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    Don Antonio Lunghi, il prete dei vip va in pensione

    Ha fatto il militare nell’Aviazione, e a 31 anni è diventato sacerdote per continuare il suo “volo” questa volta spiritualmente. L’88enne don Antonio Lunghi, da 47 anni parroco a Castello d’Agogna, si ritira a vita privata soprattutto per potersi prendere cura della sorella Irene, invalida a causa del morbo di Parkinson. Il suo posto a Castello d’Agogna verrà preso da don Giancarlo Vacchelli, alla guida di una comunità che ha ricevuto molto, con gruppi di preghiera come quello del Rinnovamento nello Spirito,e la visita di personalità di spicco del mondo religioso. La casa di don Antonio, ora nel centro di Mortara, è piena di ritratti di personaggi eminenti, incorniciati alle pareti o raccolti in appositi album fotografici.

    Don Antonio con padre Raniero Cantalamessa

    Da Paolo VI a Giovanni Paolo II, dal vescovo Jolando Nuzzi (che lo voleva con sé a Nocera) a suor Costantina Baldinucci (che gli fece avere un calice da messa adoperato da Paolo VI) dalla Serva di Dio Antonietta Capelli a don Enzo Boschetti, che divenne sacerdote proprio grazie a lei e a Pavia fondò la Casa del Giovane. E poi il tanto discusso monsignor Milingo, fratel Ettore Boschini che si prendeva cura dei clochard milanesi, fra Cecilio Cortinovis, fondatore dell’Opera San Francesco per i poveri di Milano. Non mancano una foto col presidente Sandro Pertini e la conoscenza personale con un altro illustre abitante del Quirinale, Oscar Luigi Scalfaro. Papi, cardinali, vescovi, mistici e testimoni della carità. Come l’attrice Claudia Koll, che alcuni anni fa ha portato la sua testimonianza di conversione a Castello d’Agogna.

    Don Antonio con l’attrice Claudia Koll

    O padre Raniero Cantalamessa e il vescovo Marcello Semeraro, che il 28 novembre verranno nominati cardinali da papa Francesco. «Padre Raniero – ricorda don Antonio – venne a Castello d’Agogna tanti anni fa per l’11 febbraio, festa della Madonna di Lourdes, e la prima cosa che fece dopo l’incontro al centro sportivo fu di andare in discoteca a parlare di Dio. I ragazzi che ballavano all’inizio si nascosero nella penombra, e lui disse. “Ma che posto triste! Io credevo che qui ci si divertisse, sono venuto a parlarvi di Gesù, e Gesù porta la gioia”. Fu salutato da un lungo applauso, ci sapeva fare davvero. Nei giorni seguenti i giornali parlarono di un “blitz” in discoteca, e per quegli articoli padre Raniero ebbe dei guai, una volta tornato a Roma». A don Antonio, Castello d’Agogna deve l’istituzione di uno dei primi presepi viventi della Lomellina, e della Via Crucis con figuranti in costume d’epoca. Anni fa il sacerdote balzò agli onori della cronaca anche per aver suonato le campane a festa appena appreso della rielezione a sindaco del suo grande amico Antonello Grivel. Una storia alla don Camillo, insomma, come tanti episodi che costellano i suoi 57 anni di sacerdozio, tra incontri con personalità altolocate e un’esistenza tranquilla, da parroco di campagna. Don Antonio continuerà a celebrare la messa in privato, con l’assemblea dei fedeli composto unicamente dalla sorella Irene. E anche questo è amore che “vola alto”.

    Davide Zardo

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