Catechesi di testimonianza

Una catechesi in uscita e rivolta ai giovani. Il convento dei frati cappuccini di Vigevano organizza quattro incontri dal titolo “Dire bene… così come sei” dedicati alle testimonianze dal mondo della famiglia, delle comunità LGBTQ+, della malattia e del carcere. «Abbiamo scelto di concentrarci sulle testimonianze – afferma fra Giuseppe Fornoni, guardiano del convento di corso Genova – per non partire dai dogmi e dal catechismo, ma direttamente da chi vive queste situazioni e da come la fede li sta sostenendo o li ha sostenuti in questo cammino».

I TEMI I quattro appuntamenti si succederanno ogni lunedì alle 21 presso la sala teatro del Gifra a partire dal 19 febbraio. Il primo sarà intitolato “Benedire coloro che tradiscono e abbandonano” e avrà come protagonista Antonella Spina, «una donna abbandonata dal marito – spiega fra Fornoni – che rimane fedele al matrimonio». Seconda tappa del percorso “Benedire tutte le forme d’amore”, viaggio nella comunità LGBTQ+ in compagnia di fra Paolo Giavarini, che «proviene dalla diocesi di Bergamo, all’avanguardia nella pastorale in questo ambito, rivolta non solo agli appartenenti alla comunità, ma anche ai familiari». Terzo spunto “Benedire coloro che soffrono e muoiono”, riflessione a partire dall’esperienza di Elena Canavese, presidente dell’associazione “C6SILOKU” che lavora presso gli hospice e si occupa di accompagnare i malati terminali. Ultima testimonianza dedicata a “Benedire i carcerati”, al centro la figura di don Marcellino Brivio,

un prete ambrosiano con una rete fittissima e che, essendo anche cappellano a Opera a contatto con detenuti al 41 bis, credo che di esperienze forti ne abbia vissute.

SGUARDO FUORI L’idea di una catechesi impostata su questi temi è nata dalla lettura della Dichiarazione “Fiducia supplicans” a cura del Dicastero per la dottrina della Fede, di cui è responsabile il cardinale Victor Manuel Fernandez. «Nel testo – commenta fra Fornoni – si afferma che a nessuno è negata una benedizione; ci siamo chiesti quali fossero le persone che avessero bisogno di una benedizione all’interno della Chiesa o entrandone a farne parte, magari per accompagnare momenti di fatica». Gli appuntamenti sono rivolti «a persone che stanno vivendo momenti di passaggio della vita e soprattutto vogliamo arrivare ai giovani. Li abbiamo rivolti soprattutto a loro, ai ragazzi del Gifra e della Diocesi, che invito a partecipare, anche perché queste sono realtà con cui si confrontano o con cui potrebbero doversi confrontare». Si teme una crisi di rigetto di fronte ad argomenti che dividono la comunità cristiana e che non sono recepiti ovunque? «Non so se la comunità del Gifra e diocesana siano pronte, ma penso che sia tempo di farlo. A me piace dire che tra il dire e il fare c’è di mezzo il cominciare. Una maggiore apertura è importante, prima di tutto per chi vive alla sequela di Francesco: la realtà Gifra ha fatto tanto, ma gli chiedo di non temere di comunicare e di tenere aperta la porta e anzi di varcarla, senza timore».

Giuseppe Del Signore

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