Domenica di Pasqua di Resurrezione

«O Padre, che in questo giorno, per mezzo del tuo unico Figlio, hai vinto la morte e ci ha aperto il passaggio alla vita eterna, concedi a noi, che celebriamo la Pasqua di risurrezione, di essere rinnovati nel tuo Spirito, per rinascere nella luce del Signore risorto».

L’annuncio pasquale risuona oggi nella Chiesa: Cristo è risorto, Egli vive al di là della morte, è il Signore dei vivi e dei morti. Nella notte più chiara del giorno la parola onnipotente di Dio, che ha creato i cieli e la terra e ha formato l’uomo a sua immagine e somiglianza, chiama a una vita immortale l’uomo nuovo, Gesù di Nazaret, figlio di Dio e di Maria. Questa buona e bella notizia viene data nella liturgia attraverso le preghiere, i riti e il percorso delle Scritture che ci vengono proposte; qui ci soffermeremo su quest’ultime.

Nella prima lettura, tratta dagli Atti degli Apostoli (At 10,34. 37-43), ascoltiamo l’annuncio cristiano che Pietro indirizza al primo pagano convertito, il centurione Cornelio; il discorso è tutto incentrato sulla figura e sull’attività di Gesù il risorto e può suggerire a noi uno stile di evangelizzazione: partire dai fatti, dalle attese delle persone, dei destinatari concreti; confrontare queste attese col contenuto essenziale del Vangelo e offrire un annuncio di pace e di giustizia che è la salvezza, dono di Dio per tutti gli uomini:

a chiunque crede è offerto il perdono dei peccati.

Nella seconda lettura, presa dalla lettera di san Paolo ai Colossesi (Col 3,1-4), si parla delle esigenze per la vita cristiana della salvezza ottenuta in Cristo: colui che è risorto con Cristo è ormai teso al possesso della vita ricevuta nel Battesimo, che è vera partecipazione al Suo mistero; perché l’uomo nuovo è l’uomo vero, così come Dio lo ha concepito da sempre. L’uomo nuovo non è un altro uomo, strappato dalla condizione terrestre per essere posto in un paradiso qualsiasi; l’uomo vecchio vive nell’illusione di poter attuare il suo destino ricorrendo alle sole sue risorse, l’uomo nuovo invece vuole compiere perfettamente il volere di Dio, che solo può ammetterlo alla condizione filiale, in un’unione intima e costante che eticamente si estende a tutta la sua vita, a tutte le sue relazioni.

Infine, il Vangelo, quello di Giovanni (Gv 20, 1-9). La presentazione della Risurrezione è evocata con un’inquadratura presso la tomba (vuota) del Signore. Qui vengono evidenziati alcuni elementi che caratterizzano come i primi discepoli hanno vissuto la fede nell’episodio della Risurrezione, mai descritto nella Bibbia perché supera la pura sperimentabilità umana e storica: pietra rotolata, sepolcro vuoto, bende abbandonate e sudario sono diventati segni per chi è stato disponibile alla fede: saperli vedere con sguardo profondo e umile è accogliere ed entrare nel mistero.

don Luca Fratelli

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