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    Garlasco, questa sera alle Bozzole la testimonianza del professor Achilli

    La perdita di un figlio è un dolore devastante che potrebbe condurre qualsiasi genitore sulla via della disperazione e della perdita di ogni valore. Il dolore può essere ancora più grande se si tratta della morte di un figlio di appena 11 anni. C’è chi invece ha trasformato il dolore in energia positiva da mettere a disposizione degli altri. Questa vicenda, è una storia vera, che racconterà questa sera (sabato 21 gennaio) alle 21 al Santuario della Madonna della Bozzola di Garlasco il professor Felice Achilli 65 anni, dal 2012 responsabile del reparto di Cardiologia dell’Ospedale San Gerardo a Monza.

    LA STORIA DEL PROFESSOR ACHILLI «Lo spunto è nato– dice padre Gianluca Rossi rettore del santuario mariano in occasione della ricorrenza di Santa Paola Elisabetta Cerioli fondatrice della Congregazione della Sacra Famiglia di Martinengo, (realtà della provincia di Bergamo a cui appartiene padre Gianluca che si cura del Santuario ndc) e dai cui principi si ispira anche il medico brianzolo». Insieme all’impegno professionale, il dottor Achilli ha approfondito negli anni un interesse per le implicazioni umanistiche della professione medica, offrendo un contributo significativo allo sviluppo di un’associazione tra professionisti che operano nel mondo della sanità, dal nome “Medicina e Persona”. E’ sposato con Daniela, dalla quale ha avuto quattro figli: Federica, Pietro, Chiara e Andrea.

    Proprio Andrea è mancato a 11 anni nel 2009 a causa di un incidente stradale: travolto da un tir mentre in sella alla sua bicicletta percorreva come tutti i giorni la pista ciclabile del suo paese.

    La strada che collega Garlasco alla frazione Bozzola

    LA TESTIMONIANZA «Ci sarà un momento di preghiera – va avanti il sacerdote – poi il professor Achilli parlerà della sua esperienza». Il Santuario della Bozzola dopo la pandemia è tornato ad essere visitato da molti fedeli specialmente tutti i mercoledì alle 21 per la preghiera di guarigione che ha ripreso dopo il periodo natalizio. «Alcune persone arrivano anche da fuori provincia – conclude padre Gianluca – ci portano le foto degli ammalati o di persone che hanno problemi familiari e durante la celebrazione preghiamo per loro dicendo i loro nomi. Una comunità unita in preghiera conferisce forza alla stessa».

    Mauro Depaoli

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