Osservatorio 08-03 / Riflettendo sull’8 marzo

«Date alle donne occasioni adeguate ed esse saranno capaci di tutto» scriveva Oscar Wilde in uno dei suoi celebri aforismi. Ma di strada da fare, per raggiungere l’agognata parità di genere, ce n’è ancora tanta.

Ci troviamo nel 2024 a constatare che i diritti riconosciuti a noi donne non sono ancora abbastanza, soprattutto se si guarda alla concreta realizzazione, mentre restano troppe le continue discriminazioni sul posto di lavoro e nella vita personale. Anche se in fondo la speranza è che presto gli stessi diritti non solo siano sanciti, ma anche garantiti a tutti, siamo di nuovo qui a batterci per avere le stesse opportunità, ancora una volta.

Alla luce di tutto questo, da donna mi viene lecito chiedermi come possiamo parlare di uguaglianza e parità di genere se ancora oggi una donna è costretta a scegliere tra costruirsi una famiglia o puntare sulla propria carriera? Com’è possibile che una donna cammini a testa alta, se il suo lavoro non è equiparato a quello di un collega uomo né dal punto di vista delle possibilità di carriera né nel trattamento economico? Per non parlare di tutta l’onda di violenza, sessismo e possessività ingiustificata che incatena migliaia di ragazze e le etichetta con attributi rivoltanti.

Mi ritrovo quindi a fare una richiesta che nemmeno dovrei fare al giorno d’oggi. Voglio un mondo in cui donne e uomini abbiano la stessa importanza. Non vorrei avere più paura di fare una passeggiata in campagna da sola e avere la necessità di correre a casa sentendo dei passi dietro di me. Le donne hanno il diritto di diventare primario di un reparto ospedaliero e di raggiungere posizioni lavorative importanti, senza che ci siano pregiudizi.

Ed è per questo che stride l’idea di “festeggiare” la donna solo un giorno all’anno. La Giornata internazionale della donna, che non è una semplice festa, deve essere celebrata tutti i giorni. Nei modi più disparati, ma lo si deve fare. La ragione? Perché c’è sempre almeno un motivo per farlo. Da ragazza avevo grandi aspettative sui diritti delle donne che in parte sono state mantenute, ma se guardo alla grande fatica che hanno dovuto adoperare per difenderli mi chiedo se sarebbe stato lo stesso per un uomo, anche se dubito.

Duole quindi essere pessimisti, ma finché non ci sarà una vera presa di coscienza da parte di tutti, donne comprese, liberarsi dai pregiudizi e prendere in mano i diritti che ci spettano, saranno solo tante belle parole al vento. E affinché ci sia una trasformazione radicale, è necessario coinvolgere tutti gli uomini a partire dalle piccole cose, ma soprattutto le istituzioni del nostro paese. Se nella vicina Francia quasi il 2.5% del Pil viene riservato alle politiche per la famiglia, agevolando entrambi i genitori nella gestione dei figli, e garantendo a una donna di essere mamma e lavoratrice, l’Italia su questo ha ancora molto da imparare. Le occasioni ci sono, sta a noi coglierle per il futuro di tutte noi.

Anche a livello locale, come L’Araldo racconta attraverso i numeri, le interviste, le inchieste, le storie pubblicate nello speciale di questo numero, così come nella decisione di abbandonare per una volta il classico “Blu lomellino” in favore del “Rosa lomellino” e di affidare l’editoriale di prima pagina, per la prima volta, alle donne della redazione.

Giulia B., Giulia D., Isabella e Rossana

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