Il Teologo nel pallone / Il campo di sangue

Uno dei siti più suggestivi che si possono visitare a Gerusalemme è chiamato tradizionalmente Gallicantu. Come lascia intendere il nome, ripreso dal latino, si tratta del luogo in cui viene ricordato il canto del gallo, come narra il racconto evangelico della sera dell’arresto di Gesù: «Allora il Signore si voltò e fissò lo sguardo su Pietro, e Pietro si ricordò della parola che il Signore gli aveva detto: “Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte”. E, uscito fuori, pianse amaramente» (Lc 22,61-62). Per questo, adesso sorge qui una chiesa dedicata a San Pietro, esattamente dove si pensa potesse essere il palazzo del sommo sacerdote Caifa.

L’attuale edificio sacro risale ai primi decenni del secolo scorso ed è costruito sulle fondamenta delle antiche chiese bizantina e crociata che si ergevano attorno al punto più venerato, una cisterna nella quale la tradizione ritiene che Gesù possa essere stato calato, in attesa di comparire davanti al Sinedrio. Ci troviamo sul versante orientale del monte Sion, fuori dalle Mura della Città Vecchia di Gerusalemme. Dalla terrazza panoramica si gode una vista straordinaria, che va dalle cupole della Moschee sulla spianata del Tempio, al monte degli Ulivi, alla valle del Cedron, al villaggio di Siloe, fino al deserto di Giuda, che si apre davanti. Dall’altra parte della vallata, proprio di fronte, è possibile invece scorgere un’antica costruzione: è l’Akeldamà o Aceldama, letteralmente «campo di sangue».

Si tratterebbe, secondo quanto riportato nel Nuovo Testamento, del terreno acquistato con i trenta denari pagati, per il tradimento di Gesù, a Giuda Iscariota e poi restituiti da quest’ultimo, morso dal pentimento, nell’estremo, inutile tentativo di rimediare a quanto compiuto. Sarebbe anche il luogo in cui Giuda si è impiccato, luogo che per tale motivo sarebbe stato destinato alla sepoltura di tutti coloro che erano tacciati come reietti e maledetti. È quanto mai toccante stare lì e osservare, in silenzio. È come se i due luoghi continuassero a guardarsi e a dialogare. Da una parte Giuda Iscariota e dall’altra Pietro. Tanto differenti nel loro destino, nella loro sorte finale, ma accomunati nel tradimento. E insieme continuano a interpellarci, risuonando come un appello, nei nostri piccoli o grandi tradimenti e nelle nostre vicissitudini spesso tumultuose, a non venire meno nella nostra fiducia nel Signore e nella sua misericordia.

don Luca Pedroli, biblista Pont. Ist. Bibl. di Roma

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