“Porte aperte”, gli oratori si fanno comunità che accoglie

Potenziare le realtà oratoriali, accrescendo la responsabilità educativa della comunità adulta e degli enti del territorio. È da questa immagine che prende forma Porte Aperte, il progetto che sta coinvolgendo dieci realtà oratoriali della Diocesi di Vigevano grazie a un’alleanza tra Fondazioni Caritas e Pio Istituto Negrone, i Comuni, la Polisportiva Lomellina, il Gruppo Start, gli scout di Mortara e con il sostegno di Fondazione Cariplo, Fondazione Peppino Vismara e 16 Fondazioni di Comunità.

PROGETTO L’obiettivo è chiaro: rafforzare gli oratori come spazi educativi e aggregativi, valorizzando la responsabilità adulta e il protagonismo giovanile. “Progettare con i ragazzi e per i ragazzi” è la visione condivisa da parroci, enti partner, équipe educativa e comunità. Gli oratori coinvolti sono quelli cittadini di San Pietro Martire, Pellegrina, Addolorata, Sacro Cuore e Fatima, oltre a Cassolnovo, Mortara, Gambolò, Sannazzaro e Parona. Da ottobre prenderà avvio un percorso di formazione fondato sulla peer education, ovvero l’educazione tra pari, che offrirà ai giovani strumenti per rafforzare le life skills e capacità comunicative, così da diventare a loro volta formatori dei più piccoli. Parallelamente nasceranno progetti concreti nei singoli oratori, come doposcuola, laboratori teatrali, Young Cafè, insieme a spazi di confronto intergenerazionale per famiglie e ragazzi. A guidare il percorso l’équipe composta dalla psicologa Antonella Auletta, dalla pedagogista Emanuela Basetta e dall’educatrice Alice Agostino. Il bando, avviato nel 2024, ha interessato 177 oratori lombardi, con cinque i progetti finanziati come interventi di sistema, tra cui quello della nostra diocesi. La durata prevista è tra i due e i tre anni. Il primo anno ha permesso di definire il modello educativo e di mappare risorse, bisogni e visioni delle singole comunità.

POTENZIAMENTO «Fare un lavoro di ricognizione dell’esistente – spiega Auletta – non soltanto significa tracciare i confini di quelle aree del bisogno, che richiedono dunque un potenziamento o un lavoro di rafforzamento educativo, ma vuole dire individuare quell’area del desiderio che orienta le energie e sostiene le possibilità di crescita e miglioramento dell’individuo». Un progetto che si fonda sull’educazione tra pari, dove i giovani non solo destinatari, ma protagonisti. «Porte aperte: giovani protagonisti in Lomellina è molto di più di un progetto – sottolinea Basetta – è un invito concreto a riconoscere nei giovani non soltanto il futuro, ma il presente vivo delle nostre comunità». Un’attenzione che riecheggia nel motto di don Milani, “I care” mi importa, ho a cuore. A ribadirlo anche l’educatrice Alice Agostino per cui «essere presenti nei luoghi e nei tempi in cui i ragazzi cercano ascolto e significato significa dire concretamente “qui c’è posto per te”.

Rossana Zorzato

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