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    Gropello, una medaglia d’onore dopo 80 anni

    Ci sono voluti quasi 80 anni a Nadia Zocchi, gropellese, figlia di un internato ai campi di concentramento nazisti per far ricevere prima una medaglia d’onore per meriti militari e qualche giorno fa anche il diploma d’onore di combattente per la libertà a suo papà. Tanta tenacia però è stata premiata. Raccontiamo la storia di Ermanno Zocchi e di sua figlia Nadia residente dal 1994 a Gropello.

    «Per tutta la sua vita – racconta Nadia – mio papà mi ha descritto gli orrori dei campi di concentramento e le barbarie di una guerra, che come tutte le guerre non sono mai né giuste né legittime. Qualche tempo fa mi sono imbattuta su un gruppo di Facebook che raccoglie le testimonianze di figli di deportati nei campi di concentramento nazisti e grazie a loro ho scoperto di avere la possibilità di onorare la memoria di mio padre scomparso nel 2005. Così nel gennaio del 2020 in prefettura a Pavia ho ricevuto la medaglia d’onore e qualche giorno fa alla caserma della Cavalleria a Milano ho ritirato il diploma d’onore. Volevo onorare un uomo, un italiano, che, come tanti in quel periodo rischiò la vita per la nostra libertà cadendo poi un assordante dimenticatoio».

    Ermanno Zocchi nato nel 1929 era classificato come “Imi” (internati militari italiani), catturato sul fronte greco nell’autunno del 1943, dopo un viaggio interminabile su uno dei famigerati vagoni piombati, fu internato nel campo di concentramento di Hannover dove lavorò in una fabbrica che produceva polvere da sparo. Insieme ai suoi commilitoni fu invitato in cambio della liberazione ad arruolarsi nelle forze armate tedesche o in quelle della Repubblica Sociale Italiana. Ermanno Zocchi rifiutò come la maggior parte dei soldati italiani dando vita ad una forma di resistenza disarmata e passiva.

    «Nell’aprile del 1945 – va avanti Nadia Zocchi – mio padre che era alto più di 1 metro e 80 e pesava 38 chilogrammi. Durante la liberazione fuggì; vestito solo di stracci e indossando sandali che si era costruito con pezzi di legno arrivò dopo tante peripezie in Italia solo a settembre. All’epoca abitava a Mortara e sceso alla stazione un suo amico lo riconobbe solo dalla voce e lo riaccompagnò a casa». In seguito Ermanno lavorò a Vigevano città in cui visse sino agli anni Ottanta nel settore calzaturiero. Poi il trasferimento a Garlasco e nel 1996 a Gropello dove trascorse gli ultimi anni della sua vita con la figlia e la sua famiglia.

    Mauro Depaoli

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