«Qui ad Alagna possiamo uscire di casa senza chiudere la porta a chiave». Con una rapida pennellata il sindaco Renato Lavezzi dipinge un intero paesaggio. E lui se ne intende, perché tra le sue passioni c’è la pittura.
RITRATTI Con quadri che non si limitano a raffigurare semplici vedute di un paese, ma ne catturano lo spirito, ritraendo i suoi abitanti non come macchiette stereotipate, ma restituendo alla tela la loro anima più profonda. Donne anziane che spazzano il pavimento, comari che discutono, artigiani al lavoro, qualcuno seduto al bar con una sigaretta accesa… E tra quelle volute di fumo può capitare di scorgere una storia, un’ombra, una voce. Come quella di tutto il paese, che qualche anno fa si è levata unanime contro il progetto di un enorme campo fotovoltaico che una multinazionale francese voleva realizzare e poche centinaia di metri dal centro abitato. A ospitare il primo incontro pubblico, il salone della parrocchia guidata da don Virginio Cantoni.
LA CHIESA «Qui mi trovo bene — racconta il sacerdote — anche se con il catechismo per i bambini la situazione è peggiorata, perché la comunità è già piccola e molti non partecipano. C’è una certa difficoltà e per questo abbiniamo le classi, che a volte singolarmente contano due e tre ragazzini. Poi loro prendono strade diverse, e dopo la Cresima si allontanano. In pochi vengono alla messa domenicale, però ci sono molti volontari che prestano la loro opera, e una buona collaborazione col Comune». Il sindaco Lavezzi conferma: «La nostra è una piccola ma bella e sentita comunità. L’importante è coinvolgere le persone, sono convinto che la gente recepisca. Basta chiedere e i cittadini danno. Per dieci anni le maestre chiedevano volontari per la scuola materna e non hanno mai ottenuto nulla. Quando sono diventato sindaco ho chiesto e ho trovato un entusiasmo che non mi aspettavo. Anche a livello parrocchiale la gente aiuta il don in giardino, pulisce, fa piccoli ritocchi alla chiesa, e lo fa col cuore». Circa 800 abitanti, un negozio di alimentari che sta per aprire a Casa Volpi (storica ex panetteria) e una piccola biblioteca che può contare sull’interprestito: «E’ un servizio che funziona bene — spiega la presidente Laura Freddi — anche se si legge poco. Sarà perché qui ci sono da fare le scale… Abbiamo anche sistemato delle cassettine di libri al bar e dal medico».
CULTURA Si legge poco, ma si scrive tanto. «All’inizio lo fai per te stesso — conferma la poetessa Angela Fullone — poi non ti basta più e vuoi che anche gli altri ti leggano. Qui mi piacerebbe organizzare un incontro fra poeti». Dalla poesia alla pittura il passo è breve, e ha portato Renato Lavezzi a collaborare con numerosi artisti. Tra loro Giancarlo Bordiga: «A 13 anni ho dipinto la mia prima natura morta su una tavoletta di legno, con i tre colori primari. Mi piace guardare i quadri degli altri, ma fare cultura è difficile. A Casa Volpi abbiamo tenuto una mostra con 40 iscritti, poi alla fine solo 4 o 5 partecipano alle riunioni periodiche. Però vogliamo stuzzicare la curiosità della gente, e qualcosa si sta muovendo». La curiosità c’è, in effetti: un cartello stradale avverte che è in funzione un servizio di controllo del vicinato. Così si può lasciare la porta aperta.
«Mi sembra d’esserci da sempre»
Paola Mizar Paini è nata a Marcignago, e abita ad Alagna da quasi 12 anni. Ma è come se qui ci fosse nata. «Da quanto mi sono trasferita? Forse da 2014, ma devo dire una cosa. Qua sto così bene che mi sembra di abitarci da sempre». Per il paese un complimento bellissimo; sarà che Paola — ex assistente al traffico autostradale con la passione per la scrittura creativa— con le parole ci sa fare. Ha infatti al suo attivo una ricca serie di libri, tra raccolte di racconti e romanzi gialli, fantasy, thriller e fiabe per bambini, nonché storie romantiche come quella di recentissima pubblicazione che ricostruisce le origini di un altro borgo lomellino, Mezzana Bigli. Paola ha conquistato un posto di rilievo nel mondo dell’editoria col poliziesco “La casa delle ombre” (Frilli) che ha vinto il primo premio del concorso “Provincia in giallo” nel 2019 e che è ambentato a Lomello. Ma non ha dimenticato Alagna, che fa da sfondo al suo primo libro “Angeli innocenti”, dove esordisce il maresciallo Marchi, protagonista di avvincenti indagini.
