Osservatorio 15-9 / A scuola… di diritti

Tra l’11 e il 12 settembre è ricominciata la scuola. Per alcuni studenti con gioia ed entusiasmo, per altri meno, ma alla giovinezza si può concedere la leggerezza. Allo stesso tempo ci sono anche luoghi in cui la scuola non ricomincia o almeno non per tutti. In Afghanistan le bambine possono frequentare le elementari – separate dai coetanei maschi – e nulla più: niente medie, niente superiori, assolutamente niente università. Una situazione di fatto che disattende le promesse fatte nel 2021 dai talebani al momento di riprendere il possesso dello stato dell’Asia centrale dopo venti anni di occupazione.

«Siamo le ultime della terra. Ci hanno tolto ogni diritto. Non posso più considerarmi nemmeno un essere umano». Così racconta Ariana, una giovane afghana esclusa prima dall’ateneo che frequentava e poi dal lavoro, alla giornalista Asne Seierstad, dando un’altra istantanea di una situazione che ha fotografato anche l’Onu: «L’effetto cumulativo delle restrizioni imposte nell’ultimo anno e mezzo a donne e ragazze equivale a un’apartheid di genere, con effetti devastanti su tutta la popolazione» (Guerre, Bur).

Sì perché quando si parla di diritto all’istruzione si pensa al poter imparare a leggere, scrivere e far di conto intendendo queste azioni nel loro significato letterale e si dimentica che ne hanno anche uno più ampio ovvero la capacità di saper interpretare il mondo e saper comprendere le interpretazioni degli altri, da una bolletta a un’opera d’arte. L’accezione estensiva è quella che rende possibile da un lato mettere in moto l’ascensore sociale, dall’altro lato compiere operazioni della vita di tutti i giorni, dall’interazione con uno sportello alla firma di un contratto, da una visita medica a un acquisto online, potendo capire cosa si sta facendo. La scuola può essere la differenza tra un esercizio pieno o parziale dei diritti fondamentali dell’individuo.

Eppure anche in Italia non ricomincia per tutti allo stesso modo. La dispersione scolastica è stata acuita dalla pandemia e colpisce di più chi si trova in contesti socio-economici svantaggiati, senza contare che il grado d’istruzione si correla positivamente con reddito, salute, benessere, aspettativa di vita e che diversi studi – come uno recente sul divario che aumenta in estate tra studenti “ricchi” e “poveri” – segnalano come l’ascensore sociale della scuola stia rallentando o si sia fermato. Per farlo ripartire nella maggior parte degli istituti secondari di primo e secondo grado quest’anno partiranno progetti di contrasto alla dispersione, un primo segnale a cui dovrebbero seguirne altri e di cui occorrerà valutare la ricaduta.

Del resto anche in Afghanistan c’è chi non ci sta, pur rischiando la vita. Ariana racconta che alcuni mesi fa suo padre, durante una preghiera, ha assistito alla contestazione di un uomo nei confronti delle restrizioni del regime talebano: «Negare quel diritto alle ragazze è il peggiore dei peccati. Chi è d’accordo con me si alzi in piedi!».

Gds

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