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venerdì, Aprile 3, 2020
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    Osservatorio 20-03 / La certezza di un abbraccio

    Fanno bene il Papa e i Vescovi a insistere sul fatto che le chiese, comunque, stiano aperte, anche se non si possono “convocare” i fedeli per le celebrazioni liturgiche. Qualcuno potrebbe sottolineare che, se la gente non può uscire e tra i permessi per uscire non è contemplata la scelta di fare una visita in chiesa, queste stesse non hanno ragion d’essere di rimanere aperte.

    A parte che si potrebbe fare una riflessione sul perché tra le opzioni per uscire non ci sia quella di “andare a pregare in chiesa”, confrontandosi sulla totale “dimenticanza”, da parte dello Stato, della dimensione spirituale della persona, pur (o proprio) in una situazione di crisi come quella che stiamo vivendo…dicevamo comunque che è giusto che le nostre chiese restino comunque aperte, perché, nonostante le strade deserte, testimoniano un filo di speranza che la crisi attuale sembra non lasci troppo intravedere.

    Quella speranza che deriva dalla certezza che in quella chiesa, con le sue “porte aperte” c’è Gesù Cristo nell’Eucaristia, che non è semplicemente nel tabernacolo che ci aspetta, ma la cui dimensione sacramentale e spirituale “esce” da quella chiesa per andare tra le nostre case, per incontrare le persone nelle loro case, oltrepassando le porte chiuse materialmente, ma soprattutto quelle dei nostri cuori, delle nostre paure, delle nostre incertezze,… potremmo dire che le porte aperte delle nostre chiese le vediamo come un grande abbraccio con il quale il Signore incontra l’uomo e lo vuole rassicurare e aiutare

    Quelle “porte aperte” sono il segno di un amore, di una grazia, di un sollievo che entra nelle nostre case, che si diffonde tra le corsie degli ospedali, non solo per aiutare le persone malate, ma anche coloro che con il loro prezioso servizio curano queste persone, a tutti i livelli.

    L’abbraccio del Signore che entra nei nostri cuori, che allevia le nostre sofferenze, non solo quelle fisiche, che raddrizza i nostri pensieri, che ci raccoglie con sé con la tenerezza propria di un abbraccio.

    Vediamo ogni giorno sui social immagini di vescovi e sacerdoti che “portano” il Santissimo sulle strade deserte dei nostri paesi e città, non solo per portare una benedizione, ma soprattutto per testimoniare una presenza.

    Immagini che, se pur potrebbero suscitare velate critiche dai liturgisti, in realtà “fotografano” proprio il significato delle chiese “aperte”, in quanto rendono visibile l’abbraccio di Gesù per la sua gente.

    Da una parte strade deserte, che portano tristezza, che sembrano soffocare ogni speranza, giriamo lo sguardo e vediamo una chiesa aperta…ci rasserena, ci dà fiducia, perché sappiamo che in quella chiesa non c’è Uno che “si nasconde”, ma “Colui che si fa trovare”, in ogni momento della nostra vita!

    Dep

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