Osservatorio 9-12 / Preti sullo schermo

Il primo fu don Camillo, passando per Padre Brown e don Matteo, numerose sono le figure di sacerdoti nei film e, soprattutto ultimamente, nelle fiction televisive. La figura del sacerdote, nei film non va mai in crisi, ma riscuote sempre discreto successo. Interessante, dal punto di vista massmediale e sociologico, vedere come gli autori e gli sceneggiatori, propongono queste figure di sacerdoti. Interessante perché gli autori e gli sceneggiatori arrivano ad “inventare” un personaggio dopo approfondite indagini di mercato, quasi fosse un prodotto da vendere e comunque di successo, per acquisire audience. Interessante quindi anche per cercare di capire quale possa essere, anche dal punto di vista pastorale, la figura del sacerdote capace di “avere udienza” verso la gente, capace di “entrare” nelle diverse realtà della vita e quindi nel cuore delle persone. Se uno, ad esempio, studia in modo critico i “sacerdoti” dello schermo, forse con stupore, ma anche non troppo, si accorge che in realtà rispondono alle stesse indicazioni, di Papa Francesco.

Il prete vicino alla gente, il prete che “incontra” il prete che dona un senso di serenità anche di fronte ai diversi drammi della vita, un prete che non è sempre pronto a condannare (come certa cultura vorrebbe far credere), ma a guidare e a perdonare, soprattutto “condividere” il più possibile le problematiche e le difficoltà della gente. Un prete capace di “convertire” anche persone fuori strada perché si mette al loro fianco, perché li accompagna, perché anzitutto li aiuta. Forse anche nelle diverse riunioni di sacerdoti o di giovani che si preparano a diventare preti, sarebbe interessante fare un dibattito su queste “fiction”, che poi sono tali non perché “fingono”, ma perché “raccontano” situazioni e realtà concrete. Questo, naturalmente non vuol dire che occorre creare la figura del prete come un “personaggio”, ma semplicemente come il prete di oggi possa “incontrare” la gente e venire accolto. Papa Francesco parla sempre più spesso di “prossimità”, che vuol dire “essere prossimo”, “condividere” persone e situazioni, che vuol dire “essere presente là dove c’è una sofferenza, dove c’è una difficoltà, dove c’è una domanda a cui rispondere. Sappiamo che la quotidianità non è una “fiction” e sappiamo che non si possono certo “creare” sacerdoti come personaggi televisivi, ma saper leggere anche queste figure “televisive” di sacerdoti può certamente aiutare a cogliere atteggiamenti positivi e soprattutto testimoniare sé stessi nei luoghi e nelle situazioni in cui si incontrano persone, che non sempre sono “fedeli”.

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