Letti e piaciuti / “Tre ciotole” di Michela Murgia

Il momento più oscuro della crisi, quello che sembra insormontabile e che, lasciandoti senza punti d’appiglio, si fa forte di questa tua mancanza per “metterti sotto”. Chiunque prima o poi sarà chiamato ad affrontare uno di questi momenti e, forse, è proprio lì che una delle cose da fare potrebbe essere leggere “Tre ciotole” di Michela Murgia. Un libro adatto alla lettura, ma anche (e direi soprattutto) alla rilettura. Dodici storie con altrettanti personaggi diversi che sono però accumunati da una cosa: la necessità di imprimere, nelle loro vite, un cambiamento radicale.

La crisi e il cambiamento necessario per superarla sono due facce della stessa medaglia e il filo conduttore che le lega è proprio il rituale che sta dietro a ogni percorso che i vari protagonisti delle storie percorrono. Non possiamo negare che l’esperienza personale che ha vissuto Michela Murgia (deceduta il 10 agosto 2023 a causa di un tumore) abbia influenzato la scrittura di “Espressione intraducibile” che è la prima delle dodici storie del libro. Si tratta del racconto di una donna a cui viene comunicata la diagnosi di carcinoma renale al quarto stadio. La storia ha un effetto strabiliante e riesce a ribaltare l’idea che si ha del cancro, fino ad arrivare a descriverlo come un semplice contraltare della complessità del nostro organismo. «Mi ha detto che scrive romanzi, un bellissimo lavoro, ma è molto complicato. Nessuna specie in natura lo sa fare, solo gli esseri umani. Preferirebbe non saper fare nessuna di queste cose a patto di non ammalarsi mai? Le amebe non sviluppano neoplasie, ma certo non scrivono romanzi».

Michela Murgia si è sempre esposta politicamente e, in pieno spirito con quel «tutto è politica» che spesso ripeteva, non si trattiene certo dal dare questo taglio anche attraverso questa prima storia. Lei, profondamente pacifista e antimilitarista, smonta, con una minuzia impressionante, il “vocabolario bellico” che la società è abituata ad usare anche fuori dal contesto militare: «Ma l’inadeguatezza del registro bellico, quello con cui aveva sempre sentito definire il rapporto con una malattia mortale, ora la ammutoliva». La scrittrice ha l’obbiettivo (dichiarato) di trattare quella che è l’asserzione che tutti noi cerchiamo di non vedere: esistono cose che non siamo in grado di controllare e, ancora più inaccettabile, queste sono lo scotto da pagare di quello che è il “dono della vita”.

Edoardo Casati

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