Mons. Gervasoni: pensieri di Quaresima 5

Una Domenica delle Palme senza la festa e la processione con i ramoscelli d’ulivo. É la sobria cerimonia che il Vescovo di Vigevano, monsignor Maurizio Gervasoni, ha celebrato domenica pomeriggio in Duomo, ripreso dalle telecamere in diretta streaming sulle pagine Facebook e Youtube dell’Araldo Lomellino.

IL COMPIMENTO DEL CAMMINO «La forma breve della passione ci ha privato dell’ultima cena, il ricordo dell’istituzione dell’Eucaristia, che celebreremo comunque giovedì nella messa “in coena Domini”. Vorrei completare questo cammino catecumenale iniziato nella Quaresima con la tentazione nel deserto. Qui Gesù supera la tentazione, ascolta la parola di Dio, e accetta la debolezza dell’uomo, nella forza della fede che ci salva. Poi la trasfigurazione, anticipazione del mistero della Pasqua, la rivelazione della realtà vera che sta oltre la passione e la morte. L’incontro con la Samaritana ci mostra come la trasfigurazione deve penetrare nella nostra mentalità, svelando le tante menzogne che sono dentro di noi. La guarigione del cieco nato ci fa vedere che siamo noi a confondere la luce con le tenebre, mentre è il cieco quello che vede veramente. Con la risurrezione di Lazzaro infine vediamo che

il dramma della vita che termina non è l’ultima parola. Questo cammino trova oggi compimento.

IL DRAMMA DELL’UOMO Gesù non è uno che propone agli altri questa realtà, ma la vive nel suo cuore. Il Vangelo di Matteo si preoccupa di dimostrare con insistenza che Gesù è il Figlio di Dio. Ma in cosa consiste questo? Nello scendere dalla croce? È quello di cui l’umanità ha davvero bisogno, sopravvivere? C’è poi una seconda lettura: “Se sai che risorgerai puoi affrontare la prova”. È l’atteggiamento di Dio, non dell’uomo. Gesù invece ha la passione dell’uomo, come di chi è attaccato al respiratore e sente che il respiro gli manca. E davanti alla morte si pensa: “E poi?”

Nel grido “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”, c’è il dramma dell’uomo che si sente abbandonato da tutti, anche dal Padre.

Gesù nel Getsemani ha vissuto pienamente la fatica dell’uomo. Ma alla fine prevale il “Sia fatta la Tua volontà, non la mia”. Gesù ha vissuto con intensità questa cosa, con la difficoltà degli uomini ha affrontato il dramma del fallimento, dell’abbandono, del dolore. Ma proprio perché non ha “salvato la pelle” è la Parola di Dio che salva. La salvezza è affidarsi al Padre. Nel giorno di Pasqua potremo proclamare che questa salvezza è data a noi».

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