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lunedì, Giugno 14, 2021
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    Gambolò in festa nel nome di San Getulio

    La parrocchia dei Santi Gaudenzio ed Eusebio organizza la festa di San Getulio 2021. Il primo appuntamento è per il 10 giugno alla chiesa parrocchiale con la Messa Solenne alla presenza delle autorità militari, civili, delle confraternite e delle associazioni. Presenti anche i cavalieri del Santo Sepolcro e i figuranti del Palio. Al termine della messa, in piazza Cavour, benedizione della reliquia del Santo. La festa prosegue domenica 13 giugno con la consegna del San Getulio d’oro in chiesa parrocchiale a margine della messa delle 10.30. Il riconoscimento quest’anno sarà consegnato all’ex parroco di Gambolò don Paolo Nagari. «Abbiamo deciso di organizzare una festa ridotta a causa delle restrizioni dovute al covid – dice don Roberto Redaelli – ma abbiamo voluto comunque coinvolgere tutte le realtà che hanno collaborato sul territorio di Gambolò: la Croce Rossa, l’Auser, l’amministrazione comunale, il gruppo A Braccia aperte, le confraternite così che sia una celebrazione corale e che coinvolga tutta la comunità. Abbiamo pensato di convocare tutte le associazioni, compresa la rappresentanza del Palio in costume, che raffigurano la società civile. Premieremo don Paolo Nagari per gli 11 anni trascorsi a Gambolò e per quanto ha fatto per la comunità, spendendo energie notevoli». La tradizionale festa del popoloso centro lomellino quindi rinasce e si prepara a riproporre, già dal prossimo anno, l’evento in modo completo.

    Do Paolo Nagari

    Don Paolo Nagari ricorda i suoi anni a Gambolò. «Chi viene a trovarmi ancora oggi nel mio ufficio parrocchiale si imbatte nel quadro che mi è stato donato dai parrocchiani gambolesi quando me ne sono andato». Don Paolo Nagari, oggi parrocco di San Giuseppe al Cascame, domenica sarà premiato con il San Getulio d’oro. Ai gambolesi è rimasto evidentemente nel cuore, ma lui stesso conserva un ricordo di quell’esperienza che è durata dal 2008 al 2019. A lui si devono molti cambiamenti in paese a partire dalla festa di San Getulio, che è “raddoppiata” grazie all’aggiunta di una celebrazione nel mese di giugno. «Abbiamo ampliato – ricorda – la festa di San Getulio. Accanto alla sagra autunnale abbiamo rimpolpato l’aspetto liturgico e di aggregazione nel mese di giugno con una processione più sentita e con un momento ludico sfociato nel palio. Durante la mia permanenza come parroco è stato edito anche il libro per far conoscere sempre di più la storia del santo, scritto a quattro mani dal professor Marinone e da don Tarantola di Cilavegna». Don Paolo arrivava dopo 14 anni trascorsi come parroco a Fatima a Vigevano e tornò a confrontarsi con una realtà non più cittadina. «Il mio primo incarico – racconta – è stato nei paesi di Carbonara e Villanova, per passare poi a Fatima. Arrivavo a Gambolò e mi sono imbattuto in un salto numerico a livello di persone. Sono passato da 180 bambini a 350. E in parrocchia c’erano anche il doppio della famiglie. In un paese ci sono delle peculiarità da comprendere, più che in una città. In particolare il rapporto con le autorità civili e con le confraternite che a Gambolò sono molto sentite». Il bilancio di quegli anni è stato senza dubbio positivo, come dimostrano ancora gli attestati di stima che gli arrivano dagli ex parrocchiani. «Mi risulta difficile – continua – scegliere un ricordo felice in particolare. Per me i ricordi gambolesi sono come se mi trovassi in un prato fiorito e dovessi scegliere quale fiore prendere. Ricordo i tanti progetti andati a buon fine e la collaborazione con i viceparroci. Ne ho cambiati quattro. Don Moreno Locatelli, don Stefano Targa, don Arsene Mpole e don Andrea Padovan. Il periodo più prolungato è stato con don Stefano Targa. Abbiamo in particolare intrapreso una duplice azione verso la gioventù, ma anche un buon rapporto con le confraternite. La cosa che più mi sta a cuore l’introduzione della devozione alla Madonna che scioglie i nodi, che è iniziata nel 2011 ma che ha avuto il suo massimo dopo che siamo stati ad Augusta, ma sono contento che ancora oggi ci sia questa devozione. Poi c’è l’azione di restauro di tutta la chiesa e poi penso sia rimasto un buon rapporto con la gente».

    Andrea Ballone

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