signore per avercelo inviato, per averci permesso di scoprire la bellezza e la ricchezza di essere seguaci di Cristo oggi. A-Dio, don Carlo!

    Giuseppe (p. Lino)

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