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martedì, Dicembre 7, 2021
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    Settimana sociale, le buone pratiche per il cambiamento

    Disseminare l’Italia di buone pratiche. La transizione ecologica e la costruzione de “Il pianeta che speriamo” che sono al centro della Settimana sociale di Taranto si possono portare avanti anche con l’attualizzazione della parabola del seminatore: non dappertutto il seme attecchirà, ma è necessario spargerlo se si vuole che incontri la «buona terra» e frutti «cento volte tanto». Per questo gli organizzatori della Settimana hanno iniziato a raccogliere i germogli che già ci sono e che in molti casi sono ormai solide piante, costruendo una “Mappa delle buone pratiche” che può essere una prima occasione di riflessione e di confronto per le diverse realtà italiane. Una rete che si estende in tutta Italia e che coinvolge 31 tra Comuni e istituzioni, 38 enti del Terzo settore, 139 aziende, da quelle di maggiori dimensioni a quelle agricole, passando per quelle artigiane e culturali.

    IL VERDE Molte delle iniziative riguardano l’agricoltura sociale, la coltivazione biologica e a km0, l’inclusione sociale attraverso il lavoro della terra. E’ il caso della cooperativa sociale “Il talento” di Fermo, che si rivolge a persone con disabilità, oppure della cooperativa “Nazareth” di Cremona, che offre la possibilità di trovare un’occupazione a soggetti fragili, impegnati nella produzione di ortaggi e frutta, nell’avvio di un piccolo frutteto e nella preparazione delle verdure per la casa circondariale locale, oppure la cooperativa “R-accogliamo” (vicino Eboli), che si rivolge a rifugiati, migranti e minori a rischio di esclusione, ma anche di vere e proprie realtà economiche come la cooperativa Girolomoni in prossimità di Urbino, che alimenta una filiera interamente bio con oltre 400 agricoltori coinvolti, o ancora di Agricodem di Catanzaro, specializzata nella nutrizione e nella difesa delle colture con prodotti che rispettano le risorse naturali, e “Alimenti Cardelli”, un alimentare di paese come tanti – si trova a Montecosaro nelle Marche – che nel tempo ha fatto della selezione dei prodotti e della cura sia del cliente sia delle ricadute della propria attività sul prossimo il suo mantra, all’insegna dell’Economia di comunione e del Movimento dei focolari. Diversa l’esperienza del “Birrificio Lara”, che produce una birra artigianale molto apprezzata – studiata e premiata da università come quella di Praga – usando prodotti a chilometro zero e avendo come filosofia «ispirare momenti di condivisione e felicità tra le persone».

    AZIENDE Non mancano anche le realtà imprenditoriali e artigianali. Restando in Sardegna, il laboratorio di tessitura “Tèssere” recupera eccedenze tessili e le coniuga con materie prime prodotte in loco, spostandosi in un’altra isola, in Sicilia la sartoria sociale “Kano” ha unito le storie di una maestra di cucito, di alcuni artigiani locali e di un gruppo di rifugiati africani per un progetto che ha “cucito” anche i rapporti con Rwanda e Gambia, in viaggi di scambio e crescita. Senza cambiare settore, “Modaimpresa” è una realtà di Isernia all’insegna dell’auto-imprenditorialità e della condivisione del know-how, dipendenti che hanno risposto alla crisi del lavoro investendo su loro stessi come imprenditori e ora offrono servizi di outsourcing e progetti “chiavi in mano”. In Puglia invece è maturata l’esperienza di “Ferilli Eyewear”, ditta che fa occhiali made in Italy usando materiali ricavati dalla disidratazione del fico d’india, mentre altrove ci sono esempi che provengono da ambiti che fanno i conti con un maggiore impatto ambientale: a Ravenna il consorzio Emas riunisce sindacati, Confindustria, Ccia, imprese chimiche a sostegno di un attestato che certifica il valore aggiunto della riqualificazione e l’adozione di modelli sostenibili, un percorso compiuto sin qui da 17 imprese tra petrolchimico e servizi ambientali, per un totale di 1800 dipendenti. A Fermo la “Tre Elle srl” è un’azienda di carpenteria metallica che si è impegnata nella formazione e nell’avviamento al lavoro di giovani e persone in difficoltà, Weedea in Umbria è un’azienda digitale attiva nello sviluppo del benessere sociale.

    TERZO SETTORE A cui guardano anche altre realtà che fanno della solidarietà un caposaldo della loro azione. “Alambicco” è una cooperativa di Conselve che si è specializzata nel social co-housing e nell’inclusione sociale dei disabili, il “Melograno” di Grosseto si impegna nella formazione di chi affronta una situazione di disagio, offrendo percorsi in edilizia, igiene urbana, turismo, accoglienza, front office, pulizia, manutenzione del verde. C’è anche un’attenzione specifica alla cultura, ad esempio “GenerAzioni” da diversi anni unisce valorizzazione del territorio, opportunità di lavoro per giovani e organizzazione di ritiri, convegni, vacanze, attività culturali varie nell’area di Fano. In Sicilia viceversa la cooperativa “Valli Basiliane” si occupa di promozione turistica e culturale cercando il coinvolgimento di tutta la comunità locale.

    FILOSOFIA E Vigevano e la Lomellina? Anche a livello locale non mancano esperienze di questo tipo, che tuttavia avrebbero bisogno di essere maggiormente diffuse, per essere conosciute e diventare patrimonio del territorio. Un esempio positivo è costituito da Rete cultura, che quest’anno festeggerà la quinta edizione del Festival delle trasformazioni, capace di coinvolgere le tante anime dell’associazionismo vigevanese in un momento di confronto culturale dedicato proprio alla riflessione sulle “buone pratiche” che le middle town italiane hanno saputo mettere in campo per rigenerarsi e avviarsi sul sentiero di un mondo eco e socio-sostenibile.

    Giuseppe Del Signore

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