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venerdì, Dicembre 4, 2020
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    Valentina Ferretti, la mia arte e il mio sport

    A spasso per il mondo, è il caso di dirlo, col bastone in mano. Ma non è un bastone da passeggio, bensì lo strumento principe di una disciplina che ti ha regalato tante soddisfazioni. Quando è nata e perché la tua passione per il twirling?

    «Ho iniziato a coltivare questa passione sin da bambina, all’età di cinque anni. È nata quando accompagnavo mia mamma a insegnare twirling in palestra ad altre bambine. Ad un certo punto ho provato anch’io e, da subito, mi sono appassionata. A poco a poco è subentrato l’agonismo. Con molta probabilità, però, questa passione esisteva già da tempo. In palestra c’è stata l’occasione per farla uscire».

    E’ una disciplina particolare quella che hai scelto, che mischia spettacolo e prestazione agonistica. Qual è il segreto per riuscire e raggiungere traguardi importanti, come quelli che sei riuscita a raggiungere?

    «Penso che la cosa più importante per raggiungere grandi obiettivi sia la costanza e l’impegno da un punto di vista fisico. Il divertimento è una componente importante di questa spettacolare disciplina, ma senza un impegno serio e una dedizione davvero costate, è quasi impossibile raggiungere certi traguardi».

    Rimanere a certi livelli, richiede sacrifici particolari, oppure basta il talento e un po’ di allenamento?

    Rimanere ad alti livelli richiede molti sacrifici particolari

    «Non bastano certamente né il talento né pochi e superficiali allenamenti. La necessità di avere un determinato atteggiamento l’ho capita quasi subito».

    Tu sei figlia d’arte e, ovviamente, un po’ di passione l’hai eredita anche da tua mamma, che ha praticato anche lei, per molti anni, questa disciplina…

    «Certamente, come ho già detto, questa mia passione l’ho ereditata in gran parte da mia mamma».

    La società vigevanese per cui gareggi è inoltre un sodalizio storico della città di Vigevano. Qual è il tuo rapporto con dirigenti e compagni?

    «Il mio rapporto con i dirigenti è abbastanza distante, nel senso che non è quotidiano e reciproco come avviene, invece con le mie compagne, con i tecnici e con le altre atlete. Con loro ho un bellissimo rapporto e riesco a relazionarmi anche con le più piccole e tramandar loro qualche piccolo segreto».

    Racconta: la tua più grande soddisfazione che hai vissuto con il twirling Vigevano?

    «Sono stati tanti i momenti belli che ho vissuto e le soddisfazioni che ho avuto gareggiando in tante parti d’Italia e nel mondo con questa disciplina. Alcune competizioni importanti, come ad esempio i mondiali, mi hanno galvanizzata maggiormente, perché sentivo di rappresentare il mio Paese ad altissimo livello. Ogni competizione però, sia in Italia che all’estero mi ha lasciato piacevoli ricordi, che fanno parte della mia memoria sportiva e non solo».

    E la tua più grande delusione?

    La mia più grande delusione è stata quest’anno, poiché non sono riuscita a qualificarmi all’Europeo in Francia con il freestyle

    Anche quest’estate però ti attendono appuntamenti internazionali importanti. Quante volte alla settimana ti alleni in palestra per preparare in modo adeguato le gare?

    «Quest’anno ci allenavamo minimo dieci ore a settimana. Non è certamente semplice, tenendo conto che devo comunque far combaciare questa mia passione con i miei impegni di studio. L’unica cosa è che mi manca, a volte, è il tempo libero. Tra la scuola e il twirling, riesco comunque a ricavare del tempo per stare anche con le mie amiche».

    La patria del twirling è il Nord America; in Canada e negli USA, in particolare, vi sono più di due milioni di praticanti mentre è in Giappone che lo sport è meglio organizzato, entrato da tempo nelle scuole e nei campus. A che punto siamo invece in Italia?

    «In Italia il twirling non è molto conosciuto, ci sono circa mille iscritti. Certamente non è uno sport popolare come tanti altri che raccolgono l’interesse di tantissime persone e, soprattutto, che lo praticano sin dalla tenera età. Ovviamente più aumenta il numero dei partecipanti, più diventa difficile raggiungere determinati traguardi. Nelle discipline di nicchia, come il twirling, invece è molto più semplice. Questo non vuol dire che basta partecipare per diventare protagonisti. Anzi, per raggiungere certi traguardi occorrono davvero tanti sacrifici».

    Praticato indistintamente da maschi e da femmine, il twirling riprende ed integra elementi della ginnastica ritmica, artistica e della danza, combinando un’intensa coordinazione, alti livelli di concentrazione e sforzo fisico ma riesce ad essere unico perché si avvicina all’espressione artistica richiedendo stile e senso estetico. Quanto pensi abbia contribuito questa disciplina che pratichi da oltre un decennio alla tua formazione personale e caratteriale?

    «Questo sport mi ha aiutato tantissimo sia a livello caratteriale che personale. E’ una disciplina particolare, dove non basta solo lo sforzo fisico per raggiungere obiettivi importanti».

    E’ necessaria anche tanta concentrazione, sangue freddo e determinazione

    La disciplina del twirling prevede diverse specialità a livello individuale, in coppia, a squadre. In quali di quelle maggiormente diffuse ti senti maggiormente portata e perché proprio in quelle?

    «La mia disciplina preferita è il freestyle, che è un esercizio singolo perché sono io l’unica responsabile in campo e sono consapevole di tutto quello che faccio, a differenza del team che ogni decisione deve essere presa in gruppo e ognuna delle componenti è responsabile anche delle altre».

    In Italia il twirling si è costituita come Federazione nel 1974 proprio nel nostro territorio, a Robbio Lomellina, oltre mezzo secolo dopo rispetto all’America. Ti risulta?

    «Sì, il nostro territorio può vantare questo primato che, per chi, come me, pratica questa disciplina, è un vanto».

    Il twirling è una disciplina praticata da uomini e donne, ma nella tua società che gareggiano sono prevalentemente le ragazze. E’ una tendenza diffusa anche nel resto del territorio italiano oppure no?

    «Sicuramente le femmine che frequentano questo sport sono molte di più rispetto ai maschi ma negli ultimi anni questi ultimi sono in aumento soprattutto nel Nord Italia, mentre prima erano tutti del Sud dell’Italia».

    Massimo Sala

    E’ nata l’11 gennaio 2002 a Vigevano e ora vive a Gambolò con papà Fabrizio, mamma Silvia e il fratello Luca, che ha terminato quest’anno le scuole medie. Valentina, invece, a settembre frequenterà la quarta superiore alll’Istituto tecnico Luigi Casale a Vigevano, con indirizzo Amministrazione finanza e marketing. E diligente e studiosa e, anche quest’anno, è stata promossa con ottimi voti. Oltre alla scuola, pratica twirling da undici anni, si allena nella società “Twirling Vigevano”, composta da circa trenta atlete dai sei ai vent’anni. Notevoli sono stati i traguardi individuali e di squadra raggiunti da Valentina: quest’anno si è classificata sesta ai campionati italiani e parteciperà ad agosto al Grand Prix nella categoria Solo junior elite. Prima di questo importante impegno, la settimana precedente, sarà impegnata all’International cup in Francia per partecipare nella categoria Team livello A insieme alla sua squadra. L’anno scorso si è classificata prima nella categoria Solo junior elite e seconda ai campionati italiani di Freestyle nella massima serie. Nello scorso agosto, infine, ha partecipato ai mondiali in Florida, classificandosi diciottesima.

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