Cecconami (Ats): «Costruiamo una sanità più vicina ai cittadini»

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Lorella Cecconami è il nuovo direttore generale dell’Ats di Pavia e sarà chiamata a gestire sia il passaggio dalla fase pandemica alla fase endemica – la cosiddetta “convivenza col virus” – sia la prosecuzione della campagna vaccinale, che vede la provincia di Pavia in ritardo rispetto al resto della Lombardia, sia la realizzazione sul territorio di quanto previsto dal Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) per la missione “Salute”; si tratta di tre sfide che saranno fondamentali nel determinare la geografia della sanità in Provincia e il benessere dei cittadini. Direttore, che territorio ha trovato in queste prime settimane di lavoro?

«Un territorio vasto, che ha caratteristiche che mi ricordano molto la montagna; anche se siamo in pianura, quelle demografiche e territoriali sono sovrapponibili, con centri diffusi e tanti piccoli comuni in cui la sanità deve essere di prossimità. I servizi dovranno essere il più vicino possibile ai cittadini»

Quali sono i punti di forza e di debolezza dal punto di vista sanitario?

«Ho avuto solo i primi incontri, però posso dire che questo è un territorio dove c’è una sanità molto ricca; qui ci sono diverse strutture di eccellenza, inoltre ho avuto un’impressione molto positiva di Ats, un’azienda ben strutturata con personale motivato. Mi sembra un posto dove si può lavorare bene, fertile e stimolante per il lavoro. Personalmente ho bisogno di sentirlo tutto il territorio, di visitarlo»

Ats direttore generale - Cecconami
il direttore generale Cecconami

Al momento di ricevere l’incarico le sono stati indicati degli obiettivi specifici?

«Non su Pavia, sono stati confermati quelli sottoscritti nel primo incarico nel 2019, quindi la ripresa dell’attività sanitaria ordinaria, il contenimento delle liste d’attesa e il potenziamento e lo sviluppo della medicina del territorio, considerando che c’è stata anche un’accelerazione in seguito all’emergenza, da cui non siamo fuori. Molto importanti saranno la presa in carico dei pazienti cronici e il rapporto ospedale-territorio»

In questo senso il Pnrr prevede una missione dedicata alla salute, divisa in due componenti di cui una orientata alla medicina del territorio e l’altra a digitalizzazione e ricerca: quali sono i cambiamenti principali che ci attendono e a che livello sarà coinvolta l’Ats?

«Ats sarà l’agenzia che programma, partendo dal lavoro di riorganizzazione dei servizi fatto dalla dott.ssa Azzi e in collaborazione con i centri erogatori del territorio,  che dovranno includere anche gli Ospedali e le Case della comunità. Si va verso una sanità sempre più vicina ai cittadini, l’ospedale va benissimo per la fase acuta, ma poi serve ricostruire o riorganizzare la territorialità. Nelle Case della comunità saranno concentrati i servizi, mentre»

gli Ospedali di comunità saranno strutture deputate ad accogliere ricoveri a bassa intensità e che necessitano di un’assistenza di tipo prevalentemente infermieristico

«Saranno intermedi tra ospedale, rientro a casa o accesso a una Rsa. A regime dovrebbe essere un sistema molto innovativo, che prevederà un ruolo importante anche dei medici di medicina generale, perché la territorialità non può prescindere da un loro ruolo attivo, sono i primi interlocutori del cittadino»

PP Osservatorio 30-04 Draghi Parlamento PNRR
Draghi alla Camera il 27 aprile illustra il Pnrr

Quali saranno le differenze tra la “Casa” e gli “Ospedali di comunità”?

La Casa è un centro di erogazione di servizi per il cittadino: poliambulatorio, prevenzione, sportello scelta e revoca, domande di invalidità, prelievi, certificazioni medico-legali, insomma tutti quelli che oggi sono frammentati sul territorio e che ai cittadini servono, con una ricollocazione fisica in un’unica struttura

«Gli Ospedali invece sono posti letto di ricovero a bassa intensità»

Quali sono i traguardi che si prefigge di raggiungere a medio termine?

«I primi da tagliare sono quelli legati alla pandemia, a tal proposito c’è tutta la partita della riapertura delle scuole, che l’anno scorso aveva generato problemi e quest’anno sta andando bene, quindi bisogna portare avanti la vaccinazione sia per la terza dose sia per la campagna antinfluenzale. Queste sono le azioni a corto raggio, a medio termine c’è tutta l’approvazione del Piano di riorganizzazione territoriale, bisogna iniziare a lavorare in quella direzione con un cronoprogramma da realizzare in concerto con Regione e le Asst. Un’altra partita è quella della medicina generale, si sta già lavorando col polo formativo e vorremmo una medicina generale più innovativa, che implementi la telemedicina e gli strumenti per una diagnostica di primo livello quali l’ecografo, il cardiografo, lo spirometro di cui potranno essere dotate anche le Case della comunità; visite specialistiche, prelievi, esami diagnostici di base coprono la maggior parte delle richieste dell’utenza»

La strada è tracciata, vogliamo garantire ai cittadini sanità territoriale il più vicino possibile

Sarà significativo anche tornare alla diagnosi precoce e all’attività di screening?

«Stiamo rilanciando le campagne di screening, a partire dall’ottobre rosa, mese per me della prevenzione oncologica generale e non solo del tumore al seno. La diagnosi precoce è fondamentale, l’impatto della pandemia in termini di patologie credo lo vedremo nei prossimi anni e non nell’immediato, da parte nostra stiamo cercando di lavorare sulle liste d’attesa»

Salute ottobre rosa
il mese della prevenzione del tumore al seno

Qual è la situazione dei medici di medicina generale sul territorio pavese? C’è una difficoltà a coprire i numerosi ambiti carenti?

