Osservatorio 29-03 / Soltanto segni di vita

Dell’evento della Risurrezione non ci sono testimoni oculari. È il fatto che cambia la storia eppure nessuno è stato lì a testimoniarlo, a vedere la tomba aprirsi, a contemplare il corpo di Cristo riprendere vita, ad ascoltare la sua voce proclamare, come recita l’antifona di Pasqua: «Sono risorto e sono sempre con te».
In tanti lo avevano visto morire; le sue parole sulla croce sono state contate e registrate dagli evangelisti, ma di quel «giorno dopo il sabato» non ci è giunto nulla. Anche le guardie messe da Pilato su richiesta dei sacerdoti per vigilare la tomba non hanno saputo raccontare nulla degli eventi di quella notte perché addormentate o «morte di paura», come riporta il Vangelo di Matteo (Mt 28,2). Sembra strano questo comportamento di Dio che non ha pudore di umiliare pubblicamente il proprio Figlio e poi ne nasconde il momento del riscatto, dell’esaltazione, del «pensavate di avermi sconfitto, ma la vittoria finale è stata mia. Adesso pentitevi». Una logica davvero strana. O forse no.

Lo capiamo «in quello stesso giorno» quando, sulla strada di un villaggio chiamato “Emmaus”, due discepoli fanno l’incontro con un misterioso personaggio, con il quale si confrontano sui loro dubbi e le loro delusioni e che riconoscono, nell’ardere del cuore e nello spezzare del pane, come il loro Maestro. Da quell’incontro, da quel cammino condiviso nel quale i dubbi dell’uomo diventano domande e la fede si trasforma in dialogo, possiamo capire il perché di un “nascondersi di Dio” che dura tutta la storia. E nella scelta di un annuncio che si offre alla libertà di essere accolto, piuttosto che di un’evidenza che schiaccia e incatena le creature all’accoglienza del Creatore, emerge lo sconvolgente messaggio dell’amore di Dio per i suoi figli.

Non voglio la morte del peccatore, ma che si converta e viva

(Ez 33,11) aveva detto la Scrittura. La strada per la vita passa dalla libera decisione dell’uomo che accetta la fatica di riconoscere il Suo Signore e di fargli spazio nella propria esistenza. E per far questo c’è bisogno di cercare, di mettersi in cammino, di scoprire passo a passo una presenza silenziosa del Cristo che lascia “segni di vita” laddove ogni uomo stava seguendo percorsi di morte.

Ecco allora le bende, ecco la pietra rotolata, ecco il sudario e i passi sulla polvere del viandante di Emmaus. Segni. Ieri come oggi. Tracce di una Risurrezione che non è epilogo della Passione, dell’avventura quasi epica di un Messia sconfitto e vittorioso, ma inizio di una storia che riguarda me, te, ogni uomo. Dopo la manifestazione di un Dio che soffre il dolore di ogni uomo, l’umiliazione di ogni dignità, il trauma di tutte le morti, era necessario il buio del sepolcro e il velo di quella notte per rendere quella “cosa nuova” alla portata di tutti. Pasqua non è miracolo evidente di una storia che cambia dall’oggi al domani, ma novità da accogliere, riconoscendone i segni nascosti in ogni quotidiano. Ed è questo, in fondo, l’annuncio più sconvolgente.

Don Carlo Cattaneo

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