Martina, il coraggio di non arrendersi mai
Un posto tranquillo, forse anche troppo. È così che Martina Scappini vede Alagna, il paese in cui vive da ormai 18 anni. Lei ne ha 23, e ha sempre sognato di fare la parrucchiera. Un sogno che per ora non si è realizzato, a causa di un problema che l’ha costretta ad abbandonare gli studi. Sclerosi multipla: una diagnosi che può far paura, ma che per Martina è stata l’occasione di scoprire la solidarietà di tanta persone. «Non tutti qui sanno della mia malattia, ma chi lo sa si preoccupa di come sto, di come procedono i controlli. Alagna è un paesino un po’ dimenticato, purtroppo. Non ci sono negozi, né pizzerie… E a volte è frustrante, mi metto nei panni di chi purtroppo è anziano o non ha modo di spostarsi. In compenso c’è un bel laghetto dove pescare e passare i pomeriggi, li è molto rilassante. Tra cittadini devo dire che si va d’accordo. Le poche volte che mi fermo al bar qui, c’è sempre allegria». Uno stato d’animo che aiuta Martina ad affrontare la sua sfida con tanto coraggio.
Come il buon vero pane di campagna
L’impressione, arrivando in paese, è quella di un luogo che custodisce ancora un silenzio vero. Non il silenzio vuoto, ma quello pieno di cose: trattori lontani, campane, vento tra i pioppi, l’acqua nei fossi. Ogni casa pare avere una storia di famiglie, raccolti, partenze, ritorni. E ad Alagna questa sensazione si sente molto. Il paese è piccolo, meno di mille anime, e questo cambia tutto. La gente si conosce, o almeno si riconosce. C’è ancora il saluto per strada, la memoria lunga delle case e dei soprannomi. Lo spirito del luogo è un misto di discrezione e testardaggine contadina. Non amano troppo esibirsi gli alagnesi, ma hanno un forte senso del territorio. E poi c’è quell’aria da “Lomellina centrale”, diversa sia dalla città sia dalla campagna-cartolina. Qui la bellezza è più sottovoce. Sta nelle stagioni. In autunno, quando la nebbia sale verso sera e il castello dei Malaspina sembra galleggiare nel bianco. In estate, quando le risaie riflettono il cielo e il paese pare sospeso dentro uno specchio d’acqua. In inverno, con i bar che diventano piccoli porti dove si parla di raccolti, calcio, politica locale e ricordi. Il castello, la chiesa di San Germano, i resti antichi disseminati nel borgo non fanno “turismo spettacolare”: sembrano piuttosto cose rimaste lì, consumate dal tempo, integrate nella vita quotidiana. Ed è forse questa la vera anima di Alagna: la continuità. Il passato non è museo, è ancora paesaggio umano. C’è anche una certa malinconia dolce, tipica della Lomellina. I giovani che spesso vanno via. Le case grandi abitate da poche persone anziane. Le saracinesche abbassate accanto a orti curatissimi. Ma dentro questa malinconia c’è qualcosa di ostinato e poetico. Come il pane duro e buono delle campagne: semplice, essenziale, vero. Ad Alagna si vive probabilmente bene se si cerca spazio mentale, lentezza, relazioni umane non troppo artificiali. Male, invece, se si ha bisogno continuo di rumore, eventi, vetrine, velocità. È un paese che non seduce subito: bisogna starci un po’, magari in una sera di novembre, con l’odore della legna nell’aria e una luce gialla dietro le tende, per capire davvero che anima ha.
Davide Zardo





