Il Racconto / Uno strano, stranissimo tipo

Da alcuni giorni il telefono non funziona: non riesco a chiamare né a ricevere. Segnalo la cosa alla compagnia, e mi fanno sapere che manderanno un tecnico. Qualche giorno dopo mi chiama un tizio: «Sono il tecnico del telefono – mi fa, tra mille fruscii – Cavoli, ma si sente proprio disturbata, ‘sta linea». Eh sì, gli rispondo: per questo vi ho chiamato. Anzi, la linea oggi c’è: ieri l’apparecchio era proprio muto. «Ok – fa lui – vengo lì oggi pomeriggio. Buongiorno».

Verso l’una suona il telefono: «Pronto, buongiorno – fa una voce – sono il tecnico». Ah, buongiorno, faccio io, e intanto sento che il cane sta facendo un baccano d’inferno, in cortile. «Allora – riprende lui, rivelando un fiero accento bergamasco – facciamo un po’ di silenzio, per favore».

Resto annichilito per un paio di secondi: si tratta di una prova tecnica, o il tizio è un cafone? «Ok, tutto a posto – riprende lui – Non c’è nessun disturbo, adesso». Infatti non sento più il fruscio. Poi il colpo di scena: «Sono qui fuori dal cancello di casa sua – mi fa – la vedo dalla finestra».

Ah, replico, aspetti che le apro. «No no, non si preoccupi, ho già fatto».

Esco in cortile, con Charlie che era già lì ad abbaiare davanti al cancello. Ecco perché il tizio aveva detto “facciamo silenzio”. Ce l’aveva col cane.

«C’era da cambiare un pezzo di tubo laggiù, in mezzo a quelle due case più avanti. Fatto». Guarda Charlie che lo fissa tra le sbarre del cancello, poi guarda me: «Cagnolino nero, tubo sostituito, tutto a posto. Vado, buongiorno». Si volta e se ne va, raggiungendo la Panda color bordeaux qualche metro più in là. Prima di salire in macchina si gira di nuovo verso di me e mi fa un cenno con la mano. Quando la Panda si è allontanata, sono ancora lì fermo in cortile come un cretino: la mano sollevata in un accenno di saluto, la bocca aperta, lo sguardo fisso nel vuoto. Poi sento abbaiare Charlie e mi riscuoto. «Cagnolino nero, tutto a posto – gli faccio – E’ solo la gattona pezzata che si aggira sui tetti. Torniamo dentro, va, che è meglio».

Qualche ora dopo mi telefonano dalla compagnia, per sapere se è venuto il tecnico, e se sono soddisfatto del servizio. Mi viene da ridere, ma cerco di trattenermi ripensando allo strano personaggio di poco fa. «Tutto a posto – rispondo – cagnolino nero, gatto sui tetti, tubo cambiato».

«Come, prego?». «Niente, lasci stare»…

Davide Zardo

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