Unzione e cura degli infermi

La Sacra Unzione Degli Infermi, come professa e insegna la Chiesa cattolica, è uno dei sette sacramenti del Nuovo Testamento, istituito da Cristo nostro Signore, adombrato come tale nel vangelo di Marco (Mc 6,13) e raccomandato ai fedeli e promulgato da Giacomo, apostolo e fratello del Signore. «Chi è malato, egli dice, chiami a sé i presbiteri della Chiesa e preghino su di lui dopo averlo unto con olio nel nome del Signore; e la preghiera fatta con fede salverà il malato; il Signore lo rialzerà e se ha commesso peccati, gli saranno perdonati (Gc 5,14-15)».

NON UN REQUIEM La dottrina circa la sacra Unzione è inoltre esposta nei documenti dei Concili Ecumenici, cioè del Concilio Fiorentino, e soprattutto del Tridentino e del Vaticano II. Il Concilio Vaticano II contiene queste affermazioni: «L’Estrema Unzione, la quale può essere chiamata anche, e meglio, “Unzione degli Infermi”, non è il sacramento soltanto di coloro che si trovano in estremo pericolo di vita. Perciò, il tempo opportuno per riceverlo ha certamente già inizio quando il fedele, per malattia o per vecchiaia, comincia a essere in pericolo di morte». E che l’uso di questo sacramento rientri nelle sollecitudini di tutta la Chiesa, è dimostrato da queste parole: «Con la sacra Unzione degli infermi e con la preghiera dei presbiteri, tutta la Chiesa raccomanda gli ammalati al Signore sofferente e glorificato, perché rechi loro sollievo e li salvi, anzi li esorta a unirsi spontaneamente alla passione e alla morte di Cristo, per contribuire così al bene del Popolo di Dio».

DONO DI GRAZIA Sono molti i passi dei vangeli da cui traspare la premura di Cristo Signore per i malati: egli li cura nel corpo e nello spirito, e raccomanda ai suoi fedeli di fare altrettanto. Ma il segno principale di questa premura è il sacramento dell’Unzione: istituito da Cristo e fatto conoscere nell’epistola di san Giacomo. Premura affidata poi alla sua Chiesa, ai sacerdoti che sono i soli ministri propri dell’Unzione degli infermi. Tenendo presente quanto appena detto sopra e guardando all’esperienza quasi trentennale, come Cappellano dell’ospedale civile della città di Vigevano, mi sento di pronunciare come prima osservazione che ancora oggi i fedeli delle nostre comunità parrocchiali non hanno conosciuto la bellezza, l’utilità, il valore e l’importanza di questo sacramento. La ricchezza di grazia che ne deriva attraverso una consapevole celebrazione. Purtroppo non lo si conosce ancora!

CAPISCE ANCORA La gran parte lo teme come se fosse il sacramento della buona morte. E’ facile ascoltare da parte dei famigliari o parenti anche espressioni come «non si faccia sentire», addirittura «non si faccia vedere», «è ancora presto», «è ancora cosciente», «ha gli occhi aperti», «capisce ancora» e tante altre cose simili. Sono veramente rari i cristiani che durante l’esperienza della malattia con conoscenza e fede fanno richiesta del sacramento dell’Unzione. Sono veramente rari i malati che si abbandonano alla volontà del Padre, nella loro personale esperienza di sofferenza, unendosi volontariamente alla passione di Cristo che volontariamente la abbracciò in obbedienza alla volontà di Dio Padre. Direi che le nostre comunità cristiane della chiesa diocesana hanno ancora e con urgenza bisogno di arrivare a conoscere e così sperimentare quanto è veramente grande l’amore di Dio nei nostri confronti, passando proprio anche attraverso l’esperienza dolorosa della malattia; dove Dio non ci abbandona ma ci può redimere dalle nostre povertà offrendoci la sua salvezza attraverso questo sacramento di Unzione, Carità, Consolazione e Misericordia.

don Osvaldo Andreoli

Le ultime

Viaggio in parrocchia / Garlasco, la chiesa dedicata alla Beata Vergine Assunta e a Dan Francesco

La chiesa parrocchiale di Garlasco, dedicata alla Beata Vergine...

Mede, festa di leva con rissa

Il maltempo dà tregua ma "piovono" sberle. É successo...

La sfida: l’esame orale di maturità anche per le prof

Sono 526.317mila gli studenti pronti a diventare finalmente “maturi”....

L’impegnativo ruolo degli animatori, tra servizio e responsabilità

Hanno il compito di vigilare sui ragazzi, di seguirli...

Login

spot_img
araldo
araldo
L'Araldo Lomellino da 120 anni racconta la Diocesi di Vigevano e la Lomellina, attraversando la storia di questo territorio al fianco delle persone che lo vivono.