Viaggio in Parrocchia / San Carlo, la comunità che ha il profumo di un paese

La prima cosa che colpisce, nella chiesa di San Carlo a Piccolini, è che i bambini giocano sul sagrato. Una scena non scontata, che fa capire quanto la gente, qui, tenga alla sua chiesa, e quanto essa sia radicata nella vita quotidiana cittadina.

APPARTENENZA Lo conferma don Moreno Locatelli, parroco dal novembre 2015. «Pur essendo in città – racconta il sacerdote – quella dei Piccolini è una frazione col “profumo del paese” dove è forte il senso di appartenenza alla propria comunità. Questo da un lato dice la cura, l’attenzione e la benevolenza alla comunità, dall’altro la fatica ad aprirsi a ciò che potrebbe sembrare una novità; ma una volta verificatane la bontà, l’accoglienza avviene in modo totale. E’ una comunità attenta a non perdere le proprie tradizioni liturgiche, ma non obbligatoriamente a Viaggio in parrocchia san Carloconservarle con la stessa struttura o modalità di attuazione. E’ una realtà giovane: sia il dato del 2022 che quello del 2023 dice che, anche se di poco, il numero dei battezzati ha superato quello dei defunti».

L’EREDITA’ La chiesa di San Carlo ha una storia spirituale importante. «I miei venerati predecessori hanno lasciato in eredità una comunità attaccata alla propria identità, soprattutto il cuore è legato alla bellissima chiesa di cui in questo decennio ho avuto la grazia oltre che l’onore di celebrare il 400esimo anno della fondazione. Il secolo scorso ha visto la presenza “soltanto” di cinque parroci, ma erano altri tempi. E l’efficacia della loro azione pastorale è scolpita nella mente e nel cuore delle persone. Il terzo millennio è invece iniziato col susseguirsi di diversi parroci per periodi brevi: basti il fatto che, nonostante il poco tempo di presenza, io risulto essere il più longevo».

L’ORATORIO Molto attivo l’oratorio, frequentato da una novantina di ragazzi del catechismo e da una quindicina che si ritrovano per giocare a calcio. «Dal martedì al venerdì è aperto dalle 16 alle 18 e accoglie ragazzini e genitori che escono dalla scuola elementare. Dalla seconda elementare alla prima media generalmente ci sono 90 ragazzi accompagnati da 8 catechisti».

L’AUGURIO Ogni comunità ha i suoi bisogni, e quello di San Carlo è comune a diverse parrocchie. «Ritengo che la necessità maggiore sia quella del ritorno delle famiglie giovani alla pratica religiosa partendo dalla presenza alla Messa domenicale. Da qui parte il mio augurio di continuare quel cammino di conversione spirituale, di maturazione di una coscienza comunitaria e quindi del cambiamento sempre in meglio delle relazioni, con la certezza stampata nel cuore che l’imparare a prenderci cura gli uni degli altri non solo arricchisce la comunità stessa, ma soprattutto la coscienza di ciascuno».

San Carlo Viaggio in Parrocchia
Antonella Vallarin

La testimonianza: «Camminiamo insieme a Gesù»

Antonella Vallarin, in pensione da pochi anni, svolge  il servizio di catechista nella parrocchia di San Carlo ai Piccolini da quando ne aveva 17. Una passione, la sua, molto sentita, che le fa mettere in pratica la fede attraverso l’amore e la cura del prossimo, in questo caso dei più piccoli. Antonella ha tre figli che sono ormai adulti, e questo le lascia più tempo per il suo impegno di volontariato. «Ho iniziato giovanissima a fare la catechista – racconta Vallarin – spinta dal parroco di allora, don Mario Barbavara, con qualche interruzione per le maternità. Mi hanno mosso l’entusiasmo dei primi anni, l’amore per la parola di Dio e il Vangelo, grazie a degli incontri in seminario. Ogni volta che interrompevo il servizio perché aspettavo un figlio, non vedevo l’ora di riprendere a insegnare. È bello perché le famiglie partecipano alla vita della parrocchia, al Grest, alla preparazione dei chierichetti. Inoltre ci si affeziona ai bambini, li si vede crescere e diventare ragazzi, poi adulti: si crea un legame». Ma cosa rimane di questo impegno? Cosa ritorna indietro a chi si dedica alle attività? «Mi ricompensa essere stata con Gesù, capire che camminiamo insieme, con la possibilità di alimentare la passione e la fede. Dai primi decenni a ora è molto cambiato il modo di fare catechismo, e molte alte altre cose devono cambiare e cambieranno. Ma questo parlare di Gesù deve rimanere».

Davide Zardo

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