L’intervista / Roberto Chiari note dal Medioevo

Il Medioevo raccontato attraverso secoli di musica e di tradizioni. Melodie, canzoni e tanto altro ancora. Un viaggio iniziato 9 anni fa, ed è un percorso insolito, partito dagli studi sulla tradizione musicale indiana, quello effettuato da Roberto Chiari, tra strumenti, abiti e tanto altro ancora.

Roberto, da dove ha avuto origine la tua passione per un periodo distante secoli dal nostro tempo?

«Grazie a Chiara Mojana, una mia collega, ho scoperto che ci sono molto somiglianze tra la musica indiana e quella medievale e così, dieci anni fa, ho iniziato a studiarla e appassionarmi a strumenti specifici e particolari come la viella, che di fatto si può considerare come una lontana parente del nostro violino. E’ stata estrapolata dal portale di Santiago de Compostela, stiamo parlando del XII secolo per intenderci. Chiesi di farmi riprodurre lo strumento numero sei del portale. Tutti i nostri strumenti, quelli che utilizziamo con l’ensemble “In itinere musica medievale”, hanno dei riferimenti iconografi. Infatti noi lavoriamo moltissimo non solo come rievocatori, ma anche come didattica: abbiamo una cantante molto brava che viene da Modena. Facciamo anche matrimoni medievali. Ci muoviamo in Italia e all’estero, abbiamo fatto concerti in Germania, Francia, Svizzera».

Abbiamo parlato della tua passione per la musica medievale, ma quanto questo periodo si possa considerare attuale?

«E’ un’epoca che spesso è stata soggetta a erronee vedute e valutazioni storiche. Come afferma lo stesso professor Alessandro Barbero, noi conosciamo veramente poco di quel periodo ed è bellissima questa sinergia tra gli storici come il professor Barbero e i rievocatori. Tante volte il rievocatore mette in atto e a disposizione di tutti quello che accadeva secoli fa. Il professor Barbero inoltre dovremo incontrarlo nel corso dei prossimi mesi, perché ci ha chiesto di portare a un evento musica e canzoni risalenti al XIV secolo».

Un progetto che è nato quindi 9 anni fa: quali sono state le tappe più significative?

«Il progetto “In itinere musica medievale” è nato nel 2015 a Pavia e si dedica alla ricerca e alla proposta del repertorio musicale del Basso Medioevo, partecipando a rievocazioni storiche, eventi di living history, concerti e feste a tema medievale. L’ensemble è attivo anche nella didattica e divulgazione della storia della musica medievale e degli strumenti musicali del Medioevo. Tra i fondatori, oltre a me, c’è Chiara Mojana (ha studiato Musicologia all’Università di Pavia) e Roberto Chiari (ha studiato strumenti ad arco e musica industana al Conservatorio Arrigo Pedrolli di Vicenza), abbiamo una viva passione per il mondo sonoro, l’immaginario, l’arte e la simbologia medievale. E ne abbiamo fatto la nostra principale fonte d’ispirazione, con la volontà di trasmettere la gioia e l’immediatezza di una musica che nel Medioevo faceva parte della vita quotidiana delle persone e che era eseguita soprattutto “in itinere” (da qui il nome dell’ensemble), ossia nelle strade, nelle corti e nei tanti luoghi di pellegrinaggio».

Roberto Chiari

Da quanto tempo esiste la vostra associazione e da quanto vi occupate di portare avanti questo tipo di contenuti?

«L’associazione è stata creata nel 2022, però di fatto io parlo di Medioevo da 9 anni. Il nostro organico è davvero molto ampio. Ho iniziato con Chiara Mojana, con il tempo abbiamo incluso altre persone accomunate dalla nostra stessa passione. A volte ci spostavamo anche in 13 o 14 per portare avanti le nostre esibizioni. C’è poca cultura in merito a questa musica, anche perché la musica medievale non si ascolta nella vita quotidiana di oggi, né da parte dei giovani, né da parte del mondo degli adulti. E’ qualcosa relegato agli appassionati di questo genere. Anche in chiesa è difficile trovare canto gregoriano, se non in occasioni solenni. Il canto gregoriano ha dato voce alla spiritualità. La proposta che noi facciamo è quella di far rivivere queste antiche melodie, una musica da considerarsi in itinere, in viaggio: come già detto, da qui il nome della nostra associazione. Una musica in cammino, che fosse sulle strade dei pellegrini, dei mercanti, dei trovatori. La proponiamo al pubblico basandoci sulle fonti e la filologia, ma scegliendo un modo che possa essere riconosciuto dall’orecchio moderno. Una musica che comunque affonda nelle nostre radici, che non ci lascia spaesati. I modi gregoriani sono qualcosa che dentro di noi c’è tutt’oggi. Dal 2022 inoltre l’ensemble ha avviato una collaborazione artistica con la soprano Elisabetta Tagliati che si concretizza nello spettacolo di musica, canto e letture recitate “Un Viaggio nel Medioevo. Tra storia e leggende”, che presenta i brani medievali più rappresentativi e il loro contesto».

Che cosa vi differenzia da altri gruppi che si occupano di riscoprire la musica e le usanze del Medioevo?

«Noi vestiamo anche con abiti storici, risalenti all’XI, al XII, Al XIII e al XIV secolo. A chi pensa che il nostro sia solo un passatempo dico no, è una passione. Siamo rievocatori, chi ci segue ha modo di scoprire e di testare delle bellezze inaspettate. Insomma, chi ci segue e ci ascolta, ha modo di capire quanto e come il miglior esploratore sia colui che non smette mai di viaggiare e di imparare dalla realtà che lo circonda».

Questo può considerarsi un aspetto che può essere trasmesso anche ai giovani?

«I giovani che abbiano sguardo. Posso affermare che ai nostri concerti assistono anche parecchi ragazzi e ragazze. A volte ce li ritroviamo sotto il palco per farci le domande più disparate sulla nostra musica, sul modo in cui la eseguiamo e la interpretiamo. Ciò significa che comunque quello che facciamo ha modo di essere apprezzato. Ci chiedono anche di parlare dei nostri strumenti. Ecco, nel corso dei nostri concerti non facciamo solo musica, noi recitiamo anche. Facciamo un’esperienza globale mi viene da dire».

Cosa ha in programma In Itinere Musica per il 2024?

«Porteremo spettacoli sui bestiari alati ovvero riguardanti gli uccelli nel Medioevo. L’uomo medievale era a stretto contatto con la natura, molto più di quanto non lo siamo noi oggi. Amava guardare il cielo, in alto, per capire e comprendere il funzionamento del mondo e per avere accesso alla spiritualità delle cose. Il ciclo delle stagioni poi destavano anche delle condizioni di vita da considerarsi estreme. Gli uomini erano collegati al cielo, cercavano di trovare da esso ispirazioni per le loro canzoni, per la loro musica e questo è un aspetto molto importante da ricordare. La primavera per loro era il momento più bello dell’anno, che segnava la fine del gelo e dell’inverno. L’uccello, un animale che vola: di conseguenza è proprio quello che più di tutti si avvicina al cielo e a ciò che sta sopra di noi. Avremo anche un’esclusiva di un nuovo strumento musicale. Mi sta arrivando uno strumento utilizzato da santa Caterina da Siena, dalla scuola internazionale di liuteria di Cremona. Risale al XIV secolo ed è uno strumento bellissimo. Santa Caterina durante una notte di febbre si vide comparire un angelo con questo strumento. Nei giorni seguenti un falegname glielo costruì. Da quel momento in avanti lo utilizzò per comporre preghiere per Dio. Per me questo è un grandissimo onore».

Edoardo Varese

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