Cei, sperare nonostante la guerra

Si è conclusa il 16 novembre la 78esima assemblea Generale Straordinaria della Cei, svoltasi ad Assisi a partire dal 13 novembre. In tutto 202 i membri presenti, insieme a 10 Vescovi emeriti e a diversi rappresentanti di presbiteri, religiosi e religiose, degli Istituti secolari e della Consulta nazionale delle aggregazioni laicali. A presiedere i lavori il cardinale Presidente monsignor Matteo Zuppi. Presente anche il Nunzio apostolico in Italia, card. Emil Paul Tscherrig.

ORDINE DEL GIORNO Tanti i temi sul tavolo, ma a dominare è stato quello della speranza, paradossale in un contesto storico come quello attuale, attraversato da fermenti di violenza e venti di guerra. «Pensando a questa introduzione – ha esordito il card. Zuppi aprendo i lavori – mi sono chiesto cosa mi stia più a cuore in questo tempo assai delicato, che la nostra Chiesa e l’umanità intera stanno attraversando: è la speranza. Questa libera dal suo contrario, la velenosa disillusione con quello che comporta e la disperazione che prende quando il buio avvolge tutta la vita». In questa linea ha proseguito ricordando come il modello per la Chiesa in questo tempo sia la figura di Abramo che, come ricorda l’apostolo Paolo, «credette, saldo nella speranza contro ogni speranza, e così divenne padre di molti popoli, come gli era stato detto: Così sarà la tua discendenza» (Rm 4,18).

RIFLESSIONE Animati da questo sguardo, i Vescovi hanno considerato l’attuale situazione del Paese, con i numerosi problemi che emergono in ogni settore, con una particolare attenzione «ai giovani, spesso lontani dalle comunità ma bisognosi di riferimenti. Senza con questo dimenticare alcune fatiche molto concrete, come il caro affitti e quelle condizioni abitative che precludono una certa stabilità». Occhio puntato anche su migranti e persone in situazioni di forte fragilità, per i quali si è ricordato come «nel riconoscimento e nell’esercizio dei diritti umani è necessario aver riguardo della rete di relazioni in cui ogni persona è inserita, considerando ogni essere umano nel tessuto della propria comunità e non in un astratto ed egoista individualismo».

PACE La giornata del 15 è stata dedicata alla preghiera per la pace, soprattutto in Terrasanta, con la Celebrazione eucaristica nella basilica di San Francesco e l’ascolto della testimonianza, in collegamento video, del card. Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme dei Latini, che ha presentato la situazione attuale. «Preghiamo – questo il suo invito – per tutte le vittime innocenti. La sofferenza degli innocenti davanti a Dio ha un valore prezioso e redentivo, perché si unisce alla sofferenza redentrice di Cristo. Che la loro sofferenza avvicini sempre di più la pace e non contribuisca a generare altro odio». In risposta a questo invito, i Vescovi hanno approvato una Dichiarazione per la pace nella quale con molta chiarezza si afferma come «non possiamo rassegnarci al silenzio: sentiamo forte l’imperativo a comunicare il Vangelo dell’unità e della riconciliazione in un mondo sprofondato nelle tenebre ma desideroso di luce».

PUNTO SEMINARI Guardando poi a questioni più interne alla Chiesa italiana, è stata approvata la nuova “Ratio fundamentalis” per i seminari, che ha rimarcato l’importanza della formazione permanente per rispondere alle sfide della società attuale e per venire incontro alle mutate condizioni della vita e del ministero dei presbiteri. La rilettura del Cammino sinodale della Chiesa italiana e la valutazione della situazione dei dati forniti dal Servizio di Tutela dei minori e delle persone fragili hanno costituito, poi, l’ultimo grande tema di riflessione, in attesa del prossimo appuntamento plenario a maggio.

don Carlo Cattaneo

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