Viaggio in Parrocchia / Parona, una comunità unita

Che comunità è quella di Parona? Lo chiediamo al parroco, don Riccardo Campari, che guida anche Albonese e Nicorvo. Don Riccardo è stato diacono dal 2008 all’Addolorata di Vigevano, e vicario dal 2009 al 2017.

GENTE DI CUORE «Qui mi trovo molto bene, i paronesi sono gente di cuore, generosi e presenti, molto impegnati, si collabora molto con comune e Pro loco.  È una bella comunità, c’è grande collaborazione tra le associazioni soprattutto per i poveri, per chi ha bisogno. Ho trovato una grande capacità di investire in risorse economiche, la gente risponde, non so se è un unicum». Come sono i parrocchiani? «Sono generosi, si lasciano mediamente coinvolgere, non è che non mollano, ma la cosa va fatta. Hanno appena allestito il 106° spettacolo al teatro parrocchiale. E poi hanno realizzato 200 coperte di lana per i poveri. La chiesa viene pulita da un gruppo di volontari. D’altro canto se una cosa non gli va non la fanno. É un bel ricordo di chi ha lasciato un segno. Stiamo inoltre preparando l’unità pastorale che dovrebbe essere attiva a settembre con Parona, Albonese, Nicorvo, Cilavegna».

I PREDECESSORI Cosa ti hanno lasciato come eredità spirituale i parroci tuoi predecessori? «Don Davide Colombo ha messo il seme dell’oratorio, lasciando una bella idea di sacerdote, i ragazzi di allora lo vedono come un prete in gamba. Don Giuseppe Ziglioli ha mantenuto vive le strutture, da lui pensate e volute come la Caritas parrocchiale». Cosa auguri alla comunità?

Di non perdere mai il desiderio di trovarsi insieme. A Nicorvo sono in quasi 300, vengono a messa in 50, vanno al bar insieme. Alcuni frequentano poco, ma gli eventi sono partecipati, per la preghiera per le vocazioni col vescovo il 23 febbraio la chiesa di Parona era piena. Poi ci sono i gruppi sinodali con 20, 30 persone.

Numerose le iniziative svolte dalla parrocchia in collaborazione con le associazioni cittadine: a maggio il rosario nei cortili, molto partecipato; il 2 giugno “Un paese per giocare”, con i giochi storici; l’8 dicembre “Un paese per Natale”; la ciclabile dedicata a Tommaso Lorena, dove dopo il Covid è ripreso il pellegrinaggio in bici; attività con la Pro loco e il Gruppo mamme per la confezione di coperte. «Insomma, facciamo prima a decidere cosa non fare. E facciamo tutto insieme. Anche i negozi sono sempre disponibili per le raccolte benefiche e le tombole. Nell’ex asilo c’è una sala musica con batteria, tastiera, chitarra elettrica, basso. Poi il coro parrocchiale, i lettori, chi cura la preparazione dell’anno liturgico con fiori e decorazioni, chi si occupa del giardino e della manutenzione. Ci sono quattro gruppi di catechismo. I matrimoni sono pochi, si sposano da altre parti, perché la chiesa è molto grande. I battesimi sono stabili, abbiamo molti aiuto animatori che sono anche catechisti, e sei ministri straordinari della comunione».

IL CANE CLEM Un episodio curioso? «Bè, a volte qualcuno dopo la messa mi chiede come faccio a sapere certe cose che dico nell’omelia, perché sembra che parli proprio con quella persona. Il fatto è che parlo in generale, e poi uno si sente colpito personalmente. Poi c’è il cane Clem, che si stende con me davanti all’altare in Quaresima, e tutti ridono. Prima avevo paura dei cani, adesso no. In parrocchia ho due dog sitter e Clem gioca a calcio coi bambini. A messa i fedeli portano anche i cani, e i bambini corrono in chiesa».

Davide Zardo

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