«Il problema dei medici in generale non riguarda solo Pavia e comprende tutte le figure mediche. Questo territorio ha una situazione migliore ad esempio rispetto a quello da dove vengo, ma il problema c’è anche qui. In questo momento abbiamo 13 incaricati temporanei e 328 titolari, a marzo sono stati banditi 44 ambiti carenti e di questi ne sono rimasti vacanti 28; ora è aperto un ulteriore bando perché anche i corsisti possono prendere assistiti, con un limite di 650 ciascuno, che comunque è un bell’aiuto. Per quest’ultimo bando le assegnazioni arriveranno nelle prossime settimane, da poco abbiamo inaugurato il polo formativo, la formazione in medicina generale è importante che sia stata assegnata all’Ats, per permettere ai medici di conoscere territori, lavorare sul territorio, conoscere gli specialisti e decidere di restare dove ci si forma»

Tornando a oggi, la provincia di Pavia è ultima in tutta la Regione per percentuale di vaccinati, ha già avuto modo di ipotizzare per quale ragione?

«Sì, siamo ultimi, ma non stiamo parlando di anni luce di distacco ed è pur sempre una copertura superiore all’88%, che tante altre regioni italiane e d’Europa ci invidiano. Vorrei dare questo messaggio positivo, il che non vuol dire che non occorra continuare a lavorare, partendo dalla sensibilità delle persone, ma bisogna riconoscere che i cittadini pavesi hanno avuto un alto senso di responsabilità. Non dimentichiamo che in questo momento siamo pari all’intera Spagna»

Quali strategie metterà in campo Ats per colmare il gap?

«Una carta vincente sarà la strada dei centri di prossimità, col supporto delle farmacie e dei medici di medicina generale, in questo senso la farmacia di Vigevano che ha aderito al progetto pilota – Bertazzoni, ndr – ha fatto un lavoro eccellente ed è un modello positivo, invece i medici sono attivi non solo nella vaccinazione, ma anche nella sensibilizzazione dei propri assistiti. Allargando lo sguardo, i centri vaccinali resteranno attivi e comunicheremo tutti i modi e i posti in cui ci si potrà vaccinare»

Quali sono le fasce che fanno più fatica?

«Lo scaglionamento per età ha rallentato chi è arrivato dopo, se guardo l’ultima rilevazione che abbiamo fatto su Pavia la copertura più bassa l’abbiamo nella fascia 12-19. Si può migliorare e lo stesso vale per quella 30-39 e 40-49; dobbiamo lavorare sul recupero di queste persone, anche coinvolgendo i sindaci, del resto Regione Lombardia pubblica quotidianamente anche la copertura a livello comunale e questo consente di fare un’analisi sui singoli territori. Da ultimo bisogna guardare anche i numeri assoluti: nelle comunità piccole numeri piccoli di non vaccinati abbassano di molto le percentuali»

Ci sono delle disparità a livello di territorio o tra centri di maggiori dimensioni e minori?

«Lomellina e Oltrepò sono più bassi, soprattutto la prima. Probabilmente è legato ad alcuni elementi quali il numero inferiore di centri vaccinali, perché ovunque maggiore è l’offerta e la presenza, più alta è la copertura. Un altro fattore è la dispersione della popolazione, con una bassa densità demografica si fa più fatica e vale storicamente anche per le campagne di screening e la prevenzione»

Coronavirus vaccinazioni

Lei ha lasciato tracce profonde in Valtellina, dove per tanti la sua partenza è stata un trauma. Come pensa di impostare il rapporto con istituzioni, associazioni, enti locali?

«Con lo stesso metodo che ho usato lì, improntato all’ascolto, al dialogo, all’incontro del territorio, al lavoro di rete, con associazioni e istituzioni, credo che sarà difficile che possa modificare questo modo di lavorare dopo trent’anni. Io amo stare sul territorio e ho lavorato tanto in sinergia, con gli stakeholder che sono legati alla salute, a partire dal mondo della scuola e delle forze dell’ordine»

Bisogna lavorare tanto col territorio attraverso ascolto, confronto, dialogo, sinergie, costruendo una rete in cui ciascuna realtà partecipa facendo la sua parte. Vorrei replicare lo stesso modus operandi nel territorio pavese

Giuseppe Del Signore

Il nuovo numero uno di Ats arriva a Pavia dopo un percorso di 28 anni ai vertici della sanità di Sondrio. Direttore generale sì, ma anche direttore sanitario – dal 2011 al 2018 – e dirigente medico, prima responsabile dell’organizzazione dei Servizi sanitari di base – dal 1993 al 2002 – quindi della Medicina preventiva della comunità e direttore del Dipartimento di prevenzione medico. Tuttavia il percorso di formazione di Cecconami inizia a Siena, anche perché è originaria di Torrita, borgo situato nei pressi di Pienza che tuttora conserva il suo impianto medievale; nell’ateneo senese si è laureata con lode nel 1989, ha conseguito la specializzazione in Reumatologia e ha svolto il corso di perfezionamento in “Strumenti di prevenzione e sanità pubblica”, per poi specializzarsi in Igiene e medicina preventiva all’Università degli Studi di Milano. Un passaggio anche all’Alma Ticinensis Universitatis: a Pavia ha seguito il master biennale in “Educazione sanitaria”. Il curriculum comprende anche l’attività di docenza per la Bicocca, diversi incarichi dirigenziali e 28 pubblicazioni su riviste scientifiche, mentre l’attitudine al dialogo e al rapporto col territorio si ricavano dalle reazioni della Valtellina alla notizia della sua partenza: un coro di proteste contro la decisione della Regione di trasferirla.

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