Il racconto / L’angelo del tavolo accanto

Gli angeli esistono. Una volta ne ho incontrato uno. Ero in un self service di Milano, vicino a piazzale Lotto, e avevo appena deciso di lasciare la tipografia in cui avevo lavorato per 19 anni.

Sedevo lontano dai miei colleghi, lontano anche nel tempo, perché avevo preso la pausa pranzo un’ora dopo, per non vederli. Ero deluso e amareggiato per un colloquio che avevo appena avuto col direttore. Mi veniva da piangere per la rabbia. Volevo lasciare quel posto in cui non ero più valorizzato come credevo di aver meritato fino a quel momento. Ma sarebbe stato un salto nel buio. Non avevo sottomano un altro lavoro, se si escludeva la collaborazione con un piccolo settimanale del territorio lomellino. Ero certo che con un po’ d’impegno avrei trovato un altro posto, ma avevo paura. Cosa fare? Sarebbe stato giusto che me ne andassi, o avrei seguito un semplice moto d’orgoglio?

Mi ero appena seduto a un tavolo, con pochissimo appetito, quando la vidi. Era una ragazza bionda e sottile, col volto lievemente butterato da segni che parevano piccole incisioni sulle guance, come le cicatrici lasciate dal vaiolo, e indossava una maglietta a maniche corte, con strisce orizzontali bianche e rosse. Non era particolarmente attraente, ma possedeva un fascino particolare, un malinconico senso di solitudine che la rendeva interessante. Forse per questo che mi ero fermato a guardarla, senza che lei se ne rendesse conto. Mi costrinsi a guardare nel piatto, per non sembrare sfacciato; lei fece un solo semplice gesto, prima di iniziare a mangiare. Il segno della croce.

Ecco, la risposta era arrivata. Avrei voluto alzarmi e andare ad abbracciare la ragazza. Ma mi avrebbe preso per un pazzo. Forse era solo un messaggero inconsapevole dell’importanza di quel suo gesto.

Un segno di croce che avevo compiuto tante volte a tavola con i miei genitori, e anche in altre occasioni fuori di casa, come ringraziamento e benedizione per il cibo. Da qualche tempo, però, avevo smesso di segnarmi in pubblico. Mi sembrava di ostentare una fede, o forse più semplicemente mi vergognavo.
Quella ragazza dal volto butterato mi aveva ricordato di non avere paura delle mie idee. Di non vergognarmi. Mai.

Rimasi al mio posto, e mentalmente le mandai un bacio. Adesso ero tranquillo: ero certo di aver fatto la scelta giusta. Gli angeli esistono. Quel giorno di 33 anni fa io ne ho incontrato uno.

Davide Zardo

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