Cent’anni d’Araldo / Lo sgomento per Matteotti

La scorsa settimana, anche l’Araldo Lomellino apriva con la notizia, riportata in prima pagina, dell’omicidio dell’on. Giacomo Matteotti. «Un fatto atroce e senza precedenti – scrisse l’anonimo cronista di allora del nostro giornale – si è svolto a Roma e à suscitato un’impressione enorme in tutta la Nazione e all’estero». Matteotti fu ucciso nel pomeriggio del 10 giugno. Aggredito sul lungo Tevere, fu violentemente aggredito e rapito: «che il deputato socialista sia stato soppresso è ormai cosa certa – proseguiva il giornalista dell’Araldo – ma ancora, per quante ricerche fatte, non ne è stato trovato il cadavere».

L’onda di sdegno ha quindi caratterizzato la cronaca di un foglio come l’Araldo, che non si è mai tirato indietro nelle tante battaglia anticomuniste. Intanto, proseguiva intenso l’impegno delle strutture diocesane vigevanesi ad essere presenti nel tessuto sociale lomellino, un impegno che vedeva in prima linea i Padri Oblati e le Suore Pianzoline. Le fila dei primi, però, in questi giorni perdevano uno dei loro principali riferimenti: padre Giovanni Balduzzi, in quel momento segretario generale della Giunta Diocesana, infatti, fu assunto dalla Giunta Centrale dell’Azione Cattolica

per lo studio d’alcuni problemi riguardanti la stessa Azione Cattolica.

Nel frattempo domenica 13 giugno, in una sala dell’Oratorio dell’Immacolata, «alla presenza di un numero discreto di aderenti, partecipanti il prof. Carlo Fossati Presidente della Giunta Diocesana e il segretario della stessa P. Balduzzi veniva ufficialmente costituita l’Unione Uomini Cattolici interparrocchiale della Citta».

Per la cronaca questa settimana ci furono da registrare due fatti. Il primo riguardava l’arresto di Giacomo Ferri, residente alla Cascina Belvedere di Gravellona, «per aver assunto nella monda del riso mano d’opera senza regolare contratto e senza la tessera prescritta». La seconda fu l’avvenuto ritrovamento «il giorno 13, verso le ore 20, lungo la linea ferroviaria, di un cadavere». Le indagini condotte dai Carabinieri confermarono trattarsi del corpo di Pietro Casalini, 69 anni, abitante a Vigevano. «L’identificazione fu fatta dal figlio Carlo d’anni 36, il quale spiegò che il padre era dedito all’alcolismo e quel giorno stesso era in istato di ubbriachezza». Se ne concluse che dovette trattarsi di un incidente e l’autorità giudiziaria autorizzò i funerali.

Carlo Ramella, storico locale

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