L’Istituto Negrone si prepara a tornare operativo dopo un intervento di ristrutturazione che non riguarda solo gli spazi, ma soprattutto la funzione sociale che questi ambienti sono chiamati a svolgere. Nella giornata di domani, sabato 31 gennaio, è in programma un incontro sullo stato di avanzamento dei lavori, non una vera inaugurazione, ma un momento di restituzione rivolto agli enti coinvolti e a chi ha contribuito al percorso. Per l’inaugurazione vera e propria ancora un po’ di pazienza, indicativamente per metà febbraio.
GIOVANI Il cuore del progetto guarda ai giovani, in particolare a quelli che rischiano di rimanere ai margini. «L’obiettivo è lavorare sul disagio giovanile e scolastico, prevenire la dispersione e intercettare i Neet, cioè quei ragazzi che non studiano e non lavorano», spiega don Antonio Mercuri, direttore della Fondazione Pio Istituto Negrone. La strategia è fondata su laboratori educativi di diversa natura, partendo da quelli tecnologici e di empowerment personale, fino ad arrivare a momenti strutturati di confronto.
La base fondamentale è accoglierli e ascoltare i loro bisogni – continua – A partire da lì proviamo a costruire insieme a loro dei percorsi che abbiano senso.
TERRITORIO Alcuni progetti, finanziati da Regione Lombardia, prevedono «anche uno spazio Informagiovani, pensato come luogo aperto in cui i ragazzi possano conoscere le realtà del territorio – racconta don Mercuri – orientarsi tra opportunità formative e lavorative, imparare a scrivere un curriculum o avvicinarsi a esperienze concrete di inserimento professionale». Sul piano economico e istituzionale, il progetto poggia su una rete articolata. Gli interventi di ristrutturazione e diversi laboratori sono stati resi possibili grazie al sostegno di Fondazione Cariplo e Regione Lombardia, ma nel corso degli anni non è mancato l’appoggio di Fondazione Piacenza e Vigevano, Fondazione Banca del Monte, Caritas di Vigevano ed Enaip. «Mentre per le progettualità legate allo spazio Informagiovani e per la maggior parte dei laboratori che realizziamo – specifica il direttore – il capofila è il Comune di Vigevano».
ATTESA Sebbene la ripresa sia dietro l’angolo, l’appuntamento di domani servirà a fare il punto. «Presenteremo lo stato di avanzamento dei lavori e alcune delle attività educative che portiamo avanti, insieme agli enti che hanno contribuito alla ristrutturazione», prosegue don Mercuri. Un passaggio intermedio, in attesa di un’apertura più ampia alla città, quando il Negrone tornerà a essere uno spazio vivo e attraversato dai giovani. In questo senso il Negrone si propone come presidio educativo stabile, capace di fare rete e di offrire continuità, non interventi temporanei. L’idea è quella di uno spazio riconoscibile e sicuro. «È un lavoro lungo – conclude il direttore dell’Istituto – che richiede pazienza, ma crediamo che investire sui giovani significhi investire sul futuro della comunità. Un percorso che punta a dare risposte reali a fragilità spesso invisibili, valorizzando le potenzialità e non solo le difficoltà».
Rossana Zorzato



