Viaggio in Parrocchia / Beata Vergine Addolorata, una comunità viva

Una parrocchia, quella della Madonna dell’Addolorata, nella quale i parroci, sia del passato come don Ciocca e don Pino, sia di oggi come don Luigi Colombo sono «riusciti a capire e a far capire quanto sia importante sentire la parrocchia come un organismo vivo al quale tutti partecipano, con una appartenenza che deve far sentire il singolo e la comunità coinvolti nei progetti che si attuano».

TRE PRETI A dirlo è lo stesso don Colombo, che la guida dal 1998 e che analizza la storia della parrocchia in via Madonna dei Sette Dolori: «Quando don Ciocca è arrivato nel 1920 c’era già comunità che era attiva da parecchio tempo: i laici si impegnavano, portavano avanti non solo tutta l’attività di culto ma si interessavano dei giovani attraverso l’oratorio, il teatro, l’attività di propaganda religiosa, l’attività laicale era molto attiva. Don Ciocca c’è stato fino al 1961 poi è venuto don Pino Sabaini che è rimasto fino al 1998, anno in cui sono arrivato io. In cento anni ci sono stati solo tre parroci, questa è una originalità della parrocchia è servita a dare una impostazione alla medesima, la nostra comunità vive anche di quello che i parroci hanno trasmesso nel tempo e si è radicato nel cuore delle persone. Don Ciocca è ricordato come il parroco che si è dedicato alla carità. Abbiamo due gruppi caritativi: la San Vincenzo che distribuisce le borse ai bisognosi, l’altro composto da famiglie giovani che creano eventi, momenti attraverso i quali cercare di dare una mano, sostenere chi vuole cambiare».

Don Pino è ricordato perchè ha dato intensità alla vita di fede, liturgica. Credo in questo spirito: vedere la parrocchia come qualcosa che mi appartiene, al quale devono contribuire perché fa parte della mia esistenza:

«non è più la parrocchia che è del prete, i parrocchiani hanno dentro di loro il desiderio di prendersi sulle spalle quella che è la vita della parrocchia e di portarla avanti, attraverso il loro impegno di laici».

L’ORATORIO Un impegno dei parrocchiani che si nota anche nella gestione e nell’amministrazione della vita comunitaria: «La gestione del nostro circolo parrocchiale è lasciata interamente ai laici che si interessano nel gestirlo in tutto. Abbiamo visto l’oratorio come un luogo di formazione a servizio dei ragazzi, abbiamo un gruppo di animatori che portano avanti le iniziative dell’anno: il nostro campo estivo in montagna, con il Grest. I ragazzi che frequentano sono legati a quelli del catechismo. Noi parliamo di percorso catechistico fatto attraverso fasi, dei percorsi che abbiamo pensato e chiamato “tappe”: uno inizia il catechismo in base a quello che i genitori vogliono, c’è chi lo inizia in seconda elementare, chi in terza: però, per tutti, c’è una prima, seconda, terza, quarta e quinta tappa. Da 5-6 anni abbiamo optato per il percorso di iniziazione cristiana che per noi è un percorso unico, raccogliamo 40-50 ragazzi per ogni tappa. Il catechismo è frequentato da cinque classi, sono 250 tra bambini e giovani direi che i numeri li abbiamo, ma la frequenza non è sempre al massimo».

COMUNITA’ VIVA Una bella presenza, nonostante battesimi, comunioni, cresime, matrimoni siano in diminuzione: «Comunione e cresime sono un unico sacramento da qualche anno, quindi i nostri numeri sono sempre tra i 40 e i 50 perché sono legati. Per i battesimi siamo a 25-30, funerali 90, con punte di oltre 100 ogni anno». Per don Colombo, comunque, la comunità dell’Addolorata è viva e vivace: «La comunità ha un presente fatto di persone che si interessano, coinvolti nella vita della parrocchia: il mio impegno è quello di far crescere sempre in loro questo sentimento di appartenenza, far comprendere come la vita della Chiesa passa attraverso la loro vita. Fa piacere quando alcuni genitori mi dicono “i ragazzi più grandi hanno preso l’oratorio come la loro casa”. Mi piace pensare che la nostra parrocchia nasca così come una famiglia di famiglie, capace di creare qualcosa di nuovo, rispondere alle esigenze di tutti cercando di non dimenticare mai nessuno».

Rossella: «L’incontro con l’altro mi arricchisce»

Rossella Iannibelli ha 45 anni e lavora come educatrice scolastica. È uno dei volontari più attivi nella parrocchia dell’Addolorata ed è impegnata soprattutto come catechista e nel gruppo Caritas, dopo aver fatto parte del coro e del Grest. «Siamo 15 catechisti divisi in 5 tappe, quindi 3 persone per tappa, e abbiamo un buon ricambio generazionale perché nel gruppo post cresima i ragazzi più grandi, dai 18 ai 25 anni circa, vengono formati da 2 adulti, e a cascata educano i più piccoli». In Caritas i volontari sono una ventina e si occupano del magazzino per il vestiario, delle borse alimentari e persino di fornire alle mamme passeggini e carrozzine che vengono poi restituiti quando i bambini sono cresciuti, in modo da aiutare altre famiglie. «Abbiamo un centro d’ascolto per conoscere le richieste di chi cerca un lavoro o ha bisogno di un aiuto economico – prosegue Ianibelli – e molte famiglie che sono state aiutate aiutano poi altre persone. Don Luigi Colombo ci dà molto spazio, e per me fare volontariato è una cosa naturale. Siamo un po’ come una grande famiglia con tanti bambini e tante zie, e si rispettano molto le esigenze di tutti. C’è anche chi confeziona lavoretti da casa, con un lavoro che non si vede ma c’è». Quanto resta di tutto questo impegno? «Ricevo molto in cambio, perché credo nello scambio, nella reciprocità. Venire a contatto con un materiale umano così ricco mi fa sentire appagata. L’incontro con l’altro mi ha sempre arricchito».

Ig, Dz.